Posts Tagged ‘Libri’

  1. Facce da schiaffi – Mattia Carzaniga

    dicembre 2, 2011 by La Vyrtuosa

    È noto che i bambini sono rompicoglioni per natura in tutto il mondo (eccezion fatta per quelle poche migliaia di piccoli scandinavi che a sei mesi sanno montare gli armadi dell’Ikea, salvo poi diventare alcolisti a quindici anni, ma questo è un altro discorso). Il Bambino Italiano è per natura ugualmente rompicoglioni, ma moltiplicato per centotrentotto volte.

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    Per la Femminista 2.0 la figa non va autonomamente gestita: la figa non deve proprio esistere più.

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    Una volta la gente ti invitava a iscriverti al WWF; a dare l’otto per mille alla Chiesa valdese; alle serate danzanti delle Dame di san Vincenzo. […] Oggi la gente ha altre priorità. Non più i cani abbandonati. Non più i trovatelli da invitare al pranzo di Natale. Non più gli ignudi da vestire con i giubbini D&G di collezioni passate. Oggi la gente ha bisogno di cavolfiori per il suo orto di Farm Ville.

    Ogni mattina un uomo si sveglia e sa che dovrà ricorrere a tutto il suo self control per non prendere a schiaffi il resto dell’umanità che lo circonda durante l’intera giornata. Ma certi soggetti, certe categorie di esseri viventi, meritano sberle per venire in soccorso a quella selezione naturale che ultimamente si è presa una vacanza. Nonostante le nostre prede già adocchiate, Mattia Carzaniga ci regala Facce da schiaffi, 158 pagine – pubblicate da ADD Editore –  in cui indica quante persone possano essere schiaffeggiabili, senza rischiare di essere tacciati di bullismo o razzismo.

    Per quanto mi riguarda, la mia mano aperta va immediatamente a La Mamma Italiana Di Bambino Italiano, quella che per giustificare i pianti, le urla, i versi, la maleducazione in qualsiasi luogo pubblico, insomma l’immensa rottura di coglioni di suo figlio, dice: “Che cosa vuole, è solo un bambino”. Nel mio gergo, ormai, Bambino Italiano equivale a delinquente sfracassa maroni, per Carzaniga non è maleducato, bensì “Fabrizio Corona in macchina”. Io e Carzaniga non potremmo mai portare avanti la specie umana.

    Poi c’è Il Tipo Ti Leggo Sulla Spalla, altra categoria ben nota soprattutto a chi usa i mezzi pubblici. Sono quelle carogne che vi ritrovate costantemente dietro la spalla, con l’alito pesante, che magari in casa hanno solo Men’s Health e il volantino del supermercato, ma ESIGONO leggere ogni pagina del vostro libro. Poco tempo fa, mi è capitata una signora che sull’autobus sbirciava il mio Godete!,  guardandomi con una faccia allibita. Signora, è tutta cultura!

    Nel manuale di sociopatia autorizzata, troviamo anche Il Devoto Alla Mela, colui che quando ti presenta la sua famiglia, ti mette davanti iPhone, iPad, iPod, Mac e altri suppellettili aventi come logo una mela morsicata. Se non hai un iCoso non sei nulla, sei meno di zero, uno che non può stare al mondo, sei la feccia della società. Io, intanto, mi destreggio con l’applicazione che più mi rende soddisfatta: l’iSchiaffo.

    E, infine, c’è lui, Il Salvatore Del Mondo Da Marciapiedi, nello specifico quel ragazzo – in genere con una Marlboro tra le dita – che ti domanda: “Una firma contro la droga?”. Sai bene che non ripasserai più lì davanti, ma poi ti ricordi che devi assolutamente andare a prendere quella magnifica sciarpa da Zara, e quando torni indietro lui è ancora lì, con la penna in mano, intento a fermarti per una firma. La risposta è sempre no. Dato che è sabato, e sei rilassata, ti ricordi che proprio in quella stessa via, c’è il fornaio con la torta fritta più buona della città, e per amor di stomaco torni indietro. Lui è ancora lì, che ti punta come un coccodrillo, scattando nella tua direzione: “Una firma contro la droga?”. A quel punto, il no non basta, è necessario aggiungere: “No. IO SONO A FAVORE DELLA DROGA”.

    Queste e altre facce da schiaffi le troverete nel divertentissimo libro di Mattia Carzaniga, che io consiglio di regalare per Natale come manuale di sopravvivenza. O magari per lanciare messaggi velati (tanto ci siamo tutti là dentro, non vi preoccupate).

    Intanto, voi chi prendereste a schiaffi?

    facce_da_schiaffi


  2. Internet VS Analfabetismo

    gennaio 23, 2011 by La Vyrtuosa

    “Non sanno proprio leggere oltre il 30%. Non capiscono quello che leggono oltre il 50%. Non leggono mai circa 70%… […] l’unica dinamica albafetizzante, dice De Mauro, in un contesto altrimenti di peggioramento, negli ultimi anni è stata innescata da internet che ha alimentato l’inclusione di una fascia di popolazione che era poco sotto la soglia minima di accesso agli strumenti della lettura e che l’ha superata per gli stimoli trovati in rete”.

    Segregazione culturale – Luca De Biase


  3. L’industria culturale che conta in Italia

    gennaio 21, 2011 by La Vyrtuosa

    Sulla sinistra, Speranzon; sulla destra, l’industria culturale che conta in Italia. (via sanjuro)

    Se volete farvi un’idea su ciò che sta accadendo, vi rimando qui – #rogodilibri


  4. Aldo Nove e la sua vita oscena

    dicembre 29, 2010 by La Vyrtuosa

    “Pensa che quando il dolore è troppo, quando è troppa la differenza, invece di essere lampante non si vede, non si riesce a inquadrarla, sfugge dalla mente, come quando avevo letto dell’arrivo delle navi di Colombo in America, erano così strane che all’inizio i nativi non le videro, eppure erano lì davanti a loro immense, e se ne accorsero solo quando quelli attraccarono e scesero, e così ero io, quello che ero lì, in quel momento di normalità messa in scena per inerzia, non dormivo da giorni, era spettacolare la mia morte diluita, il suo ossequio al desiderio che aveva preso il posto dello strazio, e non c’erano più confini tra morte e normalità, la morte si sconta vivendo, aveva scritto un poeta, ma la mia morte era speciale, e la vivevo lì, in quell’istante mangiando la minestra con altre decine di ragazzi, nel rumore dei cucchiai, nei risucchi delle bocche, non riuscivo a fermare la mia mente, abbandonai tutto e salii in camera, la aprii e rividi il mio inferno minimo, mi chiesi quando avrebbe avuto fine e il mio pensiero fu che avrei voluto che non si estinguesse mai, che avrei voluto morire per sempre, se era quello morire”.

    Centoundici pagine per raccontare una sorta di apprendistato del dolore. Un dolore difficile da esprimere, soprattutto quando inizia in giovane età. Ci sono la morte dei genitori, le esperienze limite, la droga, la cocaina, i taxi, il giorno, la notte, la pornografia, il sesso, la sconfitta, la rinascita, la poesia. Un abbraccio fatto di confusione e alterazione di sensi, di liquidi e bocche, accompagna lo scrittore nel passaggio dalle ossessioni adolescenziali a quelle adulte. Centoundici pagine difficili da digerire, amare e commoventi: tutto dipende da quanto il cuore è in grado di reggere.

    La vita oscena, Aldo Nove, Einaudi, 2010


  5. Magic Kingdom: la morte secondo Stanley Elkin

    dicembre 20, 2010 by La Vyrtuosa

    Cosa potrebbero mai desiderare dei bambini malati terminali? E’ quello che si chiede Eddy Bale, dopo aver perso il figlio dodicenne Liam, affetto da una grave malattia incurabile. Eddy è devastato dal dolore e dai sensi di colpa. Invece di acconsentire alle numerose terapie invasive, che hanno solo prodotto gravi effetti collaterali, avrebbe dovuto rendere gli ultimi giorni del ragazzino un vero e proprio spasso: guardare la televisione fino a tardi, svaligiare le pasticcerie, fare dei picnic con cestini pieni di gelato, fargli cariare tutti i denti a furia di bignè e budini. Così, questo padre abbandonato dal figlioletto – e poi anche dalla moglie che, subito dopo la sepoltura di Liam, ha preferito rifarsi una vita con il tabaccaio – decide di organizzare un viaggio a Disney World e portare nella patria del divertimento sette bambini malati terminali, destinati ad accanimenti terapeutici che non farebbero altro che affrettare i tempi della loro dipartita. C’è Janet Order, tredicenne dalla pelle blu, nata con un buco nel cuore e con l’aorta trasposta. C’è Rena Morgan, che combatte contro una terribile fibrosi cistica. Lo spiritosone del gruppo, Benny Maxine, dalla faccia bitorzoluta e il fegato ingrossato, che avrebbe preferito sbancare il casinò di Montecarlo, piuttosto che stringere la zampa di Topolino. E poi ci sono Noah Cloth, con un tumore alle ossa, Lydia Conscience, la quale a causa di un cancro alle ovaie, che le ha fatto lievitare la pancia a dismisura, viene ripetutamente scambiata per una donna incinta, Tony Word, che sta morendo ucciso dai leucociti, e, infine, Charles Mudd-Gaddis, invecchiato prima del tempo e destinato alla sedia a rotelle. Eccoli, quindi, tutti insieme nel mondo fatato per tentare di sconfiggere la realtà a colpi di fantasia.
    Ma non sono soli, ad accompagnare il gruppetto, oltre a Eddy Bale, ci sono una serie di personaggi dalle nevrosi più disparate, affetti da “malattie dello spirito”. Una tata che vorrebbe essere come Mary Poppins, ma che in realtà è vittima di gelosie e amore disinteressato. Un infermiere, descritto in tutta la sua omosessualità, che ricerca avventure nei bagni dell’hotel da sogno. Una donna, né tata né infermiera, che decide di prendersi una stanza singola per poter fumare in pace e darsi piacere per scaricare la tensione. Un medico frustrato e ossessionato dalle diagnosi, soprattutto di persone ebree. Neanche il dr. House con la sua migliore équipe sarebbe in grado di affrontare un simile quadro clinico. Eppure, l’autore, Stanley Elkin, riesce ad analizzare a fondo tutti questi “casi umani”, attraverso la pluralità dei punti di vista, mettendoci così tanta ironia da far apparire la storia una tragicommedia contemporanea. Il parco divertimenti fa da sfondo alle situazioni grottesche in cui si imbattono i protagonisti grandi e piccoli: vicende e conversazioni bizzarre si intrecciano con la critica al consumismo sfrenato incarnato da quel paradiso fatto di giostre, case stregate, Pluto, Minnie e Topolino sempre apparentemente sorridenti e affettuosi. Ma la perfezione così fittizia di Disney World si sgretola durante il momento della parata con i carri e le fanfare, tanto da sembrare “quasi la celebrazione di una vittoria bellica, dove gli orsi, i paperi, i cani e i nani erano degli schiavi, prigionieri già convertiti”. E i sudditi esultano al loro passaggio come fanatici impazienti, quegli spettatori dai difetti così evidenti da farli sembrare portatori sani di obesità, acne, espressioni da film horror, calvizie, cattivo gusto nel vestire e idiozia nel portare maschere di cartoni animati a cinquant’anni. I piccoli malati si accorgono di quanto orrore ci sia intorno a loro e si sentono meno soli. Forse anche più sani. E, soprattutto, sollevati dal fatto di non poter mai diventare così.

    Nel libro l’umorismo si spreca, ma è lo stile elaborato, la formulazione di lunghi periodi fatti di incisi e parentesi, riproducendo il ritmo del parlato, a fare da padrone alla storia. Nulla è dettato dall’istinto, ogni singola parola, ogni singola virgola sono frutto di un lavoro ragionato e limato alla perfezione, rendendo tutto ancora più surreale, nonostante la concretezza delle sofferenze umane. Non esiste autocommiserazione, nessuna pietà nel racconto di questo genio del postmoderno scritto nel 1985. Per chi ama autori americani come John Barth, Richard Yates, Donald Barthelme, deve necessariamente lasciarsi catturare dall’opera di Stanley Elkin, il quale non ha ancora raggiunto la fama che gli spetterebbe, tanto da fargli ammettere ironicamente durante un’intervista: “Probabilmente conosco tutti i miei lettori per nome”.

    Magic Kingdom, Stanley Elkin, Minimum fax, 2005


  6. Armi non convenzionali

    dicembre 17, 2010 by La Vyrtuosa

    Armi di distruzione di massa. Speriamo. (Gli e-book non valgono, eh).

    (via Tijereta)