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	<title>La Vyrtuosa &#187; morte</title>
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		<title>Magic Kingdom: la morte secondo Stanley Elkin</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Dec 2010 10:49:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>La Vyrtuosa</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Cosa potrebbero mai desiderare dei bambini malati terminali? E’ quello che si chiede Eddy Bale, dopo aver perso il figlio dodicenne Liam, affetto da una grave malattia incurabile. Eddy è devastato dal dolore e dai sensi di colpa. Invece di acconsentire alle numerose terapie invasive, che hanno solo prodotto gravi effetti collaterali, avrebbe dovuto rendere gli ultimi giorni del ragazzino un vero e proprio spasso: guardare la televisione fino a tardi, svaligiare le pasticcerie, fare dei picnic con cestini pieni di gelato, fargli cariare tutti i denti a furia di bignè e budini. Così, questo padre abbandonato dal figlioletto &#8211; e poi anche dalla moglie che, subito dopo la sepoltura di Liam, ha preferito rifarsi una vita con il tabaccaio – decide di organizzare <strong>un viaggio a Disney World</strong> e portare nella patria del divertimento sette bambini malati terminali, destinati ad accanimenti terapeutici che non farebbero altro che affrettare i tempi della loro dipartita. C’è Janet Order, tredicenne dalla pelle blu, nata con un buco nel cuore e con l’aorta trasposta. C’è Rena Morgan, che combatte contro una terribile fibrosi cistica. Lo spiritosone del gruppo, Benny Maxine, dalla faccia bitorzoluta e il fegato ingrossato, che avrebbe preferito sbancare il casinò di Montecarlo, piuttosto che stringere la zampa di Topolino. E poi ci sono Noah Cloth, con un tumore alle ossa, Lydia Conscience, la quale a causa di un cancro alle ovaie, che le ha fatto lievitare la pancia a dismisura, viene ripetutamente scambiata per una donna incinta, Tony Word, che sta morendo ucciso dai leucociti, e, infine, Charles Mudd-Gaddis, invecchiato prima del tempo e destinato alla sedia a rotelle. Eccoli, quindi, tutti insieme nel mondo fatato per tentare di sconfiggere la realtà a colpi di fantasia.<br />
Ma non sono soli, ad accompagnare il gruppetto, oltre a Eddy Bale, ci sono una serie di personaggi dalle nevrosi più disparate, affetti da “malattie dello spirito”. Una tata che vorrebbe essere come Mary Poppins, ma che in realtà è vittima di gelosie e amore disinteressato. Un infermiere, descritto in tutta la sua omosessualità, che ricerca avventure nei bagni dell’hotel da sogno. Una donna, né tata né infermiera, che decide di prendersi una stanza singola per poter fumare in pace e darsi piacere per scaricare la tensione. Un medico frustrato e ossessionato dalle diagnosi, soprattutto di persone ebree. Neanche il dr. House con la sua migliore équipe sarebbe in grado di affrontare un simile quadro clinico. Eppure, l’autore, <strong>Stanley Elkin</strong>, riesce ad analizzare a fondo tutti questi “casi umani”, attraverso la pluralità dei punti di vista, mettendoci così tanta ironia da far apparire la storia una tragicommedia contemporanea. Il parco divertimenti fa da sfondo alle situazioni grottesche in cui si imbattono i protagonisti grandi e piccoli: vicende e conversazioni bizzarre si intrecciano con la critica al consumismo sfrenato incarnato da quel paradiso fatto di giostre, case stregate, Pluto, Minnie e Topolino sempre apparentemente sorridenti e affettuosi. Ma la perfezione così fittizia di Disney World si sgretola durante il momento della parata con i carri e le fanfare, tanto da sembrare “quasi la celebrazione di una vittoria bellica, dove gli orsi, i paperi, i cani e i nani erano degli schiavi, prigionieri già convertiti”. E i sudditi esultano al loro passaggio come fanatici impazienti, quegli spettatori dai difetti così evidenti da farli sembrare portatori sani di obesità, acne, espressioni da film horror, calvizie, cattivo gusto nel vestire e idiozia nel portare maschere di cartoni animati a cinquant’anni. I piccoli malati si accorgono di quanto orrore ci sia intorno a loro e si sentono meno soli. Forse anche più sani. E, soprattutto, sollevati dal fatto di non poter mai diventare così.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel libro l’umorismo si spreca, ma è lo stile elaborato, la formulazione di lunghi periodi fatti di incisi e parentesi, riproducendo il ritmo del parlato, a fare da padrone alla storia. Nulla è dettato dall’istinto, ogni singola parola, ogni singola virgola sono frutto di un lavoro ragionato e limato alla perfezione, rendendo tutto ancora più surreale, nonostante la concretezza delle sofferenze umane. Non esiste autocommiserazione, nessuna pietà nel racconto di questo genio del postmoderno scritto nel 1985. Per chi ama autori americani come John Barth, Richard Yates, Donald Barthelme, deve necessariamente lasciarsi catturare dall’opera di Stanley Elkin, il quale non ha ancora raggiunto la fama che gli spetterebbe, tanto da fargli ammettere ironicamente durante un’intervista: “Probabilmente conosco tutti i miei lettori per nome”.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Magic Kingdom</em>, Stanley Elkin, Minimum fax, 2005</p>
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		<title>Indovina chi è?</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 20:48:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>La Vyrtuosa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Gente che non ti aspetti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-616" title="indovina chi è" src="http://lavyrtuosa.com/wp-content/uploads/2010/03/indovina-chi-è.jpg" alt="" width="500" height="424" /></p>
<p>Gente che non ti aspetti.</p>
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		<title>Ratzinger: la Gioventù hitleriana ha lasciato il segno</title>
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		<pubDate>Wed, 13 May 2009 05:19:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>La Vyrtuosa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Poi, però, ha voluto compensare accogliendo nella chiesa cattolica il vescovo lefebreviano Richrad Williamson, noto per le sue posizioni negazioniste della Shoah (&#8220;Io credo che non siano esistite le camere a gas&#8221;). Secondo il portavoce vaticano, Benedetto XVI &#8220;non ha niente a che fare con la violenza, è una persona gentile, umile e dolce. Non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img style="display: block; float: none; margin-left: auto; margin-right: auto" title="ratzinger" src="http://lavyrtuosa.com/wp-content/uploads/2009/05/ratzinger.jpg" alt="ratzinger" width="439" height="294" /></p>
<p>Poi, però, ha voluto compensare accogliendo nella chiesa cattolica il <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Controversia_sulla_remissione_della_scomunica_al_vescovo_Richard_Williamson">vescovo lefebreviano Richrad Williamson,</a> noto per le sue <strong>posizioni negazioniste della Shoah</strong> (&#8220;Io credo che non siano esistite le camere a gas&#8221;).</p>
<p>Secondo il portavoce vaticano, Benedetto XVI &#8220;non ha niente a che fare con la violenza, è una persona gentile, umile e dolce. Non è mai stato contro gli ebrei&#8221;. A quanto pare, durante la visita in Israele Ratzinger ha preferito <strong>non menzionare  i milioni di morti nell&#8217;Olocausto</strong> nè i nazisti come responsabili, evitando anche di soffermarsi sulla sua origine tedesca. Ma il suo difensore, Padre Lombardi, ha sottolineato che il Pontefice &#8220;non può ripetere gli stessi concetti in ogni discorso e che, ormai, <strong>non si offende quando i mezzi di comunicazione alterano le sue parole</strong>&#8220;. Adesso sono i mezzi di comunicazione ad alterare le sue parole?</p>
<p><em>Sono gradite le scuse ufficiali da parte dei sei milioni di ebrei che si sono permessi di consumare notevoli quantità di gas letale per una morte veloce e senza inutili spargimenti di sangue.</em></p>
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		<title>Una scossa alla coscienza</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Apr 2009 08:32:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>La Vyrtuosa</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Prevedere un terremoto o una qualsiasi catastrofe ambientale non è semplice e non sempre è scientificamente accettabile. Prevenire i danni e le conseguenze disastrose che potrebbero creare è doveroso da parte di chi ci governa. Cioè coloro che dovrebbero tutelarci. Ma da chi e da cosa, ormai, mi è davvero oscuro. Rivedere le leggi antisismiche, controllare gli edifici a rischio, evitare di costruire nelle zone maggiormente colpite da calamità naturali, stabilire piani di evacuazione tempestivi: sembra un lavoro che necessita di tempo e denaro. E infatti lo è senza dubbio. Soprattutto se si confronta con il tempo misurato in una manciata di secondi che ha distrutto interi paesi in Abruzzo: decenni per costruire case, scuole e ospedali e trenta secondi per  trasformare tutto questo in cumuli di macerie. Una vita spesa per realizzare piccoli o grandi sogni, una scossa dal basso per vederli infranti. O per non vederli proprio più.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma <em>loro</em> pensano al <a href="http://www.asca.it/news-TERREMOTO__FERRERO__GLI_AIUTI_DI_RIFONDAZIONE__NO_A_PONTE_SULLO_STRETTO-821781-ORA-.html">ponte sullo stretto di Messina</a>. L&#8217;avessero terminato, almeno! Sono anni che se ne parla, che si sprecano soldi e finanziamenti vari. Eppure il progetto è ancora lì, dopo decenni spesi in ricerche e analisi strutturali (e chi lo sa quanta <em>competenza</em> è stata adoperata).  Investimenti di tempo e denaro che sarebbero risultati più utili per mettere al riparo intere popolazioni e intere città. Buttare un occhio su queste opere pubbliche, avrebbe sicuramente salvato molte vite, avrebbe dato lavoro a chi non lo aveva e, forse, avrebbe evitato a qualcuno di pronunciare la frase <a href="http://blog.panorama.it/italia/2009/04/07/il-terremoto-era-prevedibile-il-popolo-del-web-si-divide-sul-caso-giuliani/">&#8220;In Giappone o in California zero vittime per un terremoto del genere&#8221;</a>.  In Italia 250 morti e una regione sotterrata dalla disperazione.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-276" title="ITALY EARTHQUAKE" src="http://lavyrtuosa.com/wp-content/uploads/2009/04/terremoto3-250x340.jpg" alt="ITALY EARTHQUAKE" width="314" height="340" /></p>
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		<title>Io muoio, tu muori, egli muore. Quando la paura non fa rima con la morte</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Sep 2008 10:09:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>La Vyrtuosa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Di cosa avete più paura?  Dell&#8217;immigrazione, della criminalità, della disoccupazione, dell&#8217;isolamento o della scienza e delle sue tante incognite?&#8221; E&#8217; così che Lilli Gruber ha iniziato la puntata di ieri sera di Otto e mezzo, dal titolo &#8220;La fabbrica della paura&#8221;. Tra gli ospiti il ministro della Difesa Ignazio La Russa, il genetista del San Raffaele di Milano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Di cosa avete più paura?  Dell&#8217;immigrazione, della criminalità, della disoccupazione, dell&#8217;isolamento o della scienza e delle sue tante incognite?&#8221; E&#8217; così che Lilli Gruber ha iniziato la puntata di ieri sera di <em>Otto e mezzo</em>, dal titolo &#8220;La fabbrica della paura&#8221;. Tra gli ospiti il ministro della Difesa <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ignazio_La_Russa">Ignazio La Russa</a>, il genetista del San Raffaele di Milano <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Edoardo_Boncinelli">Edoardo Boncinelli</a>, che ha illustrato le risposte della scienza alla paura, e la docente dell’Università Bocconi <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Annamaria_Testa">Annamaria Testa</a>, che ha spiegato come la paura sia usata nella comunicazione. Un bel mix di politica e pubblicità. Ma è proprio sulle parole della Testa che voglio soffermarmi. &#8220;La pubblicità lavora su elementi dotati di un supporto, non è impostata sul vuoto&#8221;. Ci deve essere qualcosa di realmente percepibile, insomma. E parlando di grandi prospettive e di futuro, ecco che è più facile utilizzare la paura per ottenere il massimo rendimento.  In fondo, la paura è un &#8220;fattore di procreazione assistita&#8221; e certi danni cerebrali, come quelli causati dalla droghe, azzerano la percezione della stessa. Discorso giustissimo e argomentato nel migliore dei modi. Da Annamaria Testa ovviamente, non da La Russa, che tentava di sviare con battute di quart&#8217;ordine le precisazioni della comunicatrice (permettetemi questo appellativo per la docente che si occupa di comunicazione a 360°) e della Gruber.</p>
<p>Ma perchè non si è parlato della paura della morte, a parte qualche piccolo accenno? Sarà che è la mia paura più grande, forse per eccessiva razionalità che mi costringe a tenere sempre tutto sotto controllo, ma credo che attualmente sia davvero un problema sociale. Nel senso che, paradossalmente, ci sono molti più modi e, soprattutto, facili e veloci, per andare &#8220;tranquillamente&#8221; nell&#8217;al di là. Un tempo si moriva per una banalissima febbre, ora basta una pastiglia e passa tutto. Ma basta una pastiglia anche per terminare il breve viaggio in questo mondo. Perchè ieri nessuno ha detto che non si ha più la paura di morire? Perchè la morte è vista, ormai, come qualcosa di lontano da noi, una cosa per vecchi. E non mi riferisco solo alle droghe, ma anche alle auto che hanno la possibilità di superare i 200 km/orari, agli insani modelli di bellezza proposti da tv, riviste e passerelle, alle armi tenute in casa semplicemente dentro un cassetto, come se fossero oggetti come gli altri. Non si riesce più a comprendere cosa significhi morire, ma a questo punto mi viene da pensare che non si comprenda neanche più cosa significhi vivere. Sono due facce della stessa medaglia, ne sono consapevole. La morte fa parte della vita. E proprio per questo dovrebbe avare la giusta considerazione. Si pensa a non invecchiare, tra cure, aiuti estetici, lifting, trapianti di capelli, ma poi non si pensa ad evitare quello che potrebbe anche togliere tutte queste &#8220;inutili&#8221; accortezze.</p>
<p>E&#8217; un ragionamento distorto? Non credo. Ma se dovesse bussare l&#8217;uomo della favola che &#8220;non-devo-avere-paura-che-tutto-va- bene-e-che-non-mi-succederà-mai-niente-di-male&#8221;, io saprò cosa fare. Non aprire.</p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://lavyrtuosa.files.wordpress.com/2008/09/porta.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-49" title="porta" src="http://lavyrtuosa.files.wordpress.com/2008/09/porta.jpg" alt="" width="350" height="263" /></a></p>
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