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  1. Libri per Natale: piccoli consigli di lettura da mettere sotto l’albero

    dicembre 20, 2011 by La Vyrtuosa

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    Non avete fatto neanche un regalo di Natale. Lo so. Vi sentite in colpa, trascorrerete l’ennesimo 24 dicembre in giro per negozi e mercatini comprando doni di dubbio gusto, pur di non arrivare a mani vuote la sera della vigilia. Condivido il vostro immenso dolore. Per questo provo a venire in vostro aiuto, consigliandovi una manciata di libri che meritano un posto sotto l’albero. Lasciamoci alle spalle questo 2011 e iniziamo l’anno nuovo con un libro in mano.

    La bambina di neve di Eowyn Ivey. Per chi ama l’inverno, il gelo, i fiocchi di neve tra i capelli. Per chi desidera un romanzo coinvolgente e, soprattutto, commovente. La storia di una coppia che decide di abbandonare tutto e tutti per iniziare una nuova vita in Alaska. Ad animare giorni sempre più freddi e silenziosi, una bambina che sembra nata dalla neve, un piccolo miracolo destinato a portare gioia e speranza. Fino all’arrivo della primavera.

    Quello che vedeva era qualcosa di impossibile, eppure era lì. Nella mano della bambina. Un singolo fiocco di neve, luminoso e traslucido. Un miracolo tagliente.

    Facce da schiaffi di Mattia Carzaniga. Perché il mondo ha bisogno di schiaffi anche a Natale. Soprattutto soggetti come il tipo ti leggo sulla spalla, il commesso «le sta benissimo», la figa mondiale, la mamma italiana di bambino italiano, il collega ti fotto l’idea, e tantissimi altri. Un piacevole manuale di sociopatia con tanto di metro di shiaffeggiabilità da una a cinque manine, a seconda di quanto è molesto il tipo in questione.

    Il Ricco Che Fa il Povero. Arriva con un maglione di cashmere sdrucito da generazioni, un paio di vecchie Timberland, molla il casco sul tavolo e dice: «In questo momento non c’ho una lira».

    Elisabeth di Paolo Sortino. In un bunker dove non esiste spazio né tempo, la vita e la morte si intrecciano come due cose della stessa qualità. In ogni pagina si respira l’angoscia per la sopravvivenza di Elisabeth Fritzl, segregata dal padre per ventiquattro anni in un bunker costruito proprio sotto casa. Ventiquattro anni di violenze, umiliazioni e sensi di colpa. Adesso ci siete anche voi dentro quel bunker, e uscirne non sarà semplice.

    Vivere divenne un mestiere, duro quanto solo quello della guerra.

    Prima di sposarti ero molto più in forma di Ring Lardner. La vita di coppia, si sa, è difficile. Anniversari dimenticati, noia, atteggiamenti al limite della sopportazione inesistenti durante il periodo d’oro del fidanzamento. Tre brevi racconti sul matrimonio in cui ironia e amarezza si mescolano insieme per mostrare come gioie e dolori del legame coniugale siano quasi una tappa obbligata con cui fare i conti prima o poi.

    Stando a quanto sostiene mia moglie, ogni volta che inizio a parlare non capisco mai quando è il momento di smetterla. D’altra parte mi capita talmente di rado di poter dire la mia in sua presenza che devo cercare di sfruttare al meglio le poche occasioni.

    Il 2011 è stato un anno fruttuoso per quanto riguarda le letture. Sono stati tanti i libri che ho amato e pochi quelli che, una volta terminati, mi hanno fatto addirittura passare la voglia di leggere una quarta di copertina. Adesso ditemi voi quali libri vi sono piaciuti durante l’anno e quali consigliereste per un regalo sicuramente più apprezzabile della solita candela.

    Buone Feste, eh. Leggete con moderazione ;)

    [Photo Credit Framino]


  2. Internet VS Analfabetismo

    gennaio 23, 2011 by La Vyrtuosa

    “Non sanno proprio leggere oltre il 30%. Non capiscono quello che leggono oltre il 50%. Non leggono mai circa 70%… […] l’unica dinamica albafetizzante, dice De Mauro, in un contesto altrimenti di peggioramento, negli ultimi anni è stata innescata da internet che ha alimentato l’inclusione di una fascia di popolazione che era poco sotto la soglia minima di accesso agli strumenti della lettura e che l’ha superata per gli stimoli trovati in rete”.

    Segregazione culturale – Luca De Biase


  3. L’industria culturale che conta in Italia

    gennaio 21, 2011 by La Vyrtuosa

    Sulla sinistra, Speranzon; sulla destra, l’industria culturale che conta in Italia. (via sanjuro)

    Se volete farvi un’idea su ciò che sta accadendo, vi rimando qui – #rogodilibri


  4. Un karma pesante

    gennaio 17, 2011 by La Vyrtuosa

    Io prendo sul serio solo le cose negative minimizzando o ignorando quelle positive, come se fossi affetta da una strana miopia e riuscissi a mettere a fuoco solo ciò che è brutto. Come se fosse vero e reale solo quel che fa soffrire, e il resto scontato o inutile. Sono così da sempre, non penso di poter cambiare.

    E’ tutto qui, il libro di Daria Bignardi. E’ tutta in queste poche frasi, la vita di Eugenia Viola. Eugenia è una di quelle persone che non fanno assolutamente nulla per migliorare le cose. Ma, in fondo, tutti noi troviamo sempre un buon motivo per stare male.

    Un karma pesante, Daria Bignardi, Mondadori, 2010


  5. Questo bacio vada al mondo intero

    gennaio 13, 2011 by La Vyrtuosa

    New York, 7 agosto 1974. Un uomo cammina lungo un cavo d’acciaio che unisce le torri del World Trade Center. Lo separano dal suolo ben centodieci piani. Ha in mano un bilanciere che gli permette di mantenersi in equilibrio mentre percorre quel viaggio in mezzo al cielo, un puntino nero che si destreggia tra le nuvole e il vento. E’ Philippe Petit, il famoso funambolo francese che ha tenuto con il naso all’insù decine e decine di newyorkesi. Intanto, sulla terra ferma, si susseguono – e spesso si compenetrano – le storie di chi cerca di tenersi aggrappato a un filo, di chi decide di cadere e di chi spera di poterci restare in bilico per sempre. Corrigan, trentenne irlandese approdato nel Bronx, si dedica giorno e notte alla fede e alla preghiera, aiuta gli anziani e porta caffè e conforto alle prostitute che lavorano nel suo quartiere. È una specie di missionario che ha trovato il suo Terzo Mondo nella città di New York. Tra le prostitute conosciute ci sono Tillie e Jazzlyn, rispettivamente madre e figlia afroamericane, che per vivere battono le strade degradate della Grande Mela in costumi fosforescenti e tacchi a spillo argentati. Le loro giornate sono fatte di camionisti, eroina e spesso anche di arresti da parte della polizia. Intanto, nell’Upper East Side, un gruppo di madri condivide lo stesso lacerante dolore: la perdita del proprio figlio in Vietnam. Non sono vere amiche, hanno semplicemente risposto a un annuncio sul giornale, decidendo di organizzare degli incontri per conoscersi meglio e per ricordare i giovani ragazzi morti tra le armi. Quel giorno di agosto, è Claire Soderberg ad ospitare le altre donne e, in un misto di vergogna per la classe sociale e per un appartamento lussuoso nei minimi dettagli, a mostrare la stanza del figlio deceduto in guerra, mentre si svolge una delle scene di finto perbenismo americano tra tazze di tè e pasticcini. Intanto, il marito di Claire, giudice di nefandezze quotidiane, si appresta a giudicare proprio quel Philippe Petit, che aveva così tanto impressionato per il suo spettacolo nel cielo…

    La storia realmente accaduta del coraggioso equilibrista fa da sfondo alle vicende metropolitane inventate dall’autore, come un filo invisibile che intreccia vite cariche di realismo e drammaticità. La voce di ogni personaggio è delineata magistralmente, i dialoghi sono veloci e d’impatto in un momento, più intimisti e commoventi in quello successivo. Tutti i protagonisti dei quattro libri in cui è suddiviso il romanzo sono legati dalla stessa città, dalla violenza, dai cambiamenti che portarono gli anni Settanta negli Stati Uniti, da quel giorno fatale che vide una creatura in cima a un cavo, simbolo della libertà più assoluta, e altre ancorate al suolo in mezzo alla miseria più deprimente. Il romanzo di Colum McCann ha vinto meritatamente l’ultimo National Book Award, e pare che J.J. Abrams voglia trasformarlo in un’opera cinematografica. Il titolo originale del libro racchiude l’essenza e il significato di questa eccellente storia corale: Let the Great World Spin, lascia che il grande mondo continui a vorticare.

    Questo bacio vada al mondo intero, Colum McCann, Rizzoli, 2010


  6. Aldo Nove e la sua vita oscena

    dicembre 29, 2010 by La Vyrtuosa

    “Pensa che quando il dolore è troppo, quando è troppa la differenza, invece di essere lampante non si vede, non si riesce a inquadrarla, sfugge dalla mente, come quando avevo letto dell’arrivo delle navi di Colombo in America, erano così strane che all’inizio i nativi non le videro, eppure erano lì davanti a loro immense, e se ne accorsero solo quando quelli attraccarono e scesero, e così ero io, quello che ero lì, in quel momento di normalità messa in scena per inerzia, non dormivo da giorni, era spettacolare la mia morte diluita, il suo ossequio al desiderio che aveva preso il posto dello strazio, e non c’erano più confini tra morte e normalità, la morte si sconta vivendo, aveva scritto un poeta, ma la mia morte era speciale, e la vivevo lì, in quell’istante mangiando la minestra con altre decine di ragazzi, nel rumore dei cucchiai, nei risucchi delle bocche, non riuscivo a fermare la mia mente, abbandonai tutto e salii in camera, la aprii e rividi il mio inferno minimo, mi chiesi quando avrebbe avuto fine e il mio pensiero fu che avrei voluto che non si estinguesse mai, che avrei voluto morire per sempre, se era quello morire”.

    Centoundici pagine per raccontare una sorta di apprendistato del dolore. Un dolore difficile da esprimere, soprattutto quando inizia in giovane età. Ci sono la morte dei genitori, le esperienze limite, la droga, la cocaina, i taxi, il giorno, la notte, la pornografia, il sesso, la sconfitta, la rinascita, la poesia. Un abbraccio fatto di confusione e alterazione di sensi, di liquidi e bocche, accompagna lo scrittore nel passaggio dalle ossessioni adolescenziali a quelle adulte. Centoundici pagine difficili da digerire, amare e commoventi: tutto dipende da quanto il cuore è in grado di reggere.

    La vita oscena, Aldo Nove, Einaudi, 2010