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  1. E’ tempo di pagelle per il Parma WorkCamp

    marzo 22, 2009 by La Vyrtuosa

    parmawork

    Il Parma WorkCamp è finito ieri dopo la-due-giorni-no-stop che ci ha visti protagonisti dell’evento. Ma un po’ come tutte le grandi (?) manifestazioni, è il giorno seguente a essere caratterizzato dalle reazioni. Quindi , via libera a commenti e giudizi. Dato che questo post non vuole essere una dettagliata descrizione dei giorni trascorsi insieme e di tutte le non-conferenze tenutesi nella terra di nessuno (e qui la Fran capirà), ecco solo piccole impressioni tanto spontanee e poco riflessive sugli interventi e i partecipanti:

    • Prima di farlo parlare, date un camomilla, una tisana, un po’ di valeriana o anche del valium, se lo avete in casa, a Marco Camisani Calzolari. Io ho seriamente temuto che gli partisse un embolo da un momento all’altro durante la sua performance di comunicatore. Voto 8 soprattutto per le slide esplicative con le foto pescate chissà in quale meandro del web :)
    • Se dovete scrivere un Curriculum Vitae, non azzardatevi a seguire i consigli di Auro e Vanz, per carità: non indicate tra gli hobby quello di trascorrere le vostre giornate su Twitter, Friend Feed, Facebook solo per non annoiare il possibile datore di lavoro… perchè col cazz* che vi assume! Al massimo scrivete che ne siete a conoscenza, ma che non ci avete mai avuto a che fare con quei postacci e luoghi di perdizione (perchè è peccato! Tra un po’ lo dirà anche Ratzy, ricordatevelo). Voto 9 per la fiducia ai social media e al piercing sulla lingua di Auro :D
    • Secondo Sara Maternini sarà web-politically correct scrivere durante l’orario di lavoro “Non sto facendo un’ emerita cippa”? Però in francese eh, “Je ne fais pas n’importe quoi”, che è più raffinato ed elegante. Voto 8 per la velocità con la quale riusciva a nominare “Friend Feed,  Delicious, Flickr, Facebook, Twitter, Linkedin e quant’altro” ;)
    • Voglio ricordare a Precario che mi deve un link, in quanto ha ricevuto  una porzione di fusilli al pesto (gentilmente offerti da dove c’è Barilla c’è casa), ceduta dalla sottoscritta. Voto 10 per l’interismo innato e per lo stomaco insaziabile (cito: “Eh, ho bisogno di mangiare: dopo devo affrontare tutto quel viaggio”… si parla di tornare a Milano, un’ora e mezzo di macchina… e non aggiungo altro! :D )
    • Magnifica la location, splendido il rinfresco e apprezzatissimi gli omaggi  culinari a base di parmigiano reggiano e succhi di frutta (pare una brochure di serie B, me ne rendo perfettamente conto).  Propongo di regalare alla Fran una vacanza-premio di 2 settimane in qualsiasi posto che non le ricordi Parma, il suo comune e le “efficientissime e disponibilissime” responsabili con le quali ha avuto a che fare. Voto 10 e lode a tutto lo staff e alla mamma della Fran.
    • Infine, chi cazzo era Paul The Wine Guy? Già non ho la più pallida idea di che faccia abbia, figuriamoci se avessi mai potuto riconoscerlo da altri particolari, noti invece (così dice) al signor Stefigno,   famoso frequentatore di barcamp e toilette ;) Voto 8 per non avergli stretto la mano per ovvi motivi.

    Dato che mi sento magnanima di link, ecco una carrellata di bella gente presente al PWC (all’inizio non avevo mica capito cosa fosse sto “PWC”, tanto per la cronaca!): Linda, Francesca, AdamoEllis (che mi ha letteralemente conquistata, sapevatelo!), Paz83, Suzukimaruti, LaFra, Elena, Bloggo, Piero, Maria, Stella86 (proprio all’ultimo però!! Ci rifaremo, cara mia… via D’Azeglio ci attende) e quant’altro. Mi raccomando, elencateli ad alta voce e velocemente come solo la Maternini ci ha insegnato.

    Ci si vede al prossimo barcamp…

    PS: ecco l’articolo “serio” sul PWC (che poi io non ho mica capito se vi ho partecipato in quanto giornalista o in quanto blogger… mah! Di sicuro non ero Paul The Wine Guy!)


  2. Aspettando Babbo Natale

    dicembre 24, 2008 by La Vyrtuosa

    Che io creda poco in qualche essere superiore all’intera umanità è risaputo. Che io sia poco legata alle feste comandate idem. Feste  comandate uguale obblighi. Obbligo di fare regali, di essere felici a tutti i costi, di mangiare come se poi si andasse in letargo per 5 mesi. E obbligare un povero vecchio a fare il giro del mondo a bordo di una slitta che, ormai, al posto delle renne avrà sicuramente un navigatore satellitare. Magari durante il tragitto  sarà  anche impegnato a smanettare con il suo eeepc e a guardare film scaricati da emule. Che poi, in realtà, Babbo Natale è l’unico che mi sia sempre stato simpatico. Aspettare la mezzanotte della vigilia e trovare tutti i giochi dietro la porta di casa era una delle gioie più indescrivibili. E non solo per l’ennesima Barbie ricevuta, ma per il fatto stesso che uno “sconosciuto” era a conoscenza dei miei desideri ed era in grado (quasi) sempre di soddisfarli (il “quasi” solo perchè a volte sognavo di ricevere un cucciolo di dinosauro o di avere poteri paranormali tipo quelli di “E’ quasi magia Johnny”). Non credo che tutti i bambini cresciuti così siano diventati materialisti o consumisti incalliti. Quello è un problema che ha ben altre cause risalenti alla prima rivoluzione industriale. Ma il problema è che oggi i più piccoli lo sanno benissimo chi è Babbo Natale. O meglio, sanno della sua inesistenza. Quindi, niente atmosfera magica prima  dello scoccare del Natale. Tempo fa mi aveva colpito la notizia della messa al bando di Santa Claus nella città di Sarajevo. Tutto, ormai, rientra nell’ambito politico, ma certi personaggi della fantasia dovrebbero essere lasciati liberi di essere vissuti in modo spontaneo. Anche perchè dopo tanti anni  nessuno ha creato il falso mito di Babbo Natale come trasposizione di un essere semi-umano dal “miracolo” facile. E qui potrei aprire una  lunghissima parentesi, ma evito perchè altrimenti mi dareste della blasfema anche il giorno della Vigilia!

    So perfettamente che a riguardo ci sarebbe l’obiezione suprema: è giusto o meno credere  a Babbo Natale se la vita non ha reso tutti  in grado di farlo sopravvivere? Tutti quei bambini meno fortunati che si trovano e si troveranno a vivere un giorno come un altro senza regali e magari senza un pasto caldo, non sarebbe meglio evitare di illuderli? E’ il solito circolo vizioso: perchè io ho 10 paia di scarpe e il poveraccio che dorme sulla panchina ne ha a malapena uno? Inutile argomentare, perchè soluzioni non ne ho e presumo non ce ne saranno mai in questo caso. Dicono sia la vita. Io dico che si tratta di stupidità, superficialità e ignoranza.

    Non penso che ricorderò di fare gli auguri a colui che scende dalle stelle e che pensa ad essere il Re del Cielo piuttosto che  a risolvere i mali concreti del nostro mondo. A questo punto, arrivati a una certa età, meglio credere a Babbo Natale e avere, comunque, la consapevolezza che si tratti di qualcosa di effimero, invece che credere fermamente e spesso anche senza validi  motivi (ma solo per “obbligo” voluto dalla nostra cara società cristiana)  a qualcuno di soprannaturale.

    Perciò, non mi resta che fare il conto alla rovescia e aspettare l’arrivo del mio “vecchiaccio” vestito di rosso: almeno con lui non ho bisogno della sola fede.

    bab1

    Ah, già: Buon Natale! :)


  3. L’ (in)utilità del tempo…

    ottobre 30, 2008 by La Vyrtuosa

    Da notare la foto mezza storta per pubblicare quanto prima il reperto archeologico detto "foglio di carta". La situazione è grave...

    I wishFraminoNotoriousxlLa Foresta di SherwoodFulvia LeopardiChambre332Chiaretta 2707Italo-spagnolaClockwisePocaCola

    Grazie a Paz83 per la gentile perdita di tempo! ;)


  4. Post adolescenza: ora iniziano i problemi (ma avranno mai fine?)

    ottobre 12, 2008 by La Vyrtuosa

    E’ meglio l’adolescenza o la post adolescenza? Era il dilemma posto da Catepol qualche giorno fa, tempestivamente risolto tramite Twitter. Lei è giunta alla conclusione che è meglio l’adolescenza. Io sono andata in crisi. Sì, perchè ogni volta che penso alla mia condizione di ventiduenne (d’accordo, sono più vicina ai 23, ma mancano ancora 2 mesi!) mi domando: cosa sono? In quale categoria generazionale devo infilarmi? Perchè non riesco a impormi uno stile di vita adeguato a una fascia d’età? Beh, la risposta è arrivata. E non è minimamente simile a quella di Catepol. La post adolescenza è terribile, è un limbo, una via di mezzo, siamo un po’ tra color che son sospesi (come direbbe il buon Dante Alighieri): insomma, nè carne nè pesce. Non puoi fare le cazzate da sedicenne perchè poi ti danno dell’ “infantile”, ma comportarti troppo da adulto risulta estremamente impegnativo e rischierebbe di tagliarti fuori dai giochi (qualsiasi). Se fai l’università, ti senti un po’ come a scuola, tra libri, esami e professori sadici. Se sei già entrato nel mondo del lavoro, continui a ostinarti a voler vivere ancora le emozioni date dai banchi di scuola. Solo che, paradossalmente, quando eravamo al liceo, non vedevamo l’ora di entrare nel mondo degli adulti, di avere 18 anni, la patente e andare fuori di casa. Io fuori di casa ci sono già. E sto bene, tanto. Ma rimpiango il mio essere più propensa alla scelte che il destino mi aveva riservato, senza porsi troppi problemi nel chiedermi perchè, per come e per quando. Cioè, qualsiasi cosa succedesse: sti cazzi.

    Ora no, perchè avere 22 anni (ok, quasi 23… lasciatemi godere gli ultimi mesi di gioventù :D ), vivere sola, frequentare l’ultimo anno di università (cioè il quinto, cioè proprio l’ultimo, cioè dopo anch’io sarò una disoccupata!), badare a me stessa, intrattenere rapporti semi-lavorativi, mi  obbliga inevitabilmente a un comportamento più responsabile. Che, per carità, non può che farmi piacere. Però troppe dinamiche sono ancora confuse: se indosso una felpa e le nike con gli strappi (chiamate “simpaticamente” Lelly Kelly) mi scambiano per una liceale, se mi tiro con tacco 10, trucco e parrucco da gara, ecco che mi appioppano almeno (e dico almeno) 25-26 anni!! E sono problemi, questi. Mandano in tilt la mia identità.

    Quando poi passi una serata al pub con gli amici e come vicini di tavolo ti ritrovi degli ultra trentenni che appena notano una che lancia loro occhiate furtive, una che apprezza la barbetta incolta dell’over 30 e una che se la ride, godendosi la scena, iniziano a buttare sguardi compromettenti, sorrisetti ammiccanti,  stiracchiamenti vari per avvicinarsi,  a urlare che “io con i miei 27 anni” (seeee, bello non siamo mica nate ieri!!), a giocare con la fede, facendo finta di toglierla, allora ti chiedi “ma cosa c’è che non va?”. Sei un adulto, sposato per di più, e perdi il tuo tempo a fare il giovincello con tre ragazzine? E non è per quello che ha tentato di fare, quanto che a casa aveva una moglie che lo aspettava. O magari era anche lei in un locale a sbattere le sue lunghe ciglia davanti al giovincello di turno. Io so solo che mi sono sentita inadeguata. Oggi avere 22anni (e non rompete le palle, i 23 arriveranno!) significa essere un soggetto non definibile, ancora da scoprire, work in progress. Non so se mi sta bene. Io voglio la mia autonomia, che non è solo quella economica, ma anche quella di sentirmi parte di un contesto sociale. Quindi, o si ritorna ai cari 15 anni, dove era tutto un mix di umori e malumori e dove tutti ti scusavano proprio per il fatto stesso che “è l’età”, oppure ibernatemi e risvegliatemi tra un po’ di anni, quando anch’io potrò avere il mio posticino nella società. Le crisi adolescenziali, in confronto, erano momenti di “piacevole” caos esistenziale.

    Comunque, l’altra sera io e i miei amici abbiamo tirato fino alle 2. I tre over 30 prima di mezzanotte si sono alzati e hanno chiuso i battenti. Forse, a pensarci bene, sono loro ad avere la peggio.


  5. Arrivederci estate, ciao. Le nubi sono già più in qua.

    settembre 28, 2008 by La Vyrtuosa

    Che strana domenica. Bel tempo, ma niente uscite nè passeggiate al parco. Stanchezza, ma troppe pagine da studiare. Voglia di scrivere, ma, sempre per quelle pagine da studiare (maledetti esami!), solo matite ed evidenziatori per sottolineare. Al massimo qualche appunto al margine. Settembre è arrivato al suo 28esimo giorno e io non so neanche che “forma” abbiano avuto quelli precedenti. Cosa ho fatto? Chi ho visto? Dove sono stata? Siamo alla fine di questo mese e solo ora mi rendo conto di essere in autunno. Mi sa che ho perso una stagione. Che fine ha fatto l’estate? Ho fatto un salto temporale non indifferente: da giugno a settembre, cosa ne è stato della mia vita? E, soprattutto, cosa ha significato non trascorrere, per la prima volta, le vacanze a mare? Nel MIO mare.  

     

    Torre dell’Orso

    Sono state delle foto a farmi ricordare che dopo 22 estati passate in giro per la costa salentina non ho potuto oziare, durante questi afosi mesi, tra bagni, “sculacchiate” al sole (come direbbe la Sisa), partite di beach volley e falò notturni. Non ho neanche fatto una volata in piscina. Anche se, a dire la verità, non sono tipo da piscina: io sono più da “acqua salata (quella che ti increspa i capelli e torni a casa peggio di un vello ovino e quella che poi ti restano i granellini di iodio per tutto il giorno!), piedi nella sabbia rovente e giochi in riva al mare”. Sull’ultimo punto, non pensiate sia in prima linea a fare acqua-gym o cose del genere. Con tutto il rispetto per chi le pratica, ma io prefersico, al massimo, godermeli sotto l’ombrellone i pensionati che si affaticano per seguire le mosse degli animatori. Però sono anche tipo da “libri e giornali mentre prendo il sole”. Anche se in spiaggia le distrazioni sono tante, troppe, non sono mai riuscita a non infilare almeno un libro nella borsa. Ma quest’anno niente mare, niente sole. E, infatti, in città mi sono sentita una vera anticonformista, trasgressiva direi. Già sono pallida di natura, ma in questi mesi il colorito biancastro è spiccato in modo più che evidente in mezzo a centinaia di corpi abbronzati (o lampadati!).

    Tutto questo per dire che i miei impegni mi hanno portato lontano dalla mia terra, meglio conosciuta come “lu Salentu” (lu sule, lu mare e lu ientu), nel periodo più bello, quando si può fare il bagno anche di notte, quando aspettare l’alba vicino la riva è un’emozione indescrivibile. Ed è sempre un’emozione nuova, perchè nessuna alba è uguale alle altre. Così come salutare il sole che sparisce dietro l’orizzonte tra acqua e cielo, tra blu e rosa, riempie gli occhi di uno spettacolo più unico che raro.  Quest’anno niente amici leccesi, niente amici che ho modo di vedere solo a mare, niente “spettegules” sotto l’ombrellone e sotto la lente dell’occhiale scuro (della serie: io vedo te, ma tu non saprai mai dove cade il mio sguardo!), niente di niente insomma. Solo lavoro. E ora siamo in autunno, una delle mie stagioni preferite. Clima ideale, foglie che cadono e corsi all’università (sì, credo di essere l’unica ventenne al mondo che ama seguire le lezioni… anche quelle alle 8 del mattino!). Propositi per la stagione invernale e guardaroba arricchito di maglioni e pashmine (ognuno ha i suoi vizi). Odore di pioggia e specchi d’acqua per le vie, serate a chiacchierare intorno a un tavolo e  dita bruciate dalle caldarroste dei chioschetti agli angoli delle strade. Letture avvolte dal calore della propria casa, mentre fuori tira quel venticello freddo che fa tremare i rami, e film visti sul divano, sotto il plaid e con una tazza di thè in mano. Insomma, adoro l’autunno. Ma l’estate mi è mancata.


  6. Dobbiamo davvero appartenere a qualcuno?

    settembre 27, 2008 by La Vyrtuosa

    Holly: Non permetterò a nessuno di mettermi in gabbia.

    Paul: Non voglio metterti in gabbia, io voglio amarti.

    Holly: E’ la stessa cosa.