Posts Tagged ‘recensione’

  1. Godete! Rende molto, costa zero

    ottobre 24, 2011 by La Vyrtuosa

    Sarà vero che le donne vogliono le quote rosa in politica, ma molte si accontenterebbero di avere un orgasmo a settimana.

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    L’erotismo non attiene alla perfezione del corpo né alla sua giovinezza, il piacere e il godimento sono ancora oggi una formula non codificata, un sistema alchemico con libero accesso, una scienza personale e collettiva aperta, senza copyright.

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    Intanto la creatura che dorme accanto nella culla ti ricorda che fare l’amore non è più e solo un esercizio spensierato, ma un gesto con precise conseguenze, la nascita di un figlio toglie innocenza alla relazione, però aggiunge complicità. Ed è da lì che bisogna ripartire per mettere insieme ogni giorno un pezzetto di felicità.

    93 pagine rosa fluo. Non il rosa cipria un po’ smorto e antiquato, non il rosa baby che ricorda l’infanzia. Qui si tratta di parole scritte con un fucsia acceso, che si abbina bene alle donne dal carattere forte e dalla personalità vincente. Ma con un po’ di pazienza può adattarsi anche alle donne che riescono a fatica a trovare un’ora da dedicare a se stesse, al proprio corpo e ai propri sentimenti. Alle donne incapaci di reagire alle pulsioni sessuali e a quelle che hanno costantemente bisogno di un uomo accanto. Alle donne che desiderano invecchiare con le All Stars ai piedi senza passare sotto il metal detector della società che le vuole necessariamente mogli e madri perfettine dopo i trent’anni. L’Italia non è un paese per vecchie, ma neanche per giovani, perché “non è un paese libero e liberato dagli stereotipi su bellezza, prestanza, disponibilità al servizio”. Quindi era necessario un piccolo libretto – scritto da una piccola grande donna, Alessandra Di Pietro –  da tenere sempre in borsa per ricordare chi siamo, come siamo fatte e come vorremmo essere dentro e fuori dal letto. Per sapere che fine ha fatto quella libertà sessuale che da una parte viene sperimentata dalle più fortunate e dall’altra è quasi repressa dalle donne che si sentono inadeguate e hanno la testa piena di ansie e paure.

    Per alcune sarà un libro un po’ porno, perché parla di sesso, orgasmi e vagine rifatte. In realtà è un libro che aiuta ad abbattere certi pregiudizi (chi lo dice che una donna incinta non può essere sexy con la biancheria giusta?) e complessi di inferiorità che spesso nascono solo dalla poca conoscenza di noi stesse e del nostro corpo.

    Se si è in coppia, il capitolo da spiluccare per togliere ogni ansia è Il matrimonio è la riserva dell’eccitante fedeltà:

    L’eccitazione nel matrimonio viene dalla fedeltà. Se non interessa l’articolo e neanche il suo prezzo, allora è meglio lasciar perdere. […] Il segreto di una buona intesa sessuale è ricordarsi sempre che comincia fuori dalla stanza da letto, che la gentilezza, l’attenzione, il rispetto, l’ammirazione dell’altra/o succede in salotto, in cucina, nel dialogo sui figli, sul lavoro, sui guai.

    E qui arrivano un po’ di dati: sette italiani su dieci ritengono che, in una relazione di coppia ideale, essere fedeli sessualmente sia molto importante perché “se l’amore è fondato sulla costruzione dell’intimità – uno spazio di apertura totale all’altro, in cui ci si svela anche nelle proprie vulnerabilità – e se si condivide una dimensione di cura reciproca allora è la specialità della relazione a dover essere custodita”.

    Ovviamente c’è anche la parte Fare a meno degli uomini, tranquille.

    Godete! si legge in poche ore, ma è preferibile prolungare l’assunzione – anche a piccole dosi – nel corso dei giorni fatti di lavoro, palestra, pranzi della domenica e cambi dell’armadio. Viste le sue dimensioni ridotte, non avete scuse neanche se usate solo pochette. Potrete così godere a tutte le ore. In fondo, rende molto e costa zero.

    Godete_Alessandra_Di_Pietro


  2. Fango – Niccolò Ammaniti

    ottobre 21, 2011 by La Vyrtuosa

    fango_niccolò_ammaniti
    Risalire in macchina ci fa bene. Ci fa bene mettere lo stereo a palla. Sentire che la nostra nottata da bestie l’abbiamo fatta. Che non ce ne frega un cazzo. Che va tutto bene. Che abbiamo rotto il culo a un’altra notte.

    317 pagine da assumere con moderazione. La violenza e le scene puramente splatter potrebbero dare qualche disturbo ai deboli di stomaco. E’ consigliato leggere questi otto racconti lontano dai pasti e magari prevedere una cenetta leggera a base di riso in bianco. Niccolò Ammaniti mette in mostra il peggio dell’umanità, la sua pazzia e la sua crudeltà. Tutto spinto oltre i massimi livelli, senza alcun limite. Personaggi affetti da manie e turbamenti psichici, storie uscite dalla cronaca nera tutta all’italiana ma ancora più grottesche, perché alle banalità del male ormai siamo abituati. C’è il branco che ama l’hardcore e conficcare ombrelloni arrugginiti nel cranio delle ragazze del sabato sera e c’è l’avvocato che non può fare a meno di sesso estremo con un gran finale a base di shitting. C’è la periferia romana che vede barboni presi a calci e donne sole che si imbottiscono di medicinali per salutare una volta per tutte la fine dell’anno. E poi c’è lei, la gattara che alleva mici per poi ammazzarli e appendere le budella in giro per casa. Pura macelleria. Il fango che scorre nelle vene di questi personaggi sarà anche quello che li porterà sempre più in basso, che li trascinerà dall’altra parte del mondo senza nessuna possibilità di fuga.


  3. Questo bacio vada al mondo intero

    gennaio 13, 2011 by La Vyrtuosa

    New York, 7 agosto 1974. Un uomo cammina lungo un cavo d’acciaio che unisce le torri del World Trade Center. Lo separano dal suolo ben centodieci piani. Ha in mano un bilanciere che gli permette di mantenersi in equilibrio mentre percorre quel viaggio in mezzo al cielo, un puntino nero che si destreggia tra le nuvole e il vento. E’ Philippe Petit, il famoso funambolo francese che ha tenuto con il naso all’insù decine e decine di newyorkesi. Intanto, sulla terra ferma, si susseguono – e spesso si compenetrano – le storie di chi cerca di tenersi aggrappato a un filo, di chi decide di cadere e di chi spera di poterci restare in bilico per sempre. Corrigan, trentenne irlandese approdato nel Bronx, si dedica giorno e notte alla fede e alla preghiera, aiuta gli anziani e porta caffè e conforto alle prostitute che lavorano nel suo quartiere. È una specie di missionario che ha trovato il suo Terzo Mondo nella città di New York. Tra le prostitute conosciute ci sono Tillie e Jazzlyn, rispettivamente madre e figlia afroamericane, che per vivere battono le strade degradate della Grande Mela in costumi fosforescenti e tacchi a spillo argentati. Le loro giornate sono fatte di camionisti, eroina e spesso anche di arresti da parte della polizia. Intanto, nell’Upper East Side, un gruppo di madri condivide lo stesso lacerante dolore: la perdita del proprio figlio in Vietnam. Non sono vere amiche, hanno semplicemente risposto a un annuncio sul giornale, decidendo di organizzare degli incontri per conoscersi meglio e per ricordare i giovani ragazzi morti tra le armi. Quel giorno di agosto, è Claire Soderberg ad ospitare le altre donne e, in un misto di vergogna per la classe sociale e per un appartamento lussuoso nei minimi dettagli, a mostrare la stanza del figlio deceduto in guerra, mentre si svolge una delle scene di finto perbenismo americano tra tazze di tè e pasticcini. Intanto, il marito di Claire, giudice di nefandezze quotidiane, si appresta a giudicare proprio quel Philippe Petit, che aveva così tanto impressionato per il suo spettacolo nel cielo…

    La storia realmente accaduta del coraggioso equilibrista fa da sfondo alle vicende metropolitane inventate dall’autore, come un filo invisibile che intreccia vite cariche di realismo e drammaticità. La voce di ogni personaggio è delineata magistralmente, i dialoghi sono veloci e d’impatto in un momento, più intimisti e commoventi in quello successivo. Tutti i protagonisti dei quattro libri in cui è suddiviso il romanzo sono legati dalla stessa città, dalla violenza, dai cambiamenti che portarono gli anni Settanta negli Stati Uniti, da quel giorno fatale che vide una creatura in cima a un cavo, simbolo della libertà più assoluta, e altre ancorate al suolo in mezzo alla miseria più deprimente. Il romanzo di Colum McCann ha vinto meritatamente l’ultimo National Book Award, e pare che J.J. Abrams voglia trasformarlo in un’opera cinematografica. Il titolo originale del libro racchiude l’essenza e il significato di questa eccellente storia corale: Let the Great World Spin, lascia che il grande mondo continui a vorticare.

    Questo bacio vada al mondo intero, Colum McCann, Rizzoli, 2010


  4. Aldo Nove e la sua vita oscena

    dicembre 29, 2010 by La Vyrtuosa

    “Pensa che quando il dolore è troppo, quando è troppa la differenza, invece di essere lampante non si vede, non si riesce a inquadrarla, sfugge dalla mente, come quando avevo letto dell’arrivo delle navi di Colombo in America, erano così strane che all’inizio i nativi non le videro, eppure erano lì davanti a loro immense, e se ne accorsero solo quando quelli attraccarono e scesero, e così ero io, quello che ero lì, in quel momento di normalità messa in scena per inerzia, non dormivo da giorni, era spettacolare la mia morte diluita, il suo ossequio al desiderio che aveva preso il posto dello strazio, e non c’erano più confini tra morte e normalità, la morte si sconta vivendo, aveva scritto un poeta, ma la mia morte era speciale, e la vivevo lì, in quell’istante mangiando la minestra con altre decine di ragazzi, nel rumore dei cucchiai, nei risucchi delle bocche, non riuscivo a fermare la mia mente, abbandonai tutto e salii in camera, la aprii e rividi il mio inferno minimo, mi chiesi quando avrebbe avuto fine e il mio pensiero fu che avrei voluto che non si estinguesse mai, che avrei voluto morire per sempre, se era quello morire”.

    Centoundici pagine per raccontare una sorta di apprendistato del dolore. Un dolore difficile da esprimere, soprattutto quando inizia in giovane età. Ci sono la morte dei genitori, le esperienze limite, la droga, la cocaina, i taxi, il giorno, la notte, la pornografia, il sesso, la sconfitta, la rinascita, la poesia. Un abbraccio fatto di confusione e alterazione di sensi, di liquidi e bocche, accompagna lo scrittore nel passaggio dalle ossessioni adolescenziali a quelle adulte. Centoundici pagine difficili da digerire, amare e commoventi: tutto dipende da quanto il cuore è in grado di reggere.

    La vita oscena, Aldo Nove, Einaudi, 2010


  5. Magic Kingdom: la morte secondo Stanley Elkin

    dicembre 20, 2010 by La Vyrtuosa

    Cosa potrebbero mai desiderare dei bambini malati terminali? E’ quello che si chiede Eddy Bale, dopo aver perso il figlio dodicenne Liam, affetto da una grave malattia incurabile. Eddy è devastato dal dolore e dai sensi di colpa. Invece di acconsentire alle numerose terapie invasive, che hanno solo prodotto gravi effetti collaterali, avrebbe dovuto rendere gli ultimi giorni del ragazzino un vero e proprio spasso: guardare la televisione fino a tardi, svaligiare le pasticcerie, fare dei picnic con cestini pieni di gelato, fargli cariare tutti i denti a furia di bignè e budini. Così, questo padre abbandonato dal figlioletto – e poi anche dalla moglie che, subito dopo la sepoltura di Liam, ha preferito rifarsi una vita con il tabaccaio – decide di organizzare un viaggio a Disney World e portare nella patria del divertimento sette bambini malati terminali, destinati ad accanimenti terapeutici che non farebbero altro che affrettare i tempi della loro dipartita. C’è Janet Order, tredicenne dalla pelle blu, nata con un buco nel cuore e con l’aorta trasposta. C’è Rena Morgan, che combatte contro una terribile fibrosi cistica. Lo spiritosone del gruppo, Benny Maxine, dalla faccia bitorzoluta e il fegato ingrossato, che avrebbe preferito sbancare il casinò di Montecarlo, piuttosto che stringere la zampa di Topolino. E poi ci sono Noah Cloth, con un tumore alle ossa, Lydia Conscience, la quale a causa di un cancro alle ovaie, che le ha fatto lievitare la pancia a dismisura, viene ripetutamente scambiata per una donna incinta, Tony Word, che sta morendo ucciso dai leucociti, e, infine, Charles Mudd-Gaddis, invecchiato prima del tempo e destinato alla sedia a rotelle. Eccoli, quindi, tutti insieme nel mondo fatato per tentare di sconfiggere la realtà a colpi di fantasia.
    Ma non sono soli, ad accompagnare il gruppetto, oltre a Eddy Bale, ci sono una serie di personaggi dalle nevrosi più disparate, affetti da “malattie dello spirito”. Una tata che vorrebbe essere come Mary Poppins, ma che in realtà è vittima di gelosie e amore disinteressato. Un infermiere, descritto in tutta la sua omosessualità, che ricerca avventure nei bagni dell’hotel da sogno. Una donna, né tata né infermiera, che decide di prendersi una stanza singola per poter fumare in pace e darsi piacere per scaricare la tensione. Un medico frustrato e ossessionato dalle diagnosi, soprattutto di persone ebree. Neanche il dr. House con la sua migliore équipe sarebbe in grado di affrontare un simile quadro clinico. Eppure, l’autore, Stanley Elkin, riesce ad analizzare a fondo tutti questi “casi umani”, attraverso la pluralità dei punti di vista, mettendoci così tanta ironia da far apparire la storia una tragicommedia contemporanea. Il parco divertimenti fa da sfondo alle situazioni grottesche in cui si imbattono i protagonisti grandi e piccoli: vicende e conversazioni bizzarre si intrecciano con la critica al consumismo sfrenato incarnato da quel paradiso fatto di giostre, case stregate, Pluto, Minnie e Topolino sempre apparentemente sorridenti e affettuosi. Ma la perfezione così fittizia di Disney World si sgretola durante il momento della parata con i carri e le fanfare, tanto da sembrare “quasi la celebrazione di una vittoria bellica, dove gli orsi, i paperi, i cani e i nani erano degli schiavi, prigionieri già convertiti”. E i sudditi esultano al loro passaggio come fanatici impazienti, quegli spettatori dai difetti così evidenti da farli sembrare portatori sani di obesità, acne, espressioni da film horror, calvizie, cattivo gusto nel vestire e idiozia nel portare maschere di cartoni animati a cinquant’anni. I piccoli malati si accorgono di quanto orrore ci sia intorno a loro e si sentono meno soli. Forse anche più sani. E, soprattutto, sollevati dal fatto di non poter mai diventare così.

    Nel libro l’umorismo si spreca, ma è lo stile elaborato, la formulazione di lunghi periodi fatti di incisi e parentesi, riproducendo il ritmo del parlato, a fare da padrone alla storia. Nulla è dettato dall’istinto, ogni singola parola, ogni singola virgola sono frutto di un lavoro ragionato e limato alla perfezione, rendendo tutto ancora più surreale, nonostante la concretezza delle sofferenze umane. Non esiste autocommiserazione, nessuna pietà nel racconto di questo genio del postmoderno scritto nel 1985. Per chi ama autori americani come John Barth, Richard Yates, Donald Barthelme, deve necessariamente lasciarsi catturare dall’opera di Stanley Elkin, il quale non ha ancora raggiunto la fama che gli spetterebbe, tanto da fargli ammettere ironicamente durante un’intervista: “Probabilmente conosco tutti i miei lettori per nome”.

    Magic Kingdom, Stanley Elkin, Minimum fax, 2005


  6. Aids Sutra. Racconti e reportage sull’India nascosta

    dicembre 16, 2010 by La Vyrtuosa

    Lungo la costa dell’Andhra Pradesh, in India, vivono le lavoratrici del sesso di alto bordo, quelle che, a seconda della bellezza o della carnagione più o meno chiara, possono chiedere al cliente di turno fino a 10.000 rupie (250 dollari) per un’intera notte. Quelle che, grazie al loro corpo, possono mantenere uomini già sposati e violenti. Quelle che, pur di pagare l’affitto, sono disposte ad avere rapporti sessuali non protetti… Murad è un cineasta spiritoso e intelligente, un perfetto animale da festa, che saluta tutti gli amici più intimi con un “Ciao, tesoro”, riempiendo gli animi di gioia e vitalità. Murad è un omosessuale in grado di sedurre qualsiasi uomo su cui posi lo sguardo. Ma a soli trent’anni scopre di aver contratto l’Hiv e decide di non sottoporsi ad alcuna cura, andando così incontro a un suicidio al rallentatore… E’ difficile vivere in un paese come l’India che non tollera il legame, purtroppo sempre più stretto, tra lavoro sessuale e sopravvivenza. Soprattutto, quando si tratta di uomini che, dopo aver fatto i conti con la scoperta della propria natura, sono costretti per necessità a passare le giornate in strada con il rischio di essere arrestati, picchiati e sodomizzati dai poliziotti… Gli hijra, il terzo genere dell’India, vengono disprezzati dalla maggior parte delle persone, a partire dalla famiglia che il più delle volte è costretta a cacciarli di casa. Si sentono quindi protetti e accettati solo dalle comunità di riferimento. Nonostante la forte identità femminile, non tutti si sottopongono alla castrazione definitiva. Le occupazioni a cui si dedicano per vivere sono soprattutto tre: il mendicare, la benedizione dei matrimoni e la vendita del sesso… Shashank ha nove anni e ama le storie di fantasmi. Si trova in un istituto di accoglienza per bambini sieropositivi. L’India, infatti, ospita il maggior numero di orfani da Aids del mondo, anche perché sono molti a considerare un bambino con il virus al pari di un brutto presagio di cui disfarsi… Oltre a essere luogo di violenza, povertà e corruzione, la regione del Manipur ha visto crescere a dismisura tra la popolazione l’uso di eroina e anfetamine. E da quando alle farmacie sono state fatte pressioni affinché smettessero di vendere siringhe ai tossicodipendenti, ciò ha incrementato l’uso condiviso di aghi, rendendo così più probabile il contagio di Hiv e altre infezioni…

    Questi sono solo alcuni dei sedici racconti che fanno parte di un’antologia realizzata in collaborazione con Avahan – India Aids Initiative della Bill & Melinda Gates Foundation. Hanno dato il loro contributo importanti scrittori del subcontinente come Salman Rushdie, Vikram Seth, Shobhaa Dé, e Amartya Sen, il quale ha scritto una premessa sotto forma di saggio per comprendere l’entità dell’epidemia di Aids che sta colpendo uno dei paesi – in questo caso – più arretrati del mondo. Sono proprio l’ignoranza e la confusione sull’infezione a creare false credenze, a contribuire alla diffusione del virus e a ostacolare l’utilizzo di misure di prevenzione, a partire dall’uso corretto e regolare del preservativo. Inoltre, sono ancora poche le strutture che si occupano del trattamento e della cura dell’Aids con farmaci antiretrovirali a basso costo. Tuttavia, stanno emergendo, proprio tra le categorie più a rischio, delle Ong e delle comunità che cercano di fare informazione nelle zone più povere, rendendosi utili nella distribuzione di preservativi e per controlli medici. Ma tutto questo non basta a portare alla luce ciò che continua a essere nascosto da buona parte della popolazione e dalle fonti ufficiali, un mondo vittima di sfruttamenti, violenze, malattie e vendita del corpo per pochi centesimi. Sembra non esserci spazio per le emozioni in mezzo a rifiuti e leggi draconiane che smontano quell’immaginario occidentale di un paese fatto solo di colori, sari di seta e tè speziati. Forse, questa raccolta di reportage e interviste può essere un modo per fare uscire dal buio la parte della società tenuta ancora nell’invisibilità.

    AIDS Sutra. Diciassette grandi scrittori raccontano l’India nascosta, (a cura di) Neghar Akhavi, Mondadori, 2010