Sono state delle foto a farmi ricordare che dopo 22 estati passate in giro per la costa salentina non ho potuto oziare, durante questi afosi mesi, tra bagni, “sculacchiate” al sole (come direbbe la Sisa), partite di beach volley e falò notturni. Non ho neanche fatto una volata in piscina. Anche se, a dire la verità, non sono tipo da piscina: io sono più da “acqua salata (quella che ti increspa i capelli e torni a casa peggio di un vello ovino e quella che poi ti restano i granellini di iodio per tutto il giorno!), piedi nella sabbia rovente e giochi in riva al mare”. Sull’ultimo punto, non pensiate sia in prima linea a fare acqua-gym o cose del genere. Con tutto il rispetto per chi le pratica, ma io prefersico, al massimo, godermeli sotto l’ombrellone i pensionati che si affaticano per seguire le mosse degli animatori. Però sono anche tipo da “libri e giornali mentre prendo il sole”. Anche se in spiaggia le distrazioni sono tante, troppe, non sono mai riuscita a non infilare almeno un libro nella borsa. Ma quest’anno niente mare, niente sole. E, infatti, in città mi sono sentita una vera anticonformista, trasgressiva direi. Già sono pallida di natura, ma in questi mesi il colorito biancastro è spiccato in modo più che evidente in mezzo a centinaia di corpi abbronzati (o lampadati!).
Tutto questo per dire che i miei impegni mi hanno portato lontano dalla mia terra, meglio conosciuta come “lu Salentu” (lu sule, lu mare e lu ientu), nel periodo più bello, quando si può fare il bagno anche di notte, quando aspettare l’alba vicino la riva è un’emozione indescrivibile. Ed è sempre un’emozione nuova, perchè nessuna alba è uguale alle altre. Così come salutare il sole che sparisce dietro l’orizzonte tra acqua e cielo, tra blu e rosa, riempie gli occhi di uno spettacolo più unico che raro. Quest’anno niente amici leccesi, niente amici che ho modo di vedere solo a mare, niente “spettegules” sotto l’ombrellone e sotto la lente dell’occhiale scuro (della serie: io vedo te, ma tu non saprai mai dove cade il mio sguardo!), niente di niente insomma. Solo lavoro. E ora siamo in autunno, una delle mie stagioni preferite. Clima ideale, foglie che cadono e corsi all’università (sì, credo di essere l’unica ventenne al mondo che ama seguire le lezioni… anche quelle alle 8 del mattino!). Propositi per la stagione invernale e guardaroba arricchito di maglioni e pashmine (ognuno ha i suoi vizi). Odore di pioggia e specchi d’acqua per le vie, serate a chiacchierare intorno a un tavolo e dita bruciate dalle caldarroste dei chioschetti agli angoli delle strade. Letture avvolte dal calore della propria casa, mentre fuori tira quel venticello freddo che fa tremare i rami, e film visti sul divano, sotto il plaid e con una tazza di thè in mano. Insomma, adoro l’autunno. Ma l’estate mi è mancata.


