
“Difendila! Potrebbe essere tua moglie, tua sorella, tua figlia”. E’ questa la frase che accompagna il manifesto per il seminario “Femminicidi, ginocidi, violenze sulle donne”. Organizzato dal Centro di documentazione ricerca e iniziativa delle donne della città di Bologna, il convegno si terrà il 17 aprile nell’Aula Magna di Santa Cristina. Le intenzioni sembrano le migliori, la scelta dell’immagine è eccessivamente equivoca: un uomo di colore aggredisce una donna bianca. Scattano le polemiche, l’accusa di razzismo, le proteste della Consulta degli immigrati, di alcuni esponenti del Pd bolognese, della Casa delle Donne e persino dell’Ordine dei Giornalisti dell’Emilia-Romagna.
E’ un manifesto che risale al Ventennio fascista, che in Italia non è detto sia terminato con la morte di Mussolini, e quindi potrebbe anche voler significare “Siamo ancora a questi livelli”. Però trovo che questa scelta non sia dettata dalla competenza e dalla sensibilità di chi si è occupato di allegare l’immagine all’invito al seminario (ovvero Milli Virgilio, Assessore alle Pari opportunità), senza preoccuparsi di aggiungere alcuna didascalia esplicativa. In tal modo a chiunque verrebbe “spontaneo” accusare gli stranieri per le violenze e i maltrattamenti verso le donne.
Il problema è che non si hanno le capacità per gestire tematiche così importanti, non si tiene conto dell’impatto che può suscitare un’immagine, risultando provocatoria o, addirittura, fuorviante. Come al solito la persona giusta non è mai al posto giusto.
