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  1. Giornata mondiale del libro e del diritto d’autore

    aprile 23, 2012 by La Vyrtuosa

    Giornata_mondiale_del_libro

    I libri ci danno un diletto che va in profondità, discorrono con noi, ci consigliano e si legano a noi con una sorta di familiarità attiva e penetrante (Fernando Pessoa)

    Il 23 aprile si festeggia la Giornata mondiale del libro e del diritto d’autore, evento patrocinato dall’UNESCO per promuovere la lettura, la pubblicazione dei libri e la protezione della proprietà intellettuale attraverso il copyright.

    Quale modo migliore di festeggiare se non acquistando, regalando e – ovviamente – leggendo un buon libro (o un eBook)?

    Ecco i miei consigli di lettura se per caso fate un salto in libreria:

    - In stato di ebbrezza di James Franco (minimum fax)

    - Q di Luther Blisset (Einaudi)

    - Se ti abbraccio non aver paura di Fulvio Ervas (Marcos y Marcos)

    - Qualcosa di scritto di Emanuele Trevi (Ponte alle Grazie)

    - Le vacche di Stalin di Sofi Oksanen (Guanda)

    - Stoner di John Williams (Fazi)

    Io ho fatto la mia parte. Voi cosa aspettate? Buona Giornata mondiale del libro a tutti!

    Sapere che si ha qualcosa di bello da leggere prima di coricarsi è una delle sensazioni più piacevoli della vita (Vladimir Nabokov)


  2. In stato di ebbrezza – James Franco

    aprile 23, 2012 by La Vyrtuosa

    In stato di ebbrezza - James Franco

    Il giorno di Halloween di dieci anni fa, al mio secondo anno di liceo, ho ucciso una donna.

    ***

    È assurdo come accadono cose nuove che ti fanno dubitare che ci sia qualcosa di bello nella vita. Sono tutti lì che fanno finta di essere normali e tuoi amici, ma sotto sotto ognuno di loro vive un’altra vita di cui tu non sai un bel niente, e se solo avessimo una videocamera a riprenderci tutto il tempo, potremmo andare a guardare i video degli altri e scoprire com’è fatto veramente ciascuno di noi. A quel punto, però, ti ritroveresti a guardare le ragazze che fanno la cacca e i ragazzi che cercano di succhiarselo da soli.

    ***

    La materia preferita di mio padre è la matematica. Lui lavora all’IBM, nella Silicon Valley. Passa le giornate a fare matematica. Io odio la matematica. Mi fa studiare con lui, per cui in matematica sono bravissima, ma non vado a vantarmene in giro perché sono una femmina.

    ***

    I compiti in classe di matematica erano quasi sempre di giovedì, per cui il mercoledì io e mio padre dovevamo studiare molto di più, e io mi perdevo Beverly Hills 90210. Non lo registravo mai.

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    Uccelli, e uccelli, e animali, e cose; con le fionde, e i fucili ad aria compressa, li uccidevamo, e li uccidevamo. Ne uccidevamo un sacco. Una volta ogni tanto uno dei miei amici portava un fucile ad aria compressa e andavamo a fare baldoria. Sparavamo a tutto quello che si muoveva.

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    Poi Simone mi spezzò il cuore. Mi lasciò per Rio Gereaux, un campioncino di ginnastica. Eravamo in quarta elementare, ma fu comunque una bella mazzata. Cioè, quand’è che le cose dovrebbero cominciare a essere importanti? Adesso, e adesso, e adesso.

    ***

    Abbiamo sparato coi fucili ad aria compressa contro la chiesa Unionista. Le pallottole hanno fatto dei leggeri scoppiettii nel bucare le finestre della chiesa. Quando ero più piccolo mi metteva paura vedere quei puntini circondati di vene. Li associavo a dei cattivi sconosciuti con in mano aggeggi distruttivi. Senza faccia e che giravano vorticosamente. Adesso i cattivi eravamo noi.

    ***

    Eravamo ubriachi e ci inventavamo canzoncine tutte nostre. Cantavamo degli ebrei, e di quant’erano spilorci. Non con cattiveria, solo per fare casino e divertirci. Io cantavo a squarciagola.

    ***

    Dopo un po’ ho acceso la macchina e lentamente sono tornata verso casa del professor B. Nel vecchio pacchetto m’era rimasta l’ultima sigaretta. L’avevo messa sottosopra per esprimere un desiderio. Me la sono infilata in bocca, l’ho accesa e ho espresso un desiderio disperato.

    ***

    Quella notte non sono riuscito a dormire. Era come se fosse la vigilia di Natale, ma non lo era. Era una cosa che non conoscevo. Non avrei ricevuto né dato niente. Avrei solo portato via qualcosa.

    ***

    Stiamo qui seduti perché è buio, e fuori dall’edificio non ci sono luci. Ci siamo fermati solo perché è ancora notte e siamo ubriachi, e nessuno vuole andare a casa, mai, e questo posto vale come un altro per starsene semplicemente seduti nell’ombra e lasciare che la vita rallenti.

    Sono tutti adolescenti. Sono tutti di Palo Alto. Sono (quasi) tutti sempre strafatti di alcol o droga. E, soprattutto, sono tutti soli. Sono i protagonisti di In stato di ebbrezza,  raccolta di racconti di James Franco pubblicata da minimum fax (anche in eBook). Siamo nei primi anni ’90, quando il videogioco di culto era Street Fighter e in tv trasmettevano Nella giungla di cemento, un film fatto di sparatorie, sesso e furti d’auto nella parte di Los Angeles dominata dagli afroamericani. Anche Palo Alto era teatro di sparatorie, sesso e furti d’auto. E James Franco ce lo racconta in modo semplice, senza pregiudizi, senza inutili moralismi. C’è solo l’immensa solitudine di un gruppo di ragazzini che vanno alle feste per rimorchiare, fumare erba, scolarsi bottiglie di vodka e fare a botte. Si percepisce una costante tensione che porta i giovani ribelli a compiere azioni frutto della noia e della poca autostima. Ma sfido io ad avere stima di sé a 13 anni. E quindi si passa il tempo a sparare agli uccelli in volo, a bruciarsi le braccia con le sigarette, a fare svastiche sui muri (solo perché fa ridere) e a insultare gay e troie. Alcuni racconti sono splendidi nella loro unicità e, a volte, anche nella loro banalità.

    In Lockheed la protagonista, bravissima in matematica, inizia uno stage alla Lockheed Martin (quelli che fabbricano missili e satelliti): il suo compito è guardare vecchie bobine di filmati sulla luna e annotare le macchie che compaiono sulla pellicola. Dopo un po’ questo incarico diventa noioso, così Marissa decide di passare tutto il tempo a disegnare «arcobaleni, persone, città, pistole, gente che veniva colpita e sanguinava, gente che faceva sesso. Quando mi stancavo scarabocchiavo e basta. Provavo a fare ritratti di persone che conoscevo. Quelli della mia famiglia venivano fuori sempre buffi, facevano ridere perché erano somiglianti ma non abbastanza. Poi disegnavo tutte le cose della mia infanzia, tipo Hello Kitty e Iridella e i Miei Mini Pony. Disegnavo i G.I. Joe di mio fratello. Disegnavo i Miei Mini Pony che uccidevano i G.I. Joe». Marissa è un’artista. Si rifugia in quei disegni per scacciare l’insoddisfazione e il fallimento della vita reale. Poi c’è Storia americana. Il professore di storia spiega la schiavitù agli studenti di primo liceo e fa mettere in scena un finto dibattito tra gli schiavisti e gli stati liberi degli Stati Uniti. «Io facevo il Mississippi, e dovevo fare finta di volere che la schiavitù restasse legale. Io e gli altri quattro compagni che facevano gli stati schiavisti ce ne stavamo seduti da una parte della stanza e davanti a noi avevamo i cinque ragazzi degli stati liberi. Il resto della classe ci guardava con la faccia di chi non capisce niente». Interpretare un razzista ha le sue conseguenze. E di certo non sono conseguenze piacevoli. Usare la parola negro ti mette subito nella condizione di essere picchiato a sangue. Uno dei racconti più toccanti e difficili da digerire è Chinatown. È così che verrà chiamata Pam, mezza vietnamita e mezza bianca, che con la Cina non ha nulla a che fare. Conosce Roberto, forse se ne innamora: da quel momento diventa la ragazza di tutti. Sesso di gruppo quasi al limite dello stupro e della violenza più meschina. Chinatown si concede al cuoco di un piccolo ristorante, e Roberto ottiene una cena gratis.

    No, questa non è la Silicon Valley di Facebook e della Stanford University. Questa è la provincia americana in cui è difficile sopravvivere senza una bottiglia di birra in mano, quando al suo posto non c’è addirittura una pistola. Le delusioni sono tante e durante l’adolescenza sono amplificate al massimo. E il massimo lo dà James Franco, che oltre a essere un eccezionale attore e regista, è anche un abile narratore. Si sente un po’ l’aria di Bret Easton Ellis, ma in questi racconti c’è più semplicità nei sentimenti e nelle parole. E ti fanno venire voglia di prendere un foglio bianco e disegnare un grandissimo arcobaleno.


  3. Questa città che sanguina – Alex Preston

    aprile 20, 2012 by La Vyrtuosa

    Questa città che sanguina

    Io volevo solo vivere con la leggerezza che riusciva tanto bene ai nostri amici di Edimburgo, volevo solo muovermi per il mondo con lo stesso passo morbido, inconsapevole e indifferente al peso di una vita alle prese con le gelide necessità.

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    Avevamo così tanti ideali, così tanti sogni, e alla fine ci siamo accontentati dei soldi.

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    L’insicurezza strisciava alle mie spalle come un mostro, schizzando su e scatenando il terrore ogni volta che avevo un momento di sollievo. Mi ci vollero anni per capire che nel mondo della finanza sono pochi quelli che sanno davvero cosa stanno facendo. È un gioco di bluff astratti, una scommessa sul fatto che chi ti sta accanto sia leggermente più stupido di te o troppo poco coraggioso per far notare i tuoi errori.

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    Mi chiesi quante persone vivessero così, procedendo disperatamente da un giorno all’altro, stringendosi con dita tremanti ai rituali della vita quotidiana.

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    Il tempo si rastrema verso un punto preciso. Come la sabbia di una clessidra, il tempo si spoglia di tutto ciò che non è essenziale, si raffina nel flusso puro di un unico minuscolo cristallo. Noi aspettiamo e guardiamo la sabbia cadere tra le cosce di una clessidra.

    ***

    Forse Madison aveva capito tutto: impara a dare al lavoro più importanza di qualsiasi altra cosa e il tempo libero cessa di esistere: non c’è bisogno di stipare i fine settimana e le vacanze con disperate imprese adrenaliniche che riempiono solo di passaggio il grande vuoto della vita.

    Comprarsi il futuro pagandolo con la gioventù. È ciò che fa Charlie Wales, 24 anni e una laurea in Lettere. Durante l’università a Edimburgo conosce Vero e Henry, gli amici perfetti, quelli che diventeranno anche i suoi coinquilini a Londra. Una volta terminati gli studi, i tre si trasferiscono nella City, colmi di ambizioni, di desideri, di traguardi da raggiungere. E il traguardo più importante per Charlie è fare soldi, tantissimi soldi. Solo così potrà sentirsi forte, invincibile, e regalare un futuro dorato a Vero. Nonostante la laurea  umanistica e la passione per il teatro e la letteratura, Charlie riesce a ottenere un posto alla Silverbirch Capital, una società di investimenti tra le più importanti in città. Ed eccolo il mondo aggressivo e indifferente della finanza, che si piglia i tuoi vent’anni e ti restituisce bonus da un milione di sterline.  Finiscono le notti fatte di alcol e feste e iniziano i week end buttati su fogli di calcolo e relazioni sul ciclo dei mercati. Gli ideali e i sogni hanno lasciato il posto al dio denaro, per il quale si è disposti a ingoiare ogni giorno  tranquillanti per sopravvivere a ritmi sempre più frenetici. Ma la crisi dei mercati è dietro l’angolo, e Londra sta per attraversare uno dei momenti più difficili della storia. E la crisi arriva anche per Charlie, il crollo inevitabile delle aspettative, la consapevolezza che i soldi l’hanno reso solo peggiore, cinico, senza più amici, senza più Vero. In quel momento, si rende conto che sta pagando per tutti gli errori commessi, per le scelte sbagliate, per quella infelicità che si è fatta strada giorno dopo giorno. Forse c’è una via d’uscita, abbandonare tutto, voltare pagina e lasciarsi alle spalle la disperazione di questa società materialista. E provare, per una volta, a cercare la felicità di quegli anni che non torneranno mai più.

    Per chi sta vivendo un momento di passaggio, per chi sta cercando una strada nel mondo (del lavoro), per chi non dorme la notte divorato dai dubbi e dalle incertezze del futuro. Questa città che sanguina di Alex Preston vi farà male, vi farà sanguinare il cuore. Ma vi farà anche riflettere: avete fatto le scelte giuste? Avete frequentato l’università che vi aprirà le porte di un domani fatto di sicurezze e stipendio fisso? Avete ancora vicino gli amici più cari o li avete abbandonati su quella strada fatta di ambizioni e invincibilità? Forse siete ancora in tempo per mollare, cambiare rotta, inseguire i sogni ed evitare il crollo. Forse siete ancora in tempo per rialzare la testa e tornare a vivere.


  4. La casa per bambini speciali di Miss Peregrine – Ransom Riggs

    aprile 19, 2012 by La Vyrtuosa

    La casa per bambini speciali di Miss Peregrine

    La mia recensione pubblicata su Mangialibri:

    Jacob non crede più alle favole. Ha 16 anni e non crede più alle storie che il nonno Abe continua a raccontargli. Mostri, bambini invisibili, falchi che fumano la pipa. Storie dell’orrore che ormai, secondo Jacob, sono solo frutto dell’infanzia dolorosa del nonno. Abe, infatti, è stato l’unico della famiglia a lasciare la Polonia prima che scoppiasse la Seconda guerra mondiale: a 12 anni si è ritrovato in un orfanotrofio presso un’isoletta del Galles che descriveva come incantata, un porto sicuro fatto di “estati eterne, angeli custodi e bambini magici”. Ma si tratta solo di fantasie? I mostri che ancora perseguitano Abe hanno il volto dei soldati nazisti oppure sono davvero creature malvagie dotate di poteri soprannaturali? E quelle vecchie foto in cui compaiono neonati che levitano, cani con la testa di bambino e piccoli contorsionisti, sono reali o sono la conseguenza di inquietanti manipolazioni? Bisogna scoprire la verità. Jacob parte per l’isola di Cairnholm, al di là dell’oceano Atlantico, alla ricerca dell’orfanotrofio gestito da Miss Peregrine. Ma non è più il luogo incantato descritto da Abe, bensì un luogo disabitato, con i muri sventrati e i rampicanti che fagocitano le pareti. Una casa abbandonata, fino a quando non compaiono all’improvviso dei bambini: i bambini speciali…

    Avventura, magia, mistero sono gli ingredienti di questa favola dark che ci riporta indietro nel passato. Un passato torbido e tragico come quello degli anni del nazismo. Storia e immaginazione si intrecciano per creare così un romanzo ricco di colpi di scena che si alternano in due epoche diverse. In mezzo alla storia principale, Ransom Riggs è stato abile a tracciare quel passaggio dall’infanzia all’età adulta, quando tutto viene risolto con spiegazioni razionali che non lasciano spazio a fantasie di alcun tipo. Il protagonista, però, è un adolescente che, se da una parte tenta di rifiutare quelle storie così affascinanti del nonno, dall’altra non riesce totalmente a distaccarsene, fino a desiderare di scoprire in prima persona la verità. Il suo viaggio, la sua esplorazione di luoghi sconosciuti, lo aiutano nella scoperta di se stesso, delle sue capacità, dei suoi sentimenti e della persona che vuole diventare. La conoscenza di quei “bambini speciali” permette a Jacob di comprendere le mille sfaccettature della realtà e, soprattutto, le mille diversità che rendono ognuno di noi unico, speciale, senza per questo possedere poteri magici. Le foto all’interno del libro sono a dir poco accattivanti e originali: si tratta di immagini autentiche e d’epoca che Ransom Riggs ha visto nelle raccolte di alcuni collezionisti. Nel romanzo non è presente un vero e proprio finale, tanto da far presupporre un eventuale seguito che sicuramente non ci lasceremo sfuggire.  Intanto, a quanto pare, la 20th Century Fox vuole portare sul grande schermo La casa per bambini speciali di Miss Peregrine, e l’adattamento cinematografico potrebbe essere realizzato da Tim Burton. Incrociamo le dita.


  5. Le più strepitose cadute della mia vita – Michele Dalai

    aprile 17, 2012 by La Vyrtuosa

    Ho sempre apprezzato la schiettezza, ma ci sono dei limiti. Che la mia autostima venga affondata da uno che potrebbe aver appena ballato latinoamericano e che sono pure passato a prendere in macchina, questo no.

    ***

    Ora vanno le girl band e tutti i migliori creatori di mostri fanno la stessa cosa: gruppi soft porno. Scimmiottano la vecchia pubblicità dello Zafferano 3 Cuochi e la ripropongono in chiave erotica: un’euroasiatica, un’afroamericana e un’asiatica. Mi sono documentato scrupolosamente e ho capito che i prodotti destinati al mercato dei maschi adolescenti sono solo un enorme incitamento alla masturbazione. Anche quelli destinati al mercato dei postadolescenti e degli adulti, in realtà. 

    ***

    Mentre la preghiera si arrampica sulle pareti nude della stanza, il pugile più talentuoso del mondo pensa a quanti minuti, ore e giorni ha passato a prendere e dare pugni. Fare bene la sola cosa che si sa fare è un obbligo, saper fare solo quella una prigione.

    ***

    Non c’è ironia perché non serve, siamo tutti parte del medesimo grande scherzo, siamo tutti al di sotto delle aspettative e quindi sono le aspettative a sbagliare. 

    ***

    I capi non cadono, non si fanno sorreggere, non si fermano. I capi non hanno un corpo mistico e non coltivano culti, quelle sono cose per narcisi e teatranti. Enrico Berlinguer non cade perché già tutto cade intorno a lui, ed è cosciente che non gli è concesso di abbandonare la scena a quel modo. 

     

    Milano, 1997. Antonio Flünke cade sempre. Neanche quando dorme è al sicuro dalle sue cadute. Perde l’equilibrio mentre cammina, alla fine del tapis roulant, mentre chiede l’ora ai passanti, addirittura da seduto. Dopo ogni caduta, però, Antonio ride, come se fosse la cosa più naturale del mondo. Figlio di una bagnina romagnola e di un ex modello tedesco – “il ribaltamento di ogni teoria filosofica sulla Riviera” –, Antonio è un musicista, suona il piano e vorrebbe vivere della sua arte.  Ma alla fine degli anni ’90 l’unica prospettiva di successo sembra quella di creare una boy band e seguire le orme di Take That, Backstreet Boys, Boyzone e dei nostri indimenticabili (?) Ragazzi Italiani. Questa è gente che svolge una funzione socialmente utile, che vende sogni, proiettata nel mondo dell’affidabilità e della sincerità, che “dà delle risposte, anche a domande che nessuno aveva fatto”. Ecco che insieme a Bello, giovane tamarro sudamericano, e a Fede detto “Faith”, l’uomo dalle cadute più strepitose forma una boy band di nome Epica. Secondo il loro manager che non sa fare il manager, JR, sono perfetti per andare a Sanremo, ma non al Festival ufficiale, a quello collaterale, che si terrà di fronte all’Ariston: al contro-festival, insomma. Antonio canta, gli altri due ballano e formano con le braccia ampi cuori in aria. Dovranno “scatenare le fantasie erotiche delle adolescenti al ritmo innocuo di un pezzo di Gianni Morandi”. Una vera impresa epica. La pigrizia e la mancanza di autostima hanno portato Antonio a vivere una situazione grottesca, che crea più imbarazzo che orgoglio. Proprio questa avventura sarà necessaria per rendere Antonio consapevole delle cause della sua instabilità e delle innumerevoli cadute.

    Ho riso molto con questo libro. In Le più strepitose cadute della mia vita c’è un’ironia che mi ha ricordato David Sedaris. Per una cresciuta negli anni ’90, che staccava gli adesivi dei Take That dalla copertina di Cioè, tappezzava il muro con i poster dei Backstreet Boys e portava nello zaino il cd dei Five (per poi passare – non si sa come – ad ascoltare NOFX e Millencolin), è stato come ripercorrere un periodo della propria vita. È il romanzo di una generazione, di un decennio che lentamente sta scomparendo dalla nostra memoria. Con tutti i suoi successi e le sue sconfitte. È un romanzo che insegna ad accettare quei successi e quelle sconfitte, a comprendere che certi limiti non vanno oltrepassati, che cadere fa parte del cammino, e che la stabilità e l’equilibrio tanto ricercati si nascondono nelle incertezze e nelle insicurezze più banali.

    Michele Dalai, poi, narra magistralmente cadute celebri, perché anche i grandi della Storia si sono ritrovati a inciampare nella vita. Ci ritroviamo di fronte alla caduta di Margaret Thatcher durante la sua visita in Cina, a quella del presidente Ford, del pugile Michael Spinks battuto sul ring da Tyson, di Papa Wojtyla nella residenza vaticana e alla caduta più commovente, straziante e colma di significati di Enrico Berlinguer. Non conoscevo alcune di queste cadute, così ho cercato i video su youtube, perché a volte l’immaginazione non basta.

    Leggendo queste pagine scoprirete una Milano che non è cambiata poi molto, una città in cui le commesse del quadrilatero della moda non potranno mai comprare – ma solo vendere –  quei vestiti, in cui designer e giovani stilisti portano occhiali ridicoli per impressionare, ma tanto resteranno per sempre “studenti fuorisede un po’ più vecchi”, in cui ufficiali napoletani a riposo, calabresi al confino e friulani in cerca di gloria allo IED avranno come unico desiderio far parte di quella catena di montaggio che non porterà da nessuna parte.

    C’è tantissima musica in questo libro: Backstreet Boys, Spice Girls, Gianni Morandi, Rolling Stones, Scatman John, classica, jazz, rock e punk. A un certo punto, il protagonista dice che in gioventù ha sfondato le porte di sicurezza di un cinema pur di non pagare l’ingresso all’unica data italiana dei Rancid. Ecco, io vorrei sapere se si tratta di un qualche punkettone immaginario o se è da ricondurre a un fatto autobiografico dell’autore. In ogni caso, immensa stima per Michele Dalai.

    le più strepitose cadute della mia vita

     


  6. La linea nera di Jean-Christophe Grangé

    aprile 3, 2012 by La Vyrtuosa

    La_linea_nera

     

    La mia recensione pubblicata su Mangialibri:

    Kuala Lumpur, Malesia. Nel penitenziario di massima sicurezza si trova il noto apneista Jacques Reverdi, accusato di aver ucciso la giovane danese Pernille Mosensen. Sul corpo della donna sono state rilevate ventisette ferite da arma bianca perforante e tagliente, colpi che non hanno risparmiato arti, viso, gola e genitali. Un vero e proprio accanimento patologico, che i medici del luogo hanno identificato con l’amok, quella “sorta di follia omicida, con un qualcosa di magico, che si impossessa degli uomini in queste regioni”. Parigi. Marc Dupeyrat, giornalista di cronaca nera per “Le Limier”, non ha ancora superato due traumi che lo hanno portato a entrare in coma per diversi giorni: il suicidio dell’amico violoncellista e il brutale assassinio della fidanzata durante un viaggio in Sicilia. Il passato e il presente si mescolano nella vita di Marc, e forse l’unica cura è cercare di comprendere il marchio ancestrale del crimine, le pulsioni e le sensazioni provate da un assassino, immaginarlo nell’atto del massacro. Jacques Reverdi, accusato dell’uccisione e della scomparsa di alcune turiste nel Sud-est asiatico, potrebbe essere la persona che Marc sta cercando da tempo, il vero volto del Male. Così, decide di fingersi una studentessa di psicologia, Elisabeth Bremen, e instaurare un rapporto epistolare con il killer. Ma Marc non sa che da predatore si sta trasformando in preda e che il terribile assassino lo condurrà lungo una linea disseminata di corpi e terrore, la linea nera…

    Un viaggio nella mente di un serial killer, un percorso di iniziazione per scoprire uno spettacolo terrificante. Jean-Christophe Grangé, autore del famoso I fiumi di porpora, tenta di farci comprendere cosa si nasconde dietro la follia di un assassino. E ci riesce benissimo. La linea nera non è un romanzo thriller, ma è il romanzo thriller che tutti gli appassionati del genere vorrebbero leggere. Storie che si intrecciano, identità nascoste, simboli, piste e indizi da seguire per giungere a una conclusione macabra e orribile. Il lettore si ritroverà a sfogliare le pagine di questo libro in apnea, in un limbo misterioso in cui è possibile rivivere – come Jacques Reverdi – la minaccia della pressione e la vertigine della profondità. Questo viaggio vi porterà a conoscere splendide mete turistiche asiatiche, che però si riveleranno anche luoghi pericolosi e carichi di morte. Grangé descrive dettagliatamente le città, la gente, la cultura e le peggiori forme di sfruttamento sessuale della Thailandia, della Malesia e della Cambogia, tanto da rendere ancora più credibile l’intera storia. Se siete pronti per affrontare il male e scoprirne i più angoscianti aspetti, allora non resta che augurarvi buona fortuna.