Posts Tagged ‘recensione’

  1. Questa città che sanguina – Alex Preston

    aprile 20, 2012 by La Vyrtuosa

    Questa città che sanguina

    Io volevo solo vivere con la leggerezza che riusciva tanto bene ai nostri amici di Edimburgo, volevo solo muovermi per il mondo con lo stesso passo morbido, inconsapevole e indifferente al peso di una vita alle prese con le gelide necessità.

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    Avevamo così tanti ideali, così tanti sogni, e alla fine ci siamo accontentati dei soldi.

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    L’insicurezza strisciava alle mie spalle come un mostro, schizzando su e scatenando il terrore ogni volta che avevo un momento di sollievo. Mi ci vollero anni per capire che nel mondo della finanza sono pochi quelli che sanno davvero cosa stanno facendo. È un gioco di bluff astratti, una scommessa sul fatto che chi ti sta accanto sia leggermente più stupido di te o troppo poco coraggioso per far notare i tuoi errori.

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    Mi chiesi quante persone vivessero così, procedendo disperatamente da un giorno all’altro, stringendosi con dita tremanti ai rituali della vita quotidiana.

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    Il tempo si rastrema verso un punto preciso. Come la sabbia di una clessidra, il tempo si spoglia di tutto ciò che non è essenziale, si raffina nel flusso puro di un unico minuscolo cristallo. Noi aspettiamo e guardiamo la sabbia cadere tra le cosce di una clessidra.

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    Forse Madison aveva capito tutto: impara a dare al lavoro più importanza di qualsiasi altra cosa e il tempo libero cessa di esistere: non c’è bisogno di stipare i fine settimana e le vacanze con disperate imprese adrenaliniche che riempiono solo di passaggio il grande vuoto della vita.

    Comprarsi il futuro pagandolo con la gioventù. È ciò che fa Charlie Wales, 24 anni e una laurea in Lettere. Durante l’università a Edimburgo conosce Vero e Henry, gli amici perfetti, quelli che diventeranno anche i suoi coinquilini a Londra. Una volta terminati gli studi, i tre si trasferiscono nella City, colmi di ambizioni, di desideri, di traguardi da raggiungere. E il traguardo più importante per Charlie è fare soldi, tantissimi soldi. Solo così potrà sentirsi forte, invincibile, e regalare un futuro dorato a Vero. Nonostante la laurea  umanistica e la passione per il teatro e la letteratura, Charlie riesce a ottenere un posto alla Silverbirch Capital, una società di investimenti tra le più importanti in città. Ed eccolo il mondo aggressivo e indifferente della finanza, che si piglia i tuoi vent’anni e ti restituisce bonus da un milione di sterline.  Finiscono le notti fatte di alcol e feste e iniziano i week end buttati su fogli di calcolo e relazioni sul ciclo dei mercati. Gli ideali e i sogni hanno lasciato il posto al dio denaro, per il quale si è disposti a ingoiare ogni giorno  tranquillanti per sopravvivere a ritmi sempre più frenetici. Ma la crisi dei mercati è dietro l’angolo, e Londra sta per attraversare uno dei momenti più difficili della storia. E la crisi arriva anche per Charlie, il crollo inevitabile delle aspettative, la consapevolezza che i soldi l’hanno reso solo peggiore, cinico, senza più amici, senza più Vero. In quel momento, si rende conto che sta pagando per tutti gli errori commessi, per le scelte sbagliate, per quella infelicità che si è fatta strada giorno dopo giorno. Forse c’è una via d’uscita, abbandonare tutto, voltare pagina e lasciarsi alle spalle la disperazione di questa società materialista. E provare, per una volta, a cercare la felicità di quegli anni che non torneranno mai più.

    Per chi sta vivendo un momento di passaggio, per chi sta cercando una strada nel mondo (del lavoro), per chi non dorme la notte divorato dai dubbi e dalle incertezze del futuro. Questa città che sanguina di Alex Preston vi farà male, vi farà sanguinare il cuore. Ma vi farà anche riflettere: avete fatto le scelte giuste? Avete frequentato l’università che vi aprirà le porte di un domani fatto di sicurezze e stipendio fisso? Avete ancora vicino gli amici più cari o li avete abbandonati su quella strada fatta di ambizioni e invincibilità? Forse siete ancora in tempo per mollare, cambiare rotta, inseguire i sogni ed evitare il crollo. Forse siete ancora in tempo per rialzare la testa e tornare a vivere.


  2. La casa per bambini speciali di Miss Peregrine – Ransom Riggs

    aprile 19, 2012 by La Vyrtuosa

    La casa per bambini speciali di Miss Peregrine

    La mia recensione pubblicata su Mangialibri:

    Jacob non crede più alle favole. Ha 16 anni e non crede più alle storie che il nonno Abe continua a raccontargli. Mostri, bambini invisibili, falchi che fumano la pipa. Storie dell’orrore che ormai, secondo Jacob, sono solo frutto dell’infanzia dolorosa del nonno. Abe, infatti, è stato l’unico della famiglia a lasciare la Polonia prima che scoppiasse la Seconda guerra mondiale: a 12 anni si è ritrovato in un orfanotrofio presso un’isoletta del Galles che descriveva come incantata, un porto sicuro fatto di “estati eterne, angeli custodi e bambini magici”. Ma si tratta solo di fantasie? I mostri che ancora perseguitano Abe hanno il volto dei soldati nazisti oppure sono davvero creature malvagie dotate di poteri soprannaturali? E quelle vecchie foto in cui compaiono neonati che levitano, cani con la testa di bambino e piccoli contorsionisti, sono reali o sono la conseguenza di inquietanti manipolazioni? Bisogna scoprire la verità. Jacob parte per l’isola di Cairnholm, al di là dell’oceano Atlantico, alla ricerca dell’orfanotrofio gestito da Miss Peregrine. Ma non è più il luogo incantato descritto da Abe, bensì un luogo disabitato, con i muri sventrati e i rampicanti che fagocitano le pareti. Una casa abbandonata, fino a quando non compaiono all’improvviso dei bambini: i bambini speciali…

    Avventura, magia, mistero sono gli ingredienti di questa favola dark che ci riporta indietro nel passato. Un passato torbido e tragico come quello degli anni del nazismo. Storia e immaginazione si intrecciano per creare così un romanzo ricco di colpi di scena che si alternano in due epoche diverse. In mezzo alla storia principale, Ransom Riggs è stato abile a tracciare quel passaggio dall’infanzia all’età adulta, quando tutto viene risolto con spiegazioni razionali che non lasciano spazio a fantasie di alcun tipo. Il protagonista, però, è un adolescente che, se da una parte tenta di rifiutare quelle storie così affascinanti del nonno, dall’altra non riesce totalmente a distaccarsene, fino a desiderare di scoprire in prima persona la verità. Il suo viaggio, la sua esplorazione di luoghi sconosciuti, lo aiutano nella scoperta di se stesso, delle sue capacità, dei suoi sentimenti e della persona che vuole diventare. La conoscenza di quei “bambini speciali” permette a Jacob di comprendere le mille sfaccettature della realtà e, soprattutto, le mille diversità che rendono ognuno di noi unico, speciale, senza per questo possedere poteri magici. Le foto all’interno del libro sono a dir poco accattivanti e originali: si tratta di immagini autentiche e d’epoca che Ransom Riggs ha visto nelle raccolte di alcuni collezionisti. Nel romanzo non è presente un vero e proprio finale, tanto da far presupporre un eventuale seguito che sicuramente non ci lasceremo sfuggire.  Intanto, a quanto pare, la 20th Century Fox vuole portare sul grande schermo La casa per bambini speciali di Miss Peregrine, e l’adattamento cinematografico potrebbe essere realizzato da Tim Burton. Incrociamo le dita.


  3. Mildred Pierce – James M. Cain

    marzo 8, 2012 by La Vyrtuosa

    mildred pierce

    Mildred aveva un po’ il vizio di fantasticar troppo, di godersi trionfi immaginari sulla gente che l’aveva offesa in un modo o nell’altro.

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    Io amo le storie tormentate. Soprattutto quelle in cui la parte degli stronzi viene data ai figli. In Mildred Pierce c’è tutto ciò che desidero ritrovare in un libro: ambientazione storica, personaggi ben delineati, intrecci sapienti e giusto equilibrio tra narrazione e dialoghi. Fin dalle prime pagine si assapora il tormento di Mildred, prima per la separazione dal marito, poi per le difficoltà economiche e l’estenuante ricerca di un lavoro. Sono gli anni della Grande Depressione negli Stati Uniti, e mandare avanti una casa e due figlie da sola non è un’impresa semplice. Ma Mildred sfrutta la sue dote più grande, preparare dolci, per realizzarsi e affrontare quella scalata sociale che l’avrebbe resa soddisfatta e felice. Così da semplice cameriera passa a gestire ben tre ristoranti. C’è solo una persona che sembra non accorgersi di tutta la fatica di Mildred: sua figlia Veda. Eccola, l’adolescente viziata, egoista, calcolatrice e arrogante, che si vergogna di Mildred, della sua uniforme da cameriera, ma non disprezza i soldi con i quali può pagare le lezioni di pianoforte e i vestiti alla moda. Eppure Mildred ama quella figlia così fredda e cattiva, tanto da non comportarsi come una madre, bensì come un’amante spesso gelosa, che perdona tutte le angherie dell’altra metà. Veda sarà come un cancro per Mildred, un male che piano piano si prenderà tutto, una tortura che divorerà ogni angolo del suo cuore. Una creatura nata solo per far soffrire.

    Speranza e sofferenza sono intrecciate in modo perfetto, in ogni pagina si possono cogliere desideri e intenzioni che avranno sempre delle conseguenze sulla vita di qualcuno. E, in genere, non sono mai conseguenze positive. A parte il rapporto morboso con la figlia, sarebbe bello pensare che ci sia un po’ di Mildred Pierce in ognuna di noi, con quella sua voglia di reagire alle difficoltà, con quella capacità di saper perdonare gli errori degli altri, e a volte di sbagliare pensando di fare la cosa giusta. Anche quando si hanno degli stronzi come figli.

    Per chi fosse interessato, esiste anche una miniserie tratta dal libro (Kate Winslet interpreta alla perfezione Mildred Pierce). Io ve la consiglio.


  4. ACAB. All cops are bastards di Carlo Bonini

    febbraio 1, 2012 by La Vyrtuosa

    Giova ribadire  e  ricordare  che lo  sfollagente deve  assolutamente  essere maneggiato nel pieno rispetto delle leggi e dei regolamenti vigenti in materia e che qualsiasi altro uso, oltre a compromettere l’efficace controllo dell’arma, determina modalità di impiego censurabili e perseguibili ai sensi di legge.

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    – Lascia stare, – aveva detto quello. – Dimmi piuttosto perché lo avete fatto. Perché cazzo ci siete venuti addosso? Sono un operaio. Guadagno quanto te, e come te, ogni sera, quando torno a casa, ringrazio Iddio di essere ancora vivo. Ti senti meglio ora che hai calpestato uno come te?

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    Nell’italietta   dove   è   consentito   manifestare   solidarietà   per   i   brigatisti   rossi arrestati, ma dove mandare affanculo un pubblico ufficiale non è offensivo; in questa italietta dove offendere un’uniforme o una divisa o sputare addosso a uno   sbirro   è   normale,   forse   un   giorno   ci   daranno   una   pacca   sulle   spalle   e diranno: «Tutto ok, non preoccuparti, sei solo su  Scherzi a parte»

    È il tipico romanzo italiano, costruito attraverso la raccolta di documenti, atti processuali e testimonianze dirette. Si prende un punto di vista, quello dei celerini – o Reparto Mobile della Polizia di Stato, per il politicamente corretto  – e si riempiono 135 pagine con i loro pensieri, le loro ideologie, i loro soprannomi e la loro violenza. Quella violenza che sfocia negli stadi per combattere altra violenza data dagli ultras, o quella ben nota che è stata capace di generare una macelleria messicana di innocenti nella scuola Diaz durante il G8 a Genova. La violenza che sorge spontanea all’interno dei CPT e quella di cui non si può certo fare a meno se in mano si ha uno sfollagente in grado di provocare trauma cranico, contusioni e fratture. Il Reparto mobile è una tribù, una famiglia che non tradisce, che protegge e fa sentire meno quella solitudine che avanza tra una divisa blu e l’altro, un immigrato, un tifoso, un fascista, una zecca, una puttana. I celerini si sentono «i servi dei servi dei servi», sono il cuore nero della polizia, e chi non è di destra lo diventa facilmente. “Il reparto è sensazione di onnipotenza, incoscienza, virilità, paura”. È una missione. È uno sporco gioco, ma nonostante le difficoltà e le paure non è possibile giustificare l’aggressività e i pestaggi gratuiti delle forze dell’ordine. Neanche in un libro, che comunque non si pone questo obiettivo, bensì si limita a dare voce a questa parte del paese. Prima di essere addestrati per andare in strada, devono essere consapevoli di possedere quella forza necessaria per non alzare il manganello a chi li ricopre di insulti e sputi. Perché altrimenti saranno per sempre ACAB.

    acab_carlo_bonini


  5. Voglio guardare – Diego De Silva

    dicembre 5, 2011 by La Vyrtuosa

    Cerca la faccia dell’uomo. Lui le sorride, ma gli tremano le labbra. La bambina lo guarda con colpa, come a voler chiedere scusa di qualcosa che non le sembra di aver fatto. L’uomo le serra un braccio dietro la schiena, le afferra i capelli con l’altra mano. La bambina non tenta di liberarsi, anzi si affida, accettando il merito di una punizione che nemmeno capisce. L’uomo trattiene e strappa. Un’unica manovra di due atti volti in direzione opposta. È immediato, competente. Il rumore del collo che si spezza pare lo scoppio di una corda tesa. Ma è peggio lo scricchiolio che segue, un suono delicato, inerme.

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    Un avvocato affermato che ama uccidere bambine innocenti. Una ragazzina che, per sopravvivere alla triste situazione familiare, offre il suo corpo a uomini di ogni età. Heller e Celeste vivono in un continuo stato di insoddisfazione, ma una volta che le loro vite si intrecciano, nulla sarà più come prima. Un rapporto che nasce quasi per caso, ma che si presenta subito viscerale e profondo. Così profondo, che un giorno Celeste decide di condividere il punto più alto di liberazione di Heller, e gli chiede – quasi imponendolo – di assistere a uno degli omicidi realizzati con estrema cura dall’inizio alla fine. È un libro tagliente, da leggere in fretta per non provocare cicatrici troppo profonde.

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  6. Facce da schiaffi – Mattia Carzaniga

    dicembre 2, 2011 by La Vyrtuosa

    È noto che i bambini sono rompicoglioni per natura in tutto il mondo (eccezion fatta per quelle poche migliaia di piccoli scandinavi che a sei mesi sanno montare gli armadi dell’Ikea, salvo poi diventare alcolisti a quindici anni, ma questo è un altro discorso). Il Bambino Italiano è per natura ugualmente rompicoglioni, ma moltiplicato per centotrentotto volte.

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    Per la Femminista 2.0 la figa non va autonomamente gestita: la figa non deve proprio esistere più.

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    Una volta la gente ti invitava a iscriverti al WWF; a dare l’otto per mille alla Chiesa valdese; alle serate danzanti delle Dame di san Vincenzo. […] Oggi la gente ha altre priorità. Non più i cani abbandonati. Non più i trovatelli da invitare al pranzo di Natale. Non più gli ignudi da vestire con i giubbini D&G di collezioni passate. Oggi la gente ha bisogno di cavolfiori per il suo orto di Farm Ville.

    Ogni mattina un uomo si sveglia e sa che dovrà ricorrere a tutto il suo self control per non prendere a schiaffi il resto dell’umanità che lo circonda durante l’intera giornata. Ma certi soggetti, certe categorie di esseri viventi, meritano sberle per venire in soccorso a quella selezione naturale che ultimamente si è presa una vacanza. Nonostante le nostre prede già adocchiate, Mattia Carzaniga ci regala Facce da schiaffi, 158 pagine – pubblicate da ADD Editore –  in cui indica quante persone possano essere schiaffeggiabili, senza rischiare di essere tacciati di bullismo o razzismo.

    Per quanto mi riguarda, la mia mano aperta va immediatamente a La Mamma Italiana Di Bambino Italiano, quella che per giustificare i pianti, le urla, i versi, la maleducazione in qualsiasi luogo pubblico, insomma l’immensa rottura di coglioni di suo figlio, dice: “Che cosa vuole, è solo un bambino”. Nel mio gergo, ormai, Bambino Italiano equivale a delinquente sfracassa maroni, per Carzaniga non è maleducato, bensì “Fabrizio Corona in macchina”. Io e Carzaniga non potremmo mai portare avanti la specie umana.

    Poi c’è Il Tipo Ti Leggo Sulla Spalla, altra categoria ben nota soprattutto a chi usa i mezzi pubblici. Sono quelle carogne che vi ritrovate costantemente dietro la spalla, con l’alito pesante, che magari in casa hanno solo Men’s Health e il volantino del supermercato, ma ESIGONO leggere ogni pagina del vostro libro. Poco tempo fa, mi è capitata una signora che sull’autobus sbirciava il mio Godete!,  guardandomi con una faccia allibita. Signora, è tutta cultura!

    Nel manuale di sociopatia autorizzata, troviamo anche Il Devoto Alla Mela, colui che quando ti presenta la sua famiglia, ti mette davanti iPhone, iPad, iPod, Mac e altri suppellettili aventi come logo una mela morsicata. Se non hai un iCoso non sei nulla, sei meno di zero, uno che non può stare al mondo, sei la feccia della società. Io, intanto, mi destreggio con l’applicazione che più mi rende soddisfatta: l’iSchiaffo.

    E, infine, c’è lui, Il Salvatore Del Mondo Da Marciapiedi, nello specifico quel ragazzo – in genere con una Marlboro tra le dita – che ti domanda: “Una firma contro la droga?”. Sai bene che non ripasserai più lì davanti, ma poi ti ricordi che devi assolutamente andare a prendere quella magnifica sciarpa da Zara, e quando torni indietro lui è ancora lì, con la penna in mano, intento a fermarti per una firma. La risposta è sempre no. Dato che è sabato, e sei rilassata, ti ricordi che proprio in quella stessa via, c’è il fornaio con la torta fritta più buona della città, e per amor di stomaco torni indietro. Lui è ancora lì, che ti punta come un coccodrillo, scattando nella tua direzione: “Una firma contro la droga?”. A quel punto, il no non basta, è necessario aggiungere: “No. IO SONO A FAVORE DELLA DROGA”.

    Queste e altre facce da schiaffi le troverete nel divertentissimo libro di Mattia Carzaniga, che io consiglio di regalare per Natale come manuale di sopravvivenza. O magari per lanciare messaggi velati (tanto ci siamo tutti là dentro, non vi preoccupate).

    Intanto, voi chi prendereste a schiaffi?

    facce_da_schiaffi