1. Aperitivo da #cityrunners smaltito con le nuove adidas Ultra Boost

    marzo 5, 2015 by La Vyrtuosa

    cityrunners

    In genere, quando la sera finisco di lavorare ho voglia di fare solo due cose:

    1. Andare a correre.

    2. Caricare una nuova playlist nel lettore mp3. E poi andare a correre.

    Qualcuno penserà che sia meglio restare a lavorare, ok, ma è inutile fare i passivo-aggressivi con me, CHIARO?! Tanto non attacca. E comunque, c’è una un’altra cosa che mi piace fare dopo il lavoro: gli aperitivi. Mercoledì 18 febbraio tutti i #cityrunners sono stati convocati all’Happy Hour di SanVittore, che non è il carcere dal quale sapremmo come scappare con uno scatto a 4’30″, ma un lounge bar in viale Papiniano con tantissimi divanetti super comodi per chi ha il ginocchio in fiamme o la sciatalgia come +1 in lista. Un locale che, oltre al normale aperitivo, il mercoledì prepara anche diversi piatti vegetariani a base di verdure, cereali, legumi. Credo sia stato scelto da adidas per farci sentire meno in colpa per l’allenamento serale saltato. Certo.

    Sento già il rumore dei vostri pensieri: “Eh, ma siete stati lì a parlare tutto il tempo di corse e gare”. Sì, ma dovreste vederci parlare di corse e gare davanti a uno spritz e a un vodka lemon, e poi anche dell’ultimo concerto visto e del nuovo colore di capelli che vorremmo farci. Il tutto mentre eravamo impegnati a chiederci se cinque focaccine ricoprissero il fabbisogno giornaliero di carboidrati, o se fosse necessario aumentare la dose nel piatto. La corsa vi sta già piacendo, vero? State pensando a che scarpe prendere per iniziare a saltellare e smaltire l’all you can eat dell’altra sera, lo so.

    Ho qui la risposta per voi: adidas Ultra Boost. Sono le nuove scarpe ricevute in dono per far contenti i piedi e gli occhi dei #cityrunners. Perché, oltre a essere leggere (268 grammi) e ammortizzanti, sono delle scarpe fighe. E soprattutto noi donnine sappiamo bene che è molto raro trovare scarpe comode e fighe. Queste hanno una forma affusolata e dei colori che stanno bene con tutto: Ultra Boost is the new black, tanto per capirci. Non ho fatto passare neanche 24 ore per provarle, le mie Ultra Boost dovevano toccare il suolo di Porta Genova e dei Navigli, sentire l’asfalto che sarà l’altra metà del loro cuore carico di energia. L’intenzione era quella di fare non più di 8 km, visto l’orario e la caviglia malconcia. Alla fine ne ho fatti 16 perché era impossibile fermarsi, perché non avevo voglia di tornare a casa e, soprattutto, perché mi stava piacendo sentire i miei piedi abituarsi alle nuove scarpe da running.

    Se doveste decidere di provarle, poi fatemi sapere come vi siete trovati. Davanti a uno spritz, ovviamente.

    adidas ultra boost

    [Questo post fatto di focaccine e Ultra Boost è stato pubblicato nel sito ufficiale dei #cityrunners]  


  2. #Cityrunners in prima linea alla Blood Runner di Roma

    ottobre 2, 2014 by La Vyrtuosa

    Venerdì 19 settembre, mentre tornavo a casa a un orario molto gggiovane ma non troppo come le 2 di notte, ho incontrato un’amica che non vedevo da tempo. Dopo un giro di squittii vari, che solo noi femmine sappiamo fare quando cerchiamo di raccontarci le news degli ultimi cinque mesi in tre minuti e mezzo, abbiamo avuto il seguente scambio di battute:

    - Cosa fai nel weekend?

    - Eh, domani mattina vado a Roma.

    - Scommetto che vai a correre.

    Ecco, io qui vorrei chiudere il sipario immaginario, girarmi e andare via. Perché ormai la gente sa tutto di me. Sono consapevole di pubblicare tanto sui social, e che in una settimana tipo il mio piano editoriale su Facebook si compone di 12 foto di quando corro sul Naviglio, 5 attività di Runtastic e 3 post di lagne per qualche dolore dovuto all’anzianità. Però questa cosa che tutti, ma proprio tutti, anche quelli che non conosco, sanno quanti chilometri ho macinato il giorno prima (true story alla Festa della Rete), un po’ mi stupisce e un po’ mi fa ridere. Inizio a sentire una certa responsabilità nei vostri confronti.

    Comunque. Sì, sabato mattina ho preso il treno per raggiungere la Capitale e partecipare domenica 21 settembre alla Blood Runner, la manifestazione sportiva che ha l’obiettivo di dare un contributo al raggiungimento dell’autosufficienza di sangue nel Lazio, promuovendo così la cultura della donazione. Ho condiviso questa avventura con tre super sportivoni: Danilo Goffi, numero uno del running, Rossana Cuoccio, tra le migliori #cityrunners in circolazione, e Pietro Zarlenga, runner e guida spirituale in maglia adidas.

    Il nostro weekend romano è iniziato sabato pomeriggio nel punto vendita LBM Sport (via Tuscolana, 187), specializzato in running e in accoglienza calorosa all’ennesima potenza. In occasione del Boost Experience Tour 2014, Rossana ed io ci siamo ritrovate nei panni delle Signorine adidas, con tanto di tenuta ufficiale che ha fatto letteralmente impazzire le quote rosa presenti nel negozio. Il pomeriggio è passato tra foto di rito, selfie, chiacchiere con i runners de Roma, consigli su quale tipo di adidas acquistare in base agli allenamenti e alle performance, elenco di tutte le gare alle quali sarebbe bello partecipare da qui al 2020. Fortunatamente avevamo a disposizione un vassoio pieni di biscotti per i cali di zucchero. Parlare di corsa, sport e gare fa bruciare calorie, ve lo assicuro.

    Cityrunners LBM Sport Roma

    Cityrunners LBM Sport Roma

    Fa bruciare così tante calorie che alle 20.30 ci siamo ritrovati tutti da Er Podista a mangiare pizza, baccalà, fiori di zucca fritti, supplì, la frutta no perché gonfia. Sono arrivata all’età di 28 anni senza sapere che sapore avesse il baccalà fritto. Adesso lo so, e vorrei mangiarlo ogni santo giorno. Abbiamo conosciuto Mimmo, il proprietario, che con tutta la sua pacatezza ha raccontato: “Non è facile conciliare lavoro e allenamenti, però quando decido di andare a correre, punto la sveglia alle sette, e non c’è nulla che mi fermi. Adesso sto preparando tre-quattro mezze“. Mimmo ha 65 anni. E si allena per fare gare di 21  km. Signori, questa è la corsa. Come si fa a non stimare una persona così tenace, che continua a seguire la sua più grande passione con quell’entusiasmo che solo gli sportivi – e i runners pazzi – dimostrano al primo sguardo? Io dove penso di andare con i miei 10 km? Forse farei meglio a ritirarmi dalla vita sportiva e dalla vita in generale.

    Pizzeria Er Podista Roma

    Cityrunnera da Er Podista

    Ecco che arriva il giorno della gara, io ho ancora in testa le parole di Mimmo, e sono carica come una molla, nonostante l’umidità e il caldo già alle 7 di mattina. Si parte dal Gianicolo, uno dei tanti posti meravigliosi di Roma. Prima di iniziare a correre, io Rossana e Danilo ci spariamo una quindicina di selfie, veniamo intervistati e facciamo conoscere il mondo dei #cityrunners anche nella Capitale. Perché tutti devono sapere quanto ci piace correre nella squadra di adidas e quanto ci piace correre per sostenere una manifestazione così importante.

    Cityrunners alla Blood Runner

    Cityrunners intervista Blood Runner

    Vittime di un’intervista pre-gara. L’ANSIA.

    Blood Runner a Roma

    Cityrunners Boost Experience Tour 2014

    Cityrunners e Danilo Goffi alla Blood Runner Roma

    Carichi prima di spararci 8 km.

    Siamo pronti per affrontare questi 8 km di gara (competitiva e non). Io, però, non sono pronta per affrontare un percorso che mi lascia a bocca aperta: Villa Pamphilj non è un parco, è un sogno. E lo dico con tutta la consapevolezza di chi ha affrontato correndo salite killer sotto il sole e schivato buche di ogni dimensione. Una versione di Giochi senza frontiere per runners, circondati da chilometri di verde e alberi secolari. Avrei voluto fare duecento foto, ma purtroppo sono riuscita a farne solo centoventi. La prossima volta mi impegnerò di più (a fare foto, non a correre).

    I vincitori della Blood Runner ce li abbiamo solo noi: Danilo, primo classificato per la gara competitiva, e Pietro, per quella non competitiva. Io e Rossana abbiamo avuto l’onore di consegnare i premi ad alcuni vincitori. È stato il nostro momento di gloria: sul palco eravamo noi, i campioni e Miss Simpatia con tanto di fascia. La prossima volta voglio anch’io una fascia, una roba che ispiri fiducia nel prossimo, qualcosa tipo “Miss Runner domani”.

    Cityrunners e Danilo Goffi alla Blood Runner Roma

    I campioni della Blood Runner.

    Cityrunners e Danilo Goffi alla Blood Runner

    Adesso passiamo al commento tecnico della gara:

    1. Percorso meraviglioso. E abbiamo visto solo 1/4 del parco.

    2. Organizzazione perfetta dall’inizio alla fine. Nei punti più “a rischio” erano presenti dei ragazzi che tutelavano la nostra carriera di runners. Non finirò mai di ringraziarvi.

    3. Verde, tantissimo verde. Così tanto che è diventato il mio colore preferito.

    4. Ho corso tutto il tempo con il naso all’insù, senza ascoltare musica e senza controllare il ritmo medio. Ogni tanto ci vuole, e questa è stata l’occasione giusta per concentrarmi solo sul panorama e ascoltare i commenti dei vicini in puro romanesco style.

    5. Umidità da Sud Est asiatico. Ma in fondo Milano e Parma mi hanno abituata bene.

    6. Ristoro a base di crostatine all’albicocca e brioche. Perché il recovery meal è il pasto più importante della giornata, come sostiene una ricerca condotta dall’Università di Harvard.

    7. Fighi pazzeschi a ogni chilometro. Questo è un dettaglio fondamentale per chi, come me, ha degli obiettivi da raggiungere (Roma 1 – Milano 0).

    Conclusione: a quando la prossima corsa a Roma? 

    Sono passati dieci giorni, io sono ancora in piena saudade, tanto da organizzare un weekend romano il prima possibile. E nel mio percorso ci saranno sicuramente LBM Sport per un saluto agli amici runners, una tappa (anche più di una) da Er Podista per fare il pieno di energia e calorie, e una volata sulla terrazza del Gianicolo per riempire gli occhi di gioia e le gambe di acido lattico. Poi per riprendermi, andrò a fare un giro a Trastevere, come mi ha insegnato Pietro. E magari ci resto, perché come disse Gilbert Keith Chesterton:

    È insensato andare a Roma, se non si possiede la convinzione di tornare a Roma.

    Cityrunners a Trastevere

     


  3. Piccoli grandi amori alla Milano Fashion Week

    luglio 4, 2014 by La Vyrtuosa

    Immaginate i giorni della Milano Fashion Week. Immaginate che sia la settimana della Moda Uomo. Immaginate di vivere e lavorare in via Tortona. Anche se non vi è mai importato nulla di stili e tendenze e non sapete pronunciare la parola “clutch”, sappiate che trovarsi nella via degli showroom per eccellenza, vi farà cambiare idea molto velocemente. Premetto subito che in fatto di moda sono credente, ma non praticante. O, comunque, praticante a modo mio, grazie al supporto di Mrs. Zara e Mr. H&M. Quando si parla di vestiti, scarpe, borse, accessori, io non capisco più niente, vado in trance, quella vera, che Paul van Dyk non riuscirebbe a farmi raggiungere neanche con un raddoppio dei bpm. Vivere da vicino la Fashion Week mi ha permesso di conoscere più approfonditamente alcuni brand, i loro lavori, le scelte artistiche, perché in fondo di questo si tratta, di arte. Ed è stato bello scoprire nuovi stilisti e designer con un’impronta originale e riconoscibile già dalla prima sfilata.

    Ho avuto la fortuna di godermi questa Fashion Week già qualche giorno prima dello start ufficiale, quando ho iniziato a notare lungo la via un certo movimento di giovani alti, belli e dalle sopracciglia depilate meglio delle mie. Tutti con la sigaretta tra i denti e i book sotto il braccio, alla ricerca della felicità. Tutti provenienti da ogni parte del mondo, Stati Uniti, Germania, Francia, Grecia, per poi approdare su quella spiaggia fatta di passerelle e giochi di luci, che probabilmente i filtri di instagram non sarebbero in grado di riprodurre. Sono stati giorni di sfilate, party e metro piene di modelli. Ho visto l’uomo classico, l’uomo sportivo, l’uomo intellettuale, poi ho visto semplicemente l’uomo figo passare proprio sotto casa mia, con la sua maglietta sdrucita e i jeans vissuti di una vita pari a tre giorni, grazie ai lavaggi chimici.

    In una settimana mi sarò innamorata almeno 70 volte, lasciando soprattutto un pezzo di cuore alla sfilata di LAIFEI (minuto 2). Anzi, ne approfitto per chiedere la lista dei nomi dei modelli e gli eventuali profili sui social, perché anche le mie doti di stalker hanno un limite. Oppure organizzate una Fashion Week per le mezze stagioni – che esistono ancora, basta creare inutili allarmismi di mutamenti climatici, guarda il set di maglioncini di cotone e giacche di pelle sempre pronti a salvarti -, così non devo aspettare mesi e mesi prima di rivedere il mio Principe Azzurro Pantone 0821 U.

    Laifei_Milano Fashion Week

    Sfilata di LAIFEI: prendete e godetene tutti.

    Per l’occasione, il mio futuro marito si è messo nei panni del macadam hippy, di quell’uomo che «ama farsi notare, che gira il mondo, ma che non vuole per questo rinunciare ai suoi look», come spiega lo stilista Mario Dice. A parte che ho dovuto googlare macadam, ma occhei, ci tengo a tranquillizzare Principe Azzurro, dicendogli che può girare il mondo quanto vuole e ricordandogli che le coordinate del mondo sono esattamente tra Porta Genova e via Tortona. La geografia prima di tutto.

    I colpi di fulmini non sono finiti qui, perché non è bene porsi limiti quando si ha una certa predisposizione d’animo del tipo Ella si va, sentendosi laudare, benignamente d’umiltà vestuta. Insomma, quando una è presa bene, senza scomodare troppo Dante. Io mi sono presa una sbandata per l’intero fashion show di Philipp Plein, fatto di fuochi d’artificio, di Theophilus London che fa il cattivo del Bronx sospeso per aria, del djset di Marcelo Burlon con musica un po’ elettronica e un po’ tanto hip hop, di pioggia di squali gonfiabili, palloni e coriandoli. Un party a metà tra la festa delle medie (di quello ricco e figo) e il Capodanno più divertente degli ultimi cinque anni.

    Philipp Plein_Milano Fashion Show

    Philipp Plein voleva augurarvi buon anno in anticipo. E io con lui.

    Mi sono innamorata della nuova collezione di The Bridge, che insieme a Pininfarina ha realizzato una linea di accessori ispirata all’idea di viaggio, poi presentata a Palazzo Cusani. Un viaggio che unisce la passione per la tradizione e gli elementi classici alla praticità dello stile contemporaneo. E poi, diciamocelo, chi non si farebbe una gita fuori porta su un’auto Pininfarina rossa fiammante, con un paio di borse Legacy e un’immensa voglia di avventura? Il Principe Azzurro di cui sopra è invitato al weekend in collina. E so già che le Legacy saranno quattro.

    The Bridge e Pininfarina_Milano Fashion Week

    The Bridge e Pininfarina: viaggiare sicuri, viaggiare fighi.

    Ma, si sa, gli amori di vecchia data tornano sempre alla ribalta. Proprio come al party di Stella McCartney, una delle mie stiliste preferite dai tempi di Chloè. L’ho vista per la prima volta dal vivo, dopo anni e anni di foto sulle riviste e di video su youtube. Sempre più amore per lei e per la collezione primavera 2015 presentata all’Orto Botanico di Brera, nel quale, oltre a servire ottimi spritz, c’era il carretto dei gelati con i gusti nocciola, caramello e ricotta con arancia. Passeggiare in mezzo a scarpe e fiori fa venire fame, Stella non è una sprovveduta e ha pensato a tutto. Ha pensato anche di invitare una guest star come Steven Tyler, perché l’evento non poteva essere troppo bucolico, avevamo bisogno di una sferzata di energia. Sferzata di energia che ho anche deciso di immortalare in una foto, come la peggiore delle bimbeminkia.

    Stella McCartney_Milano Fashion Show

    Grandi amori nati sotto una Stella (McCartney)

    Steven Tyler_Milano Fashion Week

    Steven Tyler mi ha chiesto di fare una foto insieme. Mi dispiaceva dirgli di no.

    Così è finita pure questa settimana della moda, via Tortona è tornata alla sua normalità con un numero più accettabile di modelli per strada, e io mi ritrovo ancora coriandoli in casa e nelle scarpe, un vaso di rose gentilmente offerto da Stella all’Orto Botanico e la speranza di incontrare presto il mio Principe Azzurro. Anche con una maglietta sdrucita e i jeans di una vita fa.

     


  4. Un’avventura chiamata adidas cityrunners

    giugno 30, 2014 by La Vyrtuosa

    adidas cityrunners_01

    adidas cityrunners #lodiconoimuri

    È la metà di dicembre, io sono in ufficio a preparare piani editoriali, quando mi arriva una mail dal titolo adidas wants you for #cityrunners. Sarà spam, guardo più tardi. Poi riapro la mail e leggo qualcosa che fa più o meno così:

    Ciao Giulia, c’è un nuovo progetto in città. adidas sta creando la nuova generazione di runners. Sei dei nostri?

    Hanno sbagliato persona. Da quando sono a Milano – fine settembre –  avrò corso una decina di volte e mai, mai, mai a dicembre. Non sono professionista, uso runtastic da qualche mese, il massimo contributo che riesco a dare su twitter è “Finalmente weekend. Vado a correre, statemi bene @runlovers #iocorroqui”. Ci deve essere un errore. Insomma, dopo uno scambio di mail e un incontro con il team di adidas in quel bellissimo post che è Open, ecco che mi vedo mettere in mano un paio di scarpe Supernova Glide 6 Boost e ricevere una pacca sulla spalla: vai e conquista tutte le strade del mondo.

    adidas supernova glide 6 boost

    Le mie scarpette adidas Supernova Glide 6. Louboutin, levati.

    Dunque, faccio parte ufficialmente di una squadra dal nome cityrunners. Obiettivo: partecipare alla staffetta della Milano City Marathon. Staffetta di 10 km. La mia reazione. No, aspettate, parliamone, io arrivo a stento a fare 8 km quando sono proprio in formissima, non ce la farò mai a raggiungere i dieci per il 6 aprile. Mi sfugge qualcosa, non ho fatto i conti con gli allenamenti guidati dal coach Rondelli, che in confronto Mr. Daimon è un orsetto del cuore. Giorgio Rondelli è il preparatore atletico che ti dà consigli, ti insegna davvero come si pratica l’attività sportiva, ti rivolge frasi affettuose come «Toh è arrivata l’étoile… vai, vai a fare danza», e ti sprona a dare il massimo perché «Fare fatica non ha mai ammazzato nessuno». Se non superi la prova Rondelli, non sei pronto per questo sport, figuriamoci per la vita.

    adidas cityrunners allenatori

    Sogni che si avverano: avere dei personal trainer.

    Non avrei mai immaginato che far parte dei cityrunners significasse avere al seguito allenatori, nutrizionista, mental coach, scoprire che di sabato esiste vita alle 8 di mattina, che la costanza e un sano stile di vita sono gli alleati perfetti per raggiungere qualsiasi (temibile) obiettivo. Mi si è aperto un mondo, ho imparato che per aumentare la resistenza è necessario dedicare allenamenti specifici fatti di ripetute che ti lasciano completamente senza fiato, hai solo il tempo per un ultimo saluto ai polmoni, poi via a morire sul ciglio della strada. Sono stati mesi intensi, fatti di corse al freddo, condizione che ho sempre detestato e che spesso mi ha tenuta lontana dalla corsa nel periodo invernale. In realtà, è meno terribile di quanto si pensi, basta avere qualche accortezza come scegliere gli indumenti giusti, mettere uno scaldacollo, resistere i primi minuti e avere il buon senso di restare a casa se proprio ci sono 5 gradi sotto zero e lastre di ghiaccio sull’asfalto (il pattinaggio artistico un’altra volta, eh?).

    Ma ciò che mi ha stupito di più è stato scoprire quanto mi piaccia correre con gli altri. Ho sempre corso da sola, cosa che continuo a fare perché mi permette di rilassarmi – sì, correndo ci si rilassa, SORPRESA! – concentrarmi sui miei pensieri, ascoltare musica e, soprattutto, non parlare con nessuno per un’ora (chi lavora nella comunicazzzione potrà capirmi). Solo che adidas è stata così brava e scrupolosa nel mettere insieme influencer, runners di ogni categoria, gente con tantissima voglia di divertirsi e fare sport, che correre accanto a questi meravigliosi compagni di squadra mi ha dato la carica per non mollare, ho imparato ad adeguarmi a un passo più veloce senza pensare troppo alla stanchezza e a scambiare due chiacchiere con il fiatone (forse anche quattro, l’ultima sicuramente biascicando). Qualcuno lo conoscevo di vista, altri li seguivo sui luoghi di perdizione come twitter e instagram, altri ancora pensavo non esistessero nella vita reale e che fossero solo delle leggende. Tra un allenamento e l’altro abbiamo avuto modo di conoscerci, scambiarci consigli sulla corsa e diventare sempre più una squadra unita e affiatata. Dovrebbero regalare a tutti la possibilità di correre almeno per una volta accanto a Lucia, Mirko, Daniela, Cristina, Rossana, Zeno, Cinzia, Chiara e a tutti gli altri piccoli grandi eroi della corsa. Altro che gift card nel vostro negozio preferito.

    Così, da gennaio, sono una cityrunners. Appartengo a un gruppo. Faccio uno sport che amo e, passata la Milano City Marathon della quale vi parlerò in un altro post, sono pronta a conquistare nuove strade. E chissà che una di queste non sia proprio sotto casa vostra.

    adidas cityrunners squadra

    I cityrunners con Davide Cassani. Professionisti.


  5. Il running è il fidanzato più fedele del mondo

    giugno 16, 2014 by La Vyrtuosa

    running_adidas

    Pronti, partenza, via!

    «Ma come hai iniziato a correre?». Ormai è la domanda che mi sento rivolgere più spesso, ha addirittura superato «Davvero non bevi birra?» e «Sei allergica al pomodoro, quindi non puoi mangiare la pizza?». Per le domande due e tre vorrei precisare ancora una volta che no, non bevo birra, la birra mi fa schifo (ma apprezzo mojito e moscow mule), e che la pizza posso mangiarla ugualmente, senza pomodoro, ma tanto non la mangio quasi mai perché se devo ingerire 800 calorie, allora preferisco che siano quelle contenute nei dolci di California Bakery. Detto ciò, torniamo alla domanda numero uno. Sono un po’ di mesi che gli amici dell’internet mi vedono pubblicare sui social network dettagli di allenamenti, outfit da runner, foto di gare, tutto accompagnato dagli hashtag #cityrunners e #adidas. E sono in tanti a chiedersi se sia impazzita e a chiedermi come faccia ad alzarmi alle 6.15 di mattina per andare a correre (perché sotto sotto vogliono provarci anche loro). Chi sono questi cityrunners? Cosa c’entra adidas? Adesso è giunto il momento di raccontare tutto, di descrivere come sia cambiato il mio rapporto con il running durante questi anni, di dare qualche consiglio – cose semplici e fattibili, tranquilli – e di tenervi compagnia con le emozioni che solo 10 km di corsa sanno regalare.

    Tutto è iniziato nel 2011, quando mi sono resa conto che a causa del lavoro era impossibile iscriversi in palestra, frequentandola con quella costanza necessaria e che fa davvero la differenza quando si tratta di sport. Però per una che ha sempre fatto attività fisica, dalla pallavolo, ai corsi di aerobica-step-pump-gag-fit boxe-caloria killer, fino ad arrivare ai corsi di danza contemporanea e hip hop, dei quali preferirei non scendere nei dettagli,  l’arrivo della primavera ha messo in moto una serie di pensieri che ora vi elencherò:

    1. Faccio una vita solo casa-lavoro e lavoro-casa, ho bisogno di sfogarmi prima di commettere un omicidio ed essere intervistata da Studio Aperto con tanto di servizio con le mie foto su facebook. Foto in cui sono un cesso.

    2. Cazzo, è già aprile, tra poco shorts, magliette a maniche corte e vestitini. E un fisico di merda.

    3. Stare seduta davanti al pc dieci ore al giorno, facendo solo ed esclusivamente SEO, mi ha fatto uscire la cellulite. La prossima volta mi scelgo un lavoro che mi permetta di bruciare almeno 450 calorie al giorno.

    4. La pillola mi sta distruggendo, mi sento gonfia, sono gonfia, il mio corpo è composto per il 90% da ritenzione idrica.

    5. Le giornate si sono allungate, dopo il lavoro mi piacerebbe stare all’aria aperta, ma non a bere spritz in via Farini con i fighetti di Parma.

    6. Voglio continuare a mangiare il dolce al ristorante. Sempre. Anche dopo cinque pezzi di gnocco fritto con il culatello e il tris di primi (che a Parma significa tortelli ripieni di qualsiasi cosa commestibile sulla faccia della Terra e una colata lavica di burro e parmigiano).

    Insomma, che si fa? Uh, guarda, c’è un parco bellissimo dietro casa. La mitica Cittadella, nota per essere un parco meraviglioso, a due piani, con i bastioni e i campi da calcio, le altalene adatte anche ai più grandi, le panchine all’ombra e le colonie di zanzare tigre da maggio a novembre. Così ho deciso di mettere scarpe da ginnastica, maglietta e pantaloncini, e provare a correre dopo aver ottimizzato l’ennesima pagina di un sito. Era l’unica soluzione. Lo sport che puoi praticare quando vuoi e quanto vuoi, senza spendere soldi e, soprattutto, che ti permette di stare in completa solitudine.

    cittadella_parma

    Cittadella: habitat naturale di runners e zanzare tigre

    Il primo allenamento fu uno scempio, roba che ancora adesso mi viene da ridere. Otto minuti. OTTO MINUTI DI CORSA. Avevo il fiatone, il dolore alla milza, i capelli da pazza e i vecchi che mi guardavano con compassione. Tornai a casa quasi con le lacrime agli occhi: come ho potuto ridurmi così? Anni e anni di sport, e guarda cosa è successo per un periodo di stop. Ma la performance deludente non mi ha impedito di proseguire con il mio obiettivo. Ho iniziato ad allenarmi due-tre volte a settimana, e a ogni sessione di corsa vedevo aumentare la resistenza. Sono passata dagli otto minuti ai dieci, poi dodici, fino ad arrivare a trenta senza troppi suicidi da parte degli organi interni e con i capelli perfettamente in ordine. Voi dovete provare a vivere questa sensazione di miglioramento e vittoria. Seriamente. Non bisogna avere fretta, evitate di strafare i primi giorni, perché tanto la cellulite è ancora lì che vi guarda con aria di sfida e il fiato corto si prende beffa di voi. Provate a sentire il vostro corpo, assecondatelo se non ce la fa più, sfiorate i quattro chilometri, se siete certi di potercela fare. Vi assicuro che i risultati si vedono dopo poco tempo, sia per quanto riguarda la resistenza, sia per gli effetti benefici sul corpo. Quello che ho imparato è che essere costanti aiuta, anche solo per migliorare la performance di trenta secondi e tornare a casa carichi per la prossima uscita. Tutto questo per dirvi che ho iniziato a correre per motivi semplici e banali, per staccare dal lavoro e dai tormenti quotidiani, per rimettermi un po’ in forma, per ritagliarmi una mezz’oretta al giorno solo per me, come consigliano tutte le prestigiose riviste di benessere. Ho scoperto la bellezza di uno sport da me sempre disprezzato e reputato inutile, che invece si è rivelato un compagno fedele tutte le volte che andavo a cercarlo, durante questi anni fatti di alti e bassi, di corse rimandate, allenamenti pieni di tensione e nervosismo. La corsa c’era sempre, a ogni ora, tutti i giorni, compresi i weekend e i festivi. La corsa non ti chiede come stai, se sei incazzato, felice, innamorato, perché tanto sa già che dopo averla incontrata starai meglio. Ed è l’unica cosa che conta.

    lavyrtuosa_giulia de filippo

    Io che mi sparo le pose dopo l’allenamento. No dignità.


  6. Denti guasti – Matteo De Simone

    giugno 3, 2014 by La Vyrtuosa

    denti guasti_matteo de simone

    Sembra che tutto, il naso, la bocca, le sopracciglia, tutto se ne vada per conto suo. Perché l’alcol non lascia in pace la faccia? Perché tutto quello che fa dentro deve per forza vedersi anche fuori?

    ***

    A vederli, lui e Roman, non diresti che sono dei barboni. Si lavano. Ogni tanto, con gli avanzi delle casse vanno agli alberghi dei cinesi. Per una lavatrice al self service bastano tre euro e te ne vai in giro come un fighetto. Di vestiti a Porta Palazzo ce ne sono quanti ne vuoi. Vestirsi non è un problema. Le ragazze quando vai a ballare non capiscono che sei un clandestino. O forse lo capiscono e gli piaci di più.

    ***

    Perché io non so praticamente niente di quello che voglio nella mia vita, ma una cosa almeno la so ed è che non voglio che nessuno mi dimentichi mai.

    ***

    Erano anni che cercavo questo libro. Quando l’ho visto allo stand di Hacca edizioni al Salone del Libro non ho capito più nulla. Estasi. C’erano solo due copie, le ho esaminate entrambe, scelto quella meno rovinata secondo i miei criteri dettati dalla follia, e acquistato la copia che ai miei occhi era perfetta. E questa volta non solo per il libro in sé, ma proprio per la copertina che mi ha sempre fatto impazzire (e qui bisogna ringraziare Massimo Ceccato). Un volto femminile e un piccolo cuore rosso che svolazza come una foglia in autunno. Mi fa pensare alla purezza dell’animo umano, alla leggerezza dei sentimenti. Ma anche al desiderio di disfarsi di quel muscolo sempre preda di coliche strazianti, capaci di provocare sofferenze a tutte le età. E siccome nell’essere umano nulla è limpido e puro, ecco che appunto il titolo ci riporta alla realtà: Denti guasti.  Bastano poche ore per leggerlo e capire che tutti i personaggi del libro hanno i denti guasti, anche se non lo danno a vedere. Perché il marcio e la disperazione che circonda le loro vite sono così immensi da intaccare tutto, il cervello, il cuore, gli occhi, i denti.

    Giulia ha 18 anni, una madre alcolizzata, un padre finito in chissà quale dimensione ultraterrena, e il sogno di diventare una grande cantante in stile amicidimariadefilippi. Silvana, la madre di Giulia, cerca di tenersi a galla aggrappata a una bottiglia di rhum. Roman, venuto in Italia dalla Moldavia, a 19 anni ha già scoperto che per cavarsela è necessario crescere in fretta, essere furbo e saper rubare senza dare nell’occhio. Ma una minima distrazione, ed ecco finire nel raggio visivo di Giulia, che al supermercato lo vede infilare una bottiglia nella manica della maglietta. È un attimo che i due si ritrovano alla cassa con Giulia che paga la spesa per entrambi. È un attimo che due vite così lontane si incontrano per fare insieme un pezzo di strada costeggiato da cuori palpitanti, bugie, speranze. Storie di vita e di morte in una Torino che offre e toglie. Incertezza e sorrisi accennati sembrano essere gli unici caratteri distintivi di un futuro che forse nessuno ha voglia di vivere davvero, nonostante i tentativi di riscatto e accettazione del dolore. Nessuno è in grado di dire se sia un bene o un male, accecati dagli obiettivi per la sopravvivenza e dal desiderio di non essere mai dimenticati.

    Matteo De Simone – classe 1981, scrittore, cantante e bassista del gruppo rock Nadàr Solo – non ha creato dei personaggi dal nulla, perché ognuno di noi conosce Giulia, Roman, Silvana. E di certo qualcuno è Giulia, Roman, Silvana. Però è stato in grado di creare un intreccio difficile da districare, un intreccio che ti stringe il cuore anche dopo giorni che hai finito il libro e sei passato ad altre storie, altre avventure, altre vite. Ed è proprio per questo che sarà impossibile dimenticare Denti guasti.

    [Forse alcuni potrebbero trovare insensato l’ultimo capitolo di questo libro, ma vi assicuro che è uno dei finali più belli e veri che abbia mai letto. Perché è quello che ci succede quasi ogni giorno, la vita che si diverte a beffarci, quel what the fuck che ci accompagna sempre e ovunque. Poi mi direte]