Le ho mai raccontato del vento del Nord

Cara Emmi, si è resa conto che non sappiamo niente l’uno dell’altra? Che ci stiamo inventando un personaggio virtuale dall’identikit immaginario? Facciamo domande affascinanti proprio perché non diamo le risposte. Sì, ci divertiamo a stuzzicare e a eccitare la curiosità dell’altro, ma siamo categorici nel rifiutarci di soddisfarla. Cerchiamo di leggere tra le righe, tra le parole, a momenti perfino tra le singole lettere. Tentiamo disperatamente di capire con chi abbiamo a che fare. E al tempo stesso, stiamo ben attenti a non rivelare “niente di sostanziale” su di noi. Che significa “niente di sostanziale”? Niente. Finora non abbiamo raccontato niente della nostra vita, niente della nostra quotidianità, niente che potrebbe essere importante. Comunichiamo dentro una bolla d’aria. […] Non c’è nessuno intorno a noi. Abitiamo in un non-luogo. Siamo senza età, senza volto. Il giorno e la notte non esistono. Siamo fuori dal tempo. Abbiamo solo gli schermi del computer, rigorosamente top secret, e un hobby in comune: l’interesse per un perfetto sconosciuto. Che bravi!

Sono sempre gli errori a cambiarti la vita. E proprio da un errore, una mail inviata all’indirizzo sbagliato, ha inizio questa storia che mette insieme le esistenze di Emmi e di Leo. Un rapporto fatto di lettere virtuali in cui si mescolano stati d’animo, attese, tristezze, ammiccamenti, e quei non detto, che rendono tutto più affascinante e divertente. Ricordando, però, che il fatale incontro nella realtà, al di fuori della “bolla d’aria”, non sarebbe mai avvenuto. Per prudenza, per timore, o semplicemente per rendere unica quella amicizia che con il passare dei mesi si è trasformata in ben altro. Il libro di Daniel Glattauer, Le ho mai raccontato del vento del Nord, non ha la pretesa di sminuire e banalizzare le relazioni e le conversazioni portate avanti tramite posta elettronica (e, aggiungo, tramite chat e social network), ma anzi di farci riconoscere almeno in una frase, in un’allusione o magari in uno dei due protagonisti (Emmi più estroversa e diretta, Leo più cauto e razionale, con scambi di identità in certi momenti). Perché, ormai, sono sempre in costante aumento le conoscenze virtuali, che poi si trasformano in amicizie reali, con tanto di appuntamenti, cene ed eventi social. Il romanzo è estremamente piacevole, condivisibile e, soprattutto, crea dipendenza. Così come creano dipendenza certi legami di posta con persone sconosciute. Non si tratta di un “harmony 2.0”, ma di un libro autentico, come lo sono i suoi protagonisti, come lo siamo noi, che utilizziamo quotidianamente i vari mezzi di comunicazione sul web. Forse, solo chi ha vissuto l’ansia da attesa per una risposta, quel leggere la stessa e-mail dieci volte di seguito, per salvare per sempre nel cervello una copia di quelle parole già salvate nella cartella “importante” del pc e copincollata in tutte le chiavette disponibili in casa, ecco, forse solo chi non sa fare a meno della potenza delle parole che non hanno un volto, può comprendere la forza di questo libro. E con lei, tutta la maniacale patologia di chi vi si ritrova dentro.


One thought on “Le ho mai raccontato del vento del Nord

  1. Tanta gente, che se ne dica, ha ancora voglia di comunicare e di farlo in modo trasparente senza doppi, tripli o altri fini. Aggiungerei un… per fortuna! 🙂

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