Archive for the ‘Televisione’Category

Caro Silvio, la classe non è acqua

Come i tronisti (decaduti) fanno il giro delle discoteche più “in” dell’Italia per esibire fisici da palestrati e dimostrare di saper scrivere lasciando il loro autogafo con dedica su foto e biancheria intima, così Silvio Berlusconi ha deciso di organizzare un vero e proprio giro turistico per le televisioni d’Oltralpe (e d’Italia, ovviamente), sfoggiando tutto il vittimismo di cui è capace e di cui ci ha dato riprova anche in questi ultimi giorni. Ed ecco, quindi, un’intervista del premier all’emittente francese France 2. Il giornalista non spicca per aggressività, ma riesce a toccare i vari punti principali che tanto ci fanno essere “orgogliosi” del nostro Presidente del Consiglio. Se ancora non si era capito, il divorzio tra Berlusconi e Veronica Lario è un fatto privato e tale deve restare. Eppure, Lui continua a rilasciare interviste parlando dei panni che andrebbero lavati in famiglia, nonostante sia un personaggio pubblico, e che grazie alla sua “classe con la quale ha gestito la situazione”, gli hanno donato un aumento della popolarità, salita  infatti al 77%. Ma sbaglio o anche dopo il terremoto in Abruzzo aveva dichiarato un consenso maggiore da parte degli italiani?

E non è tutto : “A Porta a Porta ho cominciato con il 15% di share e in dieci minuti ho portato la trasmissione al 43%. Con me ha fatto il record“, sottolinea Berlusconi durante l’intervista alla tv francese. Che classe, davvero un signore snocciolare dati auditel, dovuti al racconto delle sue dolorose vicende personali all’amico del cuore Bruno Vespa. Il salotto di Rai 1 si era trasformato nella cucina di due pettegole che si scambiano gli ultimi gossip davanti a una tazza di caffè.  Solo che davanti alle telecamere ha tutto un altro sapore .

Poi arriva il momento “vittima sacrificale” : «La stampa e la televisione sono contro chi è al potere. In Italia, contrariamente a quello che si pensa all’estero, lo sono il 90% della stampa e praticamente tutte le televisioni. Tutti vogliono mostrare di essere indipendenti. Tutti i giorni dicono qualcosa contro di me, anche le mie». Vuoi vedere che l’intervista per la tv francese ha qualche subdolo scopo? Tanto Mediaset è sua, la Rai deve sottostare alle sue volontà, che sarà mai accaparrarsi anche un’emittente d’Oltralpe? Speriamo almeno si porti dietro tronisti, veline e letteronze per riempire il palinsesto.

07

05 2009

Il canto che incanta: la rivincita di Susan Boyle

Che per cantare sia necessario avere una bella voce, è fuori di dubbio. Che per partecipare ai talent show sia doveroso possedere, oltre a (presunte) doti artistiche, anche una certa fisicità-telegenia-bella presenza, è scontato. Eppure l’11 aprile sul palco del “Britain’s Got Talent“  si è esibita una 47enne che, a prima vista, si sarebbe pensato di farla partecipare al “Brutto anatroccolo”. In effetti, la natura non le ha donato un corpo alla Cindy Crawford, nè un viso alla Brigitte Bardot, bensì un’ugola che potrebbe fare invidia a numerosi cantanti giovani e meno giovani, italiani o stranieri. Si chiama Susan Boyle, fa la volontaria in una chiesa di Blackburn, sperduto villaggio scozzese, e ha dichiarato di non essere mai stata baciata. E, forse, non ha neanche mai sfogliato una rivista di moda. Ma questo era inutile palesarlo. Dettagli. Sì, in questo caso, si tratta davvero di dettagli trascurabili: non appena intona le note di I dreamed a dream, tratto dal musical “I Miserabili”, ecco che i ghigni e le risate sui volti dei giudici e del pubblico scompaiono per far posto alle espressioni di stupore e di sorpresa.

susan-boyleStanding ovation, lacrime, urla e applausi per il nuovo talento made in Britain. Il video con la sua esibizione è stato visto su youtube da 5 milioni di persone e la Sony ha già preso contatti con la Boyle. Non sarà mai stata baciata da un uomo, ma dalla fortuna sì. Magari è arrivata un po’ in ritardo, ma è giusto che la sua voce ottenga i giusti riconoscimenti. Anche Mario Giordano vorrebbe essere al suo posto, ne sono sicura.


17

04 2009

L’ultima “Invasione” della Bignardi

Ancora una stagione delle “Invasioni barbariche” su La7 e poi via verso la pole position del telecomando: in primavera Daria Bignardi potrebbe iniziare un nuovo programma su Rai2. Spiega questa sofferta, ma a quanto pare inevitabile decisione nel suo blog su Style.it (in cui vengono pubblicati gli articoli della sua rubrica su Vanity Fair).

Via Campo Dall’orto, l’ex direttore di La7, via Daria Bignardi. Sarà per scelta personale, sarà perchè il bilancio economico della rete non poteva coprire le spese del programma “barbarico”, fatto sta che non vedremo più la conduttrice sul canale dei “fighetti” (quest’associazione, poi, me la devono ancora spiegare…). Di sicuro è stata “una scelta difficile perché ho avuto il privilegio di lavorare in una rete in cui mi riconoscevo”, quindi, il profumo dei soldi non dovrebbe aver influito eccessivamente su questa migrazione. Poi, si sa, tutti devono mangiare. Ma non è così scontato trovare persone, soprattutto del mondo dello spettacolo, che si sbilancino in complimenti e convenevoli. Sentiti, ovviamente. Non per il semplice gusto del lecchinaggio tout court.Se La7 deciderà di continuare il format senza di me, mi farà solo piacere: è bello quando una tua idea funziona e rimane”. Pensa al futuro, ma non dimentica il passato. Anzi.

Per me è una delle migliori in tv, una vera conduttrice: sa come stuzzicare i suoi ospiti, sa come far tirare loro fuori il meglio e il peggio di sè. Ma sempre con rispetto, con classe, mai invadente. E, nonostante  io sia dispiaciuta di non vedere più le Invasioni, sono anche curiosa di scoprire cosa stia preparando per la prossima stagione.

Ha 47 anni, è una giornalista, ha lavorato con Gad Lerner e Gianni Riotta, ha condotto programmi di spessore (eccetto “Il grande fratello”, unica pecca a mio avviso). Ma a 50 anni vorrebbe lavorare solo per Vanity Fair. Io ci credo poco. O, forse, mi costringo inconsciamente di non prendere in considerazione un precoce abbandono da parte della “femminista radical chic per eccellenza”, come qualcuno è abituato a chiamarla. Che, poi, “femminista” e “radical chic” suonano anche bene insieme. Quindi, niente polemiche a riguardo.

Intanto è impegnata nella scelta dei nuovi ospiti, che da venerdì saranno vittime delle sue immancabili pistole alla tempia e fra i nomi spunta quello di Morgan, “l’alternativo”. Quello che, se non vi avesse preso parte, “X Factor” sarebbe stato l’ennesimo flop della Rai (e non significa che non lo sia stato veramente!). Magari un po’ di “assenzio” ci potrebbe far dimenticare l’imminente “perdita” della migliore conduttrice di La7 e, forse, sperare in un nuovo inizio su rai 2. Almeno per disintossicarci un po’ dalla Ventura.

08

10 2008

Io muoio, tu muori, egli muore. Quando la paura non fa rima con la morte

“Di cosa avete più paura?  Dell’immigrazione, della criminalità, della disoccupazione, dell’isolamento o della scienza e delle sue tante incognite?” E’ così che Lilli Gruber ha iniziato la puntata di ieri sera di Otto e mezzo, dal titolo “La fabbrica della paura”. Tra gli ospiti il ministro della Difesa Ignazio La Russa, il genetista del San Raffaele di Milano Edoardo Boncinelli, che ha illustrato le risposte della scienza alla paura, e la docente dell’Università Bocconi Annamaria Testa, che ha spiegato come la paura sia usata nella comunicazione. Un bel mix di politica e pubblicità. Ma è proprio sulle parole della Testa che voglio soffermarmi. “La pubblicità lavora su elementi dotati di un supporto, non è impostata sul vuoto”. Ci deve essere qualcosa di realmente percepibile, insomma. E parlando di grandi prospettive e di futuro, ecco che è più facile utilizzare la paura per ottenere il massimo rendimento.  In fondo, la paura è un “fattore di procreazione assistita” e certi danni cerebrali, come quelli causati dalla droghe, azzerano la percezione della stessa. Discorso giustissimo e argomentato nel migliore dei modi. Da Annamaria Testa ovviamente, non da La Russa, che tentava di sviare con battute di quart’ordine le precisazioni della comunicatrice (permettetemi questo appellativo per la docente che si occupa di comunicazione a 360°) e della Gruber.

Ma perchè non si è parlato della paura della morte, a parte qualche piccolo accenno? Sarà che è la mia paura più grande, forse per eccessiva razionalità che mi costringe a tenere sempre tutto sotto controllo, ma credo che attualmente sia davvero un problema sociale. Nel senso che, paradossalmente, ci sono molti più modi e, soprattutto, facili e veloci, per andare “tranquillamente” nell’al di là. Un tempo si moriva per una banalissima febbre, ora basta una pastiglia e passa tutto. Ma basta una pastiglia anche per terminare il breve viaggio in questo mondo. Perchè ieri nessuno ha detto che non si ha più la paura di morire? Perchè la morte è vista, ormai, come qualcosa di lontano da noi, una cosa per vecchi. E non mi riferisco solo alle droghe, ma anche alle auto che hanno la possibilità di superare i 200 km/orari, agli insani modelli di bellezza proposti da tv, riviste e passerelle, alle armi tenute in casa semplicemente dentro un cassetto, come se fossero oggetti come gli altri. Non si riesce più a comprendere cosa significhi morire, ma a questo punto mi viene da pensare che non si comprenda neanche più cosa significhi vivere. Sono due facce della stessa medaglia, ne sono consapevole. La morte fa parte della vita. E proprio per questo dovrebbe avare la giusta considerazione. Si pensa a non invecchiare, tra cure, aiuti estetici, lifting, trapianti di capelli, ma poi non si pensa ad evitare quello che potrebbe anche togliere tutte queste “inutili” accortezze.

E’ un ragionamento distorto? Non credo. Ma se dovesse bussare l’uomo della favola che “non-devo-avere-paura-che-tutto-va- bene-e-che-non-mi-succederà-mai-niente-di-male”, io saprò cosa fare. Non aprire.

26

09 2008