21 maggio 2015
Libri

Le parole giuste – Incontro con Silvia Vecchini al Salone del Libro 2015

Le parole giuste_Silvia Vecchini

Siamo tutti un po’ dislessici. Capire le cose che ci capitano e trovare le parole giuste è difficile per tutti.  

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Non sarebbe meglio se le cose ti avvisassero prima di arrivare? Odio le sorprese. Basterebbe un fischio, uno scricchiolìo.

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«Il mio professore di Lettere diceva: ‘Ogni libro è una porta’. Mi è sempre piaciuta questa frase. L’idea che sfogliando la copertina si aprisse davvero una porta, un mondo. […]«Mi sono iscritta al corso e quando ho finito ho pensato che tutto può essere una porta. Deve essere così. Ciascuno deve avere la sua via d’accesso al mondo, agli altri, un passaggio, stretto, largo, in salita, in discesa, che sia chiuso a doppia mandata o spalancato, ciascuno deve poter trovare il proprio…».

 

Chissà come sarebbe la mia vita se non riuscissi a leggere o a scrivere. Chissà se sarei in grado di superare la difficoltà di trovarmi di fronte a una pagina piena di parole confuse. Chissà se sarei qui a raccontarvi la storia di una ragazzina dislessica. La storia di Emma, che a 12 anni scopre di avere un problema al quale, fino a quel momento, non aveva saputo dare un nome: dislessia. Con Le parole giuste Silvia Vecchini ci fa entrare in un mondo ancora sconosciuto e sottovalutato, ci prende per mano e ci accompagna lungo un percorso pieno di ostacoli, la maggior parte dei quali difficili da superare, soprattutto in quell’età di crescita e cambiamento in cui devi far parte del gruppo, essere come gli altri.

Ospite di Giunti editore, in compagnia dell’hashtag #GiuntialSalTo e di altre blogger appassionate di libri, ho avuto il piacere di incontrare l’autrice al Salone del Libro 2015 a Torino durante la presentazione del romanzo davanti a un pubblico di piccoli lettori. Come si fa a parlare di dislessia a dei bambini? Silvia lo ha fatto con naturalezza e semplicità, con la voglia di coinvolgere i bambini in una storia che – a tratti – potrebbe essere la loro storia, o quella di un compagno di classe. Ha spiegato le caratteristiche del problema e quali sono i modi per superarlo. Non è possibile limitarsi a dire “Non gli piace leggere”, è necessario capire i motivi ed eventualmente effettuare degli esami specifici per diagnosticare il disturbo. La dislessia è subdola, il più delle volte non ti accorgi di avere di fronte una persona dislessica fino a quando non te lo dice esplicitamente. A scuola, poi, è facile banalizzarla e non dare peso a certe difficoltà. E non si tratta di difficoltà di apprendimento in sé, perché tutte le persone affette da questa malattia spesso apprendono più e meglio degli altri: anche senza sapere di essere dislessiche, hanno trovato da sole il modo per studiare, leggere, imparare. Chi l’ha detto che l’unico modo per conoscere la realtà siano le parole? Si può pensare anche per immagini, schemi, mappe. E, soprattutto, si può ascoltare. La maggior parte di noi ascolta, sente, ma in realtà dopo cinque minuti ha le parole che entrano in un orecchio, il messaggio di WhatsApp in un occhio e la notifica di Facebook nell’altro. Quindi, no, noi non sappiamo ascoltare davvero. Il ruolo degli insegnanti è fondamentale, sia per aiutare i più piccoli a utilizzare strumenti alternativi come audiolibri, video e pc, sia per infondere fiducia e autostima.

Lo ammetto, mentre ero in mezzo ai bambini, seduta come loro sul pavimento e con le gambe incrociate, sono rimasta stupita dalla reazione che hanno avuto: tutti attenti a seguire la storia di Emma, interessati, partecipi nel fare domande e cercare di capire chi fosse quella misteriosa coetanea protagonista del libro. Già, chi è?

Silvia Vecchini_Salone del Libro 2015

Emma frequenta la seconda media, fa sempre previsioni, cerca risposte nei segni e nella magica palla numero 8 per capire come andrà a finire, e legge tutto quello che non è sotto forma di lettere come fondi di caffè, di cioccolata, ciocche dei capelli girate a destra o a sinistra, righe delle mattonelle da pestare o non pestare, persiane chiuse o aperte. E poi si diverte a trovare nomi, soprannomi, titoli e sottotitoli: “È la mia rivincita sulle parole che a scuola non mi escono di bocca”. La vita a scuola, infatti, non è per niente facile: leggere è un problema, è faticoso, di conseguenza studiare ed essere interrogata si trasforma in un incubo. In più, deve fare i conti con la malattia del padre, il quale aspetta da tempo un trapianto del rene, e con le poche amiche che si dileguano come spesso succede quando qualcuno non si rivela essere la tua copia perfetta. Un giorno Emma scopre di essere finita nel gruppo di RPS, Recupero Potenziamento Sostegno. Se prima si sentiva stupida, adesso ne ha la certezza. Qui conosce Alessandra, la giovane e bizzarra insegnante che le spiega cosa le sta succedendo:

«La lettura per te non è automatica. Tu non vedi le lettere come dovresti, alcune sono rovesciate, sdoppiate e tu, leggendo, devi compensare. […] Per chi è dislessico la pagina è un muro da scalare. È dura anche trovare il rigo per andare a capo, leggere gli articoli e pure gli spazi bianchi tra parola e parola danno un sacco di problemi…».

Da questo momento, insieme all’aiuto di Alessandra, di un piccolo amore appena sbocciato e di un immenso coraggio, inizia una nuova fase per Emma, un nuovo capitolo di un’esistenza da affrontare con maggiore consapevolezza, forza di volontà e impegno, leggendo finalmente il mondo con le parole giuste, gli strumenti giusti e le persone giuste al proprio fianco. Superando così gli ostacoli e trasformando la vita in un viaggio meraviglioso.

Le parole giuste_Silvia Vecchini_Giunti editore

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