Giova ribadire e ricordare che lo sfollagente deve assolutamente essere maneggiato nel pieno rispetto delle leggi e dei regolamenti vigenti in materia e che qualsiasi altro uso, oltre a compromettere l’efficace controllo dell’arma, determina modalità di impiego censurabili e perseguibili ai sensi di legge.
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– Lascia stare, – aveva detto quello. – Dimmi piuttosto perché lo avete fatto. Perché cazzo ci siete venuti addosso? Sono un operaio. Guadagno quanto te, e come te, ogni sera, quando torno a casa, ringrazio Iddio di essere ancora vivo. Ti senti meglio ora che hai calpestato uno come te?
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Nell’italietta dove è consentito manifestare solidarietà per i brigatisti rossi arrestati, ma dove mandare affanculo un pubblico ufficiale non è offensivo; in questa italietta dove offendere un’uniforme o una divisa o sputare addosso a uno sbirro è normale, forse un giorno ci daranno una pacca sulle spalle e diranno: «Tutto ok, non preoccuparti, sei solo su Scherzi a parte»
È il tipico romanzo italiano, costruito attraverso la raccolta di documenti, atti processuali e testimonianze dirette. Si prende un punto di vista, quello dei celerini – o Reparto Mobile della Polizia di Stato, per il politicamente corretto – e si riempiono 135 pagine con i loro pensieri, le loro ideologie, i loro soprannomi e la loro violenza. Quella violenza che sfocia negli stadi per combattere altra violenza data dagli ultras, o quella ben nota che è stata capace di generare una macelleria messicana di innocenti nella scuola Diaz durante il G8 a Genova. La violenza che sorge spontanea all’interno dei CPT e quella di cui non si può certo fare a meno se in mano si ha uno sfollagente in grado di provocare trauma cranico, contusioni e fratture. Il Reparto mobile è una tribù, una famiglia che non tradisce, che protegge e fa sentire meno quella solitudine che avanza tra una divisa blu e l’altro, un immigrato, un tifoso, un fascista, una zecca, una puttana. I celerini si sentono «i servi dei servi dei servi», sono il cuore nero della polizia, e chi non è di destra lo diventa facilmente. “Il reparto è sensazione di onnipotenza, incoscienza, virilità, paura”. È una missione. È uno sporco gioco, ma nonostante le difficoltà e le paure non è possibile giustificare l’aggressività e i pestaggi gratuiti delle forze dell’ordine. Neanche in un libro, che comunque non si pone questo obiettivo, bensì si limita a dare voce a questa parte del paese. Prima di essere addestrati per andare in strada, devono essere consapevoli di possedere quella forza necessaria per non alzare il manganello a chi li ricopre di insulti e sputi. Perché altrimenti saranno per sempre ACAB.






