‘Vyrtuosa’s life’ Category

  1. Lost victim

    marzo 9, 2010 by La Vyrtuosa

    Lo detestavo. Sì, io Lost lo detestavo. Ho passato quasi tutta la prima serie a dormire dopo cinque minuti di telefilm, per poi leggere i riassunti su wikipedia. Poi, il dramma. La dipendenza è arrivata poco prima della seconda stagione. Adesso, mi ritrovo a inveire persino contro quei pochi secondi di “sigla”, il cui unico scopo è quello di destabilizzare i miei neuroni, attivati per fornire risposte che neanche gli sceneggiatori di Lost sarebbero stati in grado di partorire.

    Io Lost lo detestavo. Avrei trovato più appassionante leggere le avventure di Mosè, piuttosto che vedere i sopravvissuti di un incidente aereo alle prese con orsi polari, scie di fumo nero, botole, strane sequenze di numeri e flash-back di vita vissuta.

    Io Lost lo detestavo. Adesso c’è qualcuno che mi dice: “Dai, non puoi guardare Lost tutto il giorno”. Già, dimenticavo. C’è anche la sesta serie di Grey’s anatomy.


  2. E’ tempo di pagelle per il Parma WorkCamp

    marzo 22, 2009 by La Vyrtuosa

    parmawork

    Il Parma WorkCamp è finito ieri dopo la-due-giorni-no-stop che ci ha visti protagonisti dell’evento. Ma un po’ come tutte le grandi (?) manifestazioni, è il giorno seguente a essere caratterizzato dalle reazioni. Quindi , via libera a commenti e giudizi. Dato che questo post non vuole essere una dettagliata descrizione dei giorni trascorsi insieme e di tutte le non-conferenze tenutesi nella terra di nessuno (e qui la Fran capirà), ecco solo piccole impressioni tanto spontanee e poco riflessive sugli interventi e i partecipanti:

    • Prima di farlo parlare, date un camomilla, una tisana, un po’ di valeriana o anche del valium, se lo avete in casa, a Marco Camisani Calzolari. Io ho seriamente temuto che gli partisse un embolo da un momento all’altro durante la sua performance di comunicatore. Voto 8 soprattutto per le slide esplicative con le foto pescate chissà in quale meandro del web :)
    • Se dovete scrivere un Curriculum Vitae, non azzardatevi a seguire i consigli di Auro e Vanz, per carità: non indicate tra gli hobby quello di trascorrere le vostre giornate su Twitter, Friend Feed, Facebook solo per non annoiare il possibile datore di lavoro… perchè col cazz* che vi assume! Al massimo scrivete che ne siete a conoscenza, ma che non ci avete mai avuto a che fare con quei postacci e luoghi di perdizione (perchè è peccato! Tra un po’ lo dirà anche Ratzy, ricordatevelo). Voto 9 per la fiducia ai social media e al piercing sulla lingua di Auro :D
    • Secondo Sara Maternini sarà web-politically correct scrivere durante l’orario di lavoro “Non sto facendo un’ emerita cippa”? Però in francese eh, “Je ne fais pas n’importe quoi”, che è più raffinato ed elegante. Voto 8 per la velocità con la quale riusciva a nominare “Friend Feed,  Delicious, Flickr, Facebook, Twitter, Linkedin e quant’altro” ;)
    • Voglio ricordare a Precario che mi deve un link, in quanto ha ricevuto  una porzione di fusilli al pesto (gentilmente offerti da dove c’è Barilla c’è casa), ceduta dalla sottoscritta. Voto 10 per l’interismo innato e per lo stomaco insaziabile (cito: “Eh, ho bisogno di mangiare: dopo devo affrontare tutto quel viaggio”… si parla di tornare a Milano, un’ora e mezzo di macchina… e non aggiungo altro! :D )
    • Magnifica la location, splendido il rinfresco e apprezzatissimi gli omaggi  culinari a base di parmigiano reggiano e succhi di frutta (pare una brochure di serie B, me ne rendo perfettamente conto).  Propongo di regalare alla Fran una vacanza-premio di 2 settimane in qualsiasi posto che non le ricordi Parma, il suo comune e le “efficientissime e disponibilissime” responsabili con le quali ha avuto a che fare. Voto 10 e lode a tutto lo staff e alla mamma della Fran.
    • Infine, chi cazzo era Paul The Wine Guy? Già non ho la più pallida idea di che faccia abbia, figuriamoci se avessi mai potuto riconoscerlo da altri particolari, noti invece (così dice) al signor Stefigno,   famoso frequentatore di barcamp e toilette ;) Voto 8 per non avergli stretto la mano per ovvi motivi.

    Dato che mi sento magnanima di link, ecco una carrellata di bella gente presente al PWC (all’inizio non avevo mica capito cosa fosse sto “PWC”, tanto per la cronaca!): Linda, Francesca, AdamoEllis (che mi ha letteralemente conquistata, sapevatelo!), Paz83, Suzukimaruti, LaFra, Elena, Bloggo, Piero, Maria, Stella86 (proprio all’ultimo però!! Ci rifaremo, cara mia… via D’Azeglio ci attende) e quant’altro. Mi raccomando, elencateli ad alta voce e velocemente come solo la Maternini ci ha insegnato.

    Ci si vede al prossimo barcamp…

    PS: ecco l’articolo “serio” sul PWC (che poi io non ho mica capito se vi ho partecipato in quanto giornalista o in quanto blogger… mah! Di sicuro non ero Paul The Wine Guy!)


  3. Arieccola…

    dicembre 10, 2008 by La Vyrtuosa

    bart

    Non sono morta, non sono stata rapita dall’anonima sarda (avreste almeno ricevuto una richiesta di riscatto, mi auguro), non  sono scappata sullo yacht  di un miliardario russo  (sì, i miliardari russi hanno sempre uno yacht). Sono solo stata un po’ impegnata, qualche pensiero in più nella testa e “tanto” studio, che dovrebbe dare i frutti lunedì 15… sì, ci crediamo tutti :-/  Una pausa fa sempre bene, forse è durata più del previsto, ma ora mi sento molto più motivata. Le ultime parole famose.

    Poi, a dire la verità, ho avuto una certa repulsione per i blog, a partire dal mio. Non avevo voglia di girare e lasciare commenti e tanto meno scrivere senza idee degne della mia persona e della vostra intelligenza: non avendo nulla da dire, ho preferito tacere piuttosto che sparare inutili idiozie. In realtà, molti dei blog ho continuato a seguirli dal feed, che odio (mi mette addosso sensi di colpa mai provati!), ma che per mancanza di tempo/voglia alla fine risulta pratico e veloce. Insomma, ho pensato più alla mia vita che alla vostra, non me ne vogliate.  Ma ora la mancanza si sta facendo sentire e, quindi, tornerò presto ad aggiornare come si deve e a leggere tutti i vostri post “natalizi”! Ringrazio, comunque, per tutte le mail di complimenti (al blog, non a me :D ) e di sollecitamento per nuovi aggiornamenti, arrivate in questi giorni. Siete peggio del Comune, quando deve richiedere i pagamenti delle multe, che si tenta di ignorare con nonchalance! :)

    Se vi state domandando cosa ho fatto di così eclatante in questo periodo, sappiate che la risposta non  vi giungerà mai per vari motivi quali: 1) non ho la solita voglia/tempo di spettegolare sulla mia vita 2) questo è un blog “serio” (ehi, lo vedo il vostro sorrisetto eh!!??), non adatto alle mie vicende personali, se non per qualche scopo preciso e voluto 3) per i fattacci della sottoscritta rivolgersi al caro vecchio facebook, il libro dei perditempo come me.

    A voi sono mancata? Se sì, mi dispiace, ma eccomi di nuovo qui… della serie: la gramigna non muore mai! Se, invece, speravate di esservi definitivamente sbarazzati di me, beh… ribadisco: la gramigna non muore mai ;)


  4. L’ (in)utilità del tempo…

    ottobre 30, 2008 by La Vyrtuosa

    Da notare la foto mezza storta per pubblicare quanto prima il reperto archeologico detto "foglio di carta". La situazione è grave...

    I wishFraminoNotoriousxlLa Foresta di SherwoodFulvia LeopardiChambre332Chiaretta 2707Italo-spagnolaClockwisePocaCola

    Grazie a Paz83 per la gentile perdita di tempo! ;)


  5. Matrimonio: se lo conosci… lo eviti

    ottobre 22, 2008 by La Vyrtuosa

    Ormai, quasi ogni mio post scaturisce da una conversazione o uno scambio di commenti su msn o facebook, che non mi rende estremamente felice: preferisco di gran lunga chiacchierare face to face con lo sventurato di turno. Però, anche questa volta, il tema che affronterò a breve è stato partorito sul web da due menti geniali che metteranno al mondo un piccolo demonio tra circa 7 anni (abbiamo deciso il raggiungimento dei miei 30 anni di età per il concepimento). Ora, il mio interlocutore virtuale, in realtà, ha assunto da tempo indefinito le sembianze di una scimmia tabagista, ma il suo cervello riesce a equipararsi al nostro e, lo ammetto, anche a superarlo di gran lunga. Insomma, il discorso che è venuto fuori riguarda il matrimonio. Ecco, già quella parola mi mette ansia nel pronunciarla, figuriamoci a scriverla, scandendo ogni singola lettera con un battito di dita sulla tastiera. Lo ammetto, sono intollerante al matrimonio. A quello in chiesa soprattutto. Perchè mai dovrei usufruire di un’istituzione per sancire definitivamente il mio legame sentimentale? Io ne faccio anche una questione di idee, cioè non sono credente: mai andata al catechismo, a parte rare volte, giusto per capire chi fossero i futuri fedeli. Oggi tossici e bestemmiatori incalliti. Io sono fuori dal giro, per fortuna. E poi il mio rapporto con la chiesa non è pessimo, di più. Non concepisco la loro visione religiosa opportunista e meschina, quindi, perchè dovrei ritrovarmi nella “casa di Dio” per dire il famigerato “sì” al mio compagno?

    E, fin qui, io e il mio “genio incompreso” siamo più o meno d’accordo entrambi. Su un punto, però, non ci troviamo affatto: monogamia per me, poligamia (o, comunque, niente “per tutta la vita” con la stessa persona) per lui. Magari non credo nel matrmonio, ma in un rapporto duraturo con la stessa persona sì. Insomma, se si intraprende una storia (d’amore? Dai, non specifichiamo che è meglio!), a me piace guardare al futuro, pormi degli obiettivi da raggiungere con chi mi è a fianco. Una relazione, a mio parere, serve anche a questo, a crescere, a confrontarsi e a produrre qualcosa. Altrimenti per cosa si sta insieme? Fa bene vivere alla giornata, ma un traguardo va fissato. E le tappe per il suo raggiungimento alimentano il desiderio di una vita condivisa, con i suoi momenti belli e con quelli tristi. Superare ostacoli in due significa continuare a crederci in quella storia e continuare a evolversi come persone e come coppia.

    La mia opinione potrà essere contestata, accettata, condivisa: fate voi. Il mio è solo un personalissimo punto di vista su un argomento che non credo mi riguarderà da vicino. Sarò cinica, ma io in futuro mi vedo sola con una gatto che mi aspetta davanti alla porta di casa tornata dal lavoro. E’ sciocco, ma non riesco a immaginarmi con una famiglia e dei figli, che ci volete fare. Poi magari sforno una squadra di calcio e mi trasformo in una “desperate houswife”, chi lo sa. Ma conosco i miei limiti, ve lo assicuro. Oppure, ad un certo punto, l’orologio biologico inizierà a lasciarmi post-it sul frigo e a intimarmi di darmi da fare alla ricerca del marito dell’ultimo momento. Fra qualche anno ve lo dirò… ripensandoci, però, quell’abito da sposa che ho visto l’altro giorno in centro mi starebbe più che bene. Mi sa che lo comprerò. Ma per carnevale, tranquilli.


  6. Post adolescenza: ora iniziano i problemi (ma avranno mai fine?)

    ottobre 12, 2008 by La Vyrtuosa

    E’ meglio l’adolescenza o la post adolescenza? Era il dilemma posto da Catepol qualche giorno fa, tempestivamente risolto tramite Twitter. Lei è giunta alla conclusione che è meglio l’adolescenza. Io sono andata in crisi. Sì, perchè ogni volta che penso alla mia condizione di ventiduenne (d’accordo, sono più vicina ai 23, ma mancano ancora 2 mesi!) mi domando: cosa sono? In quale categoria generazionale devo infilarmi? Perchè non riesco a impormi uno stile di vita adeguato a una fascia d’età? Beh, la risposta è arrivata. E non è minimamente simile a quella di Catepol. La post adolescenza è terribile, è un limbo, una via di mezzo, siamo un po’ tra color che son sospesi (come direbbe il buon Dante Alighieri): insomma, nè carne nè pesce. Non puoi fare le cazzate da sedicenne perchè poi ti danno dell’ “infantile”, ma comportarti troppo da adulto risulta estremamente impegnativo e rischierebbe di tagliarti fuori dai giochi (qualsiasi). Se fai l’università, ti senti un po’ come a scuola, tra libri, esami e professori sadici. Se sei già entrato nel mondo del lavoro, continui a ostinarti a voler vivere ancora le emozioni date dai banchi di scuola. Solo che, paradossalmente, quando eravamo al liceo, non vedevamo l’ora di entrare nel mondo degli adulti, di avere 18 anni, la patente e andare fuori di casa. Io fuori di casa ci sono già. E sto bene, tanto. Ma rimpiango il mio essere più propensa alla scelte che il destino mi aveva riservato, senza porsi troppi problemi nel chiedermi perchè, per come e per quando. Cioè, qualsiasi cosa succedesse: sti cazzi.

    Ora no, perchè avere 22 anni (ok, quasi 23… lasciatemi godere gli ultimi mesi di gioventù :D ), vivere sola, frequentare l’ultimo anno di università (cioè il quinto, cioè proprio l’ultimo, cioè dopo anch’io sarò una disoccupata!), badare a me stessa, intrattenere rapporti semi-lavorativi, mi  obbliga inevitabilmente a un comportamento più responsabile. Che, per carità, non può che farmi piacere. Però troppe dinamiche sono ancora confuse: se indosso una felpa e le nike con gli strappi (chiamate “simpaticamente” Lelly Kelly) mi scambiano per una liceale, se mi tiro con tacco 10, trucco e parrucco da gara, ecco che mi appioppano almeno (e dico almeno) 25-26 anni!! E sono problemi, questi. Mandano in tilt la mia identità.

    Quando poi passi una serata al pub con gli amici e come vicini di tavolo ti ritrovi degli ultra trentenni che appena notano una che lancia loro occhiate furtive, una che apprezza la barbetta incolta dell’over 30 e una che se la ride, godendosi la scena, iniziano a buttare sguardi compromettenti, sorrisetti ammiccanti,  stiracchiamenti vari per avvicinarsi,  a urlare che “io con i miei 27 anni” (seeee, bello non siamo mica nate ieri!!), a giocare con la fede, facendo finta di toglierla, allora ti chiedi “ma cosa c’è che non va?”. Sei un adulto, sposato per di più, e perdi il tuo tempo a fare il giovincello con tre ragazzine? E non è per quello che ha tentato di fare, quanto che a casa aveva una moglie che lo aspettava. O magari era anche lei in un locale a sbattere le sue lunghe ciglia davanti al giovincello di turno. Io so solo che mi sono sentita inadeguata. Oggi avere 22anni (e non rompete le palle, i 23 arriveranno!) significa essere un soggetto non definibile, ancora da scoprire, work in progress. Non so se mi sta bene. Io voglio la mia autonomia, che non è solo quella economica, ma anche quella di sentirmi parte di un contesto sociale. Quindi, o si ritorna ai cari 15 anni, dove era tutto un mix di umori e malumori e dove tutti ti scusavano proprio per il fatto stesso che “è l’età”, oppure ibernatemi e risvegliatemi tra un po’ di anni, quando anch’io potrò avere il mio posticino nella società. Le crisi adolescenziali, in confronto, erano momenti di “piacevole” caos esistenziale.

    Comunque, l’altra sera io e i miei amici abbiamo tirato fino alle 2. I tre over 30 prima di mezzanotte si sono alzati e hanno chiuso i battenti. Forse, a pensarci bene, sono loro ad avere la peggio.