1. Festival Maracanã – Vito Ferro

    ottobre 26, 2012 by La Vyrtuosa

    Festival Maracanã

     

    La mia recensione pubblicata su Mangialibri:

    “L’idea spuntò un martedì sera di febbraio alle cantine Pia, seduti davanti a del vino scadente e un portacenere colmo. L’idea si materializzò tra pensieri guasti e silenzi retroattivi. Fuori, le Velealte davano il peggio di sé”. Carnevale è alle porte, ma in un quartiere all’estrema periferia di Torino l’allegria non è di certo la protagonista indiscussa, soprattutto tra un gruppo di trentenni, disperati, disoccupati e senza orizzonti nei quali tuffarsi. Così ad Ale, Casimiro e Tommy viene l’idea di organizzare un evento musicale: il Festival Maracanã. Un’impresa ardua e coraggiosa, ma tanto cosa hanno da perdere? Alle Velealte le uniche occupazioni lavorative si limitano allo spaccio, al furto con scasso e all’accattonaggio, l’aspettativa di vita è massimo di quarant’anni, fino a quando non arriva la morte violenta in carcere o per una ferita d’arma da fuoco. E questi tre amici squattrinati sono riusciti a sopravvivere sani, mantenendo una fedina immacolata. Iniziano mesi intensi per Tommy, Ale e Casimiro, in giro per uffici per ottenere tutte le autorizzazioni, per compilare decine di moduli in squallide salette d’attesa. E poi c’è la difficile scelta dei gruppi che avrebbero suonato: dj anni ’80, cantanti reggae che interpretano canzoni di Rino Gaetano in salsa giamaicana, altri che arrangiano cover dei Rolling Stones. Finalmente luglio arriva, la gente si riversa sul prato di fronte al mattatoio, ed ecco che la prima serata del Festival Maracanã può iniziare sulle note di Tainted love

    Il romanzo di Vito Ferro è come un fuoco d’artificio che illumina e stupisce. Dietro all’organizzazione del concerto c’è la storia di un’amicizia che non si lascia demolire dalle difficoltà e dai fallimenti. Si respira la gioia di creare qualcosa di nuovo, qualcosa che possa risvegliare un quartiere di periferia dal torpore e dalla noia che lo affliggono da anni. Nonostante la stanchezza e la fatica per mettere in piedi una piccola Woodstock di casa nostra, i protagonisti di questo libro non si lasciano mai prendere dallo sconforto, non mollano mai. E tutti i loro sforzi verranno ripagati alla fine: un riscatto e una soddisfazione che non potranno mai più dimenticare. C’è tanto umorismo in Festival Maracanã, sembra quasi di assistere a una commedia all’italiana (la scena della confessione di gruppo davanti al prete è a dir poco esilarante). Vito Ferro, classe 1977, è nato a Torino, città in cui si è svolto realmente il Festival Maracanã, organizzato dallo stesso scrittore insieme a un gruppo di amici di lunghissima data: “Sono state due edizioni incredibili, faticose, piene di imprevisti. […] Avevamo a disposizione pochissimi soldi, ma tantissimo entusiasmo”. Quindi adesso tocca a voi indovinare quali vicende del libro sono accadute davvero e quali invece sono solo “il frutto della mente malata” dell’autore.


  2. Michael – Jermaine Jackson

    ottobre 17, 2012 by La Vyrtuosa

    michael

    La mia recensione su Mangialibri:

    “Cominciò tutto il giorno in cui scoprimmo le nostre voci, al lavello della cucina”. Mentre le stoviglie venivano lavate e asciugate, i fratelli Jackson intonavano, insieme a mamma Katie, Cotton Fields, una vecchia canzone delle piantagioni. Da quel motivetto passarono a cantare i pezzi di James Brown, e dopo si aprirono le porte del successo. Niente giochi, niente uscite con gli amici, niente feste per i piccoli di casa Jackson, ma solo giornate a provare canzoni e coreografie sotto la guida del padre-padrone Joseph. Negli anni Sessanta, fu questa la vita dei Jackson 5, il gruppo che scalò le classifiche musicali con I want you back e I’ll be there. Tra i fratelli di Gary, nell’Indiana, c’era un piccolo fenomeno che non sapeva ancora quanto avrebbe rivoluzionato il mondo della musica pop: Michael. Era un bambino che imitava gli adulti, l’unico che “scrutava le emozioni sui volti delle persone con la stessa puntigliosa precisione che dedicava allo studio della musica e della danza”. Oltre ad avere incredibili doti vocali, Michael era interessato all’aspetto scenico dell’interpretazione, tanto da passare ore davanti alla tv, osservando i suoi idoli James Brown e Fred Astaire. Era il vero frontman dei Jackson 5. Ma dopo anni in tour con i fratelli, giunse il momento di provare a fare qualcosa di nuovo: a 21 anni, Michael decise di assumere il controllo della sua vita. Nel 1982 uscì Thriller, l’album che rimase trentasette settimane in vetta alle classifiche e che segnò la sua incoronazione a re della musica in tutto il mondo. La grandiosità del “moonwalk”, il passo della luna, copiato dai ballerini di strada, sarà per sempre il suo marchio di stile. Qualcosa, però, iniziò ad andare storto: problemi di salute, accuse e ricatti segnarono inesorabilmente il lento declino di Michael Jackson…

    È una biografia ricca di dettagli, quella scritta da Jermaine Jackson, fratello di Michael. Un libro necessario per comprendere la vita di una delle più grandi popstar del mondo, con tutte le sue verità e i suoi retroscena. Un libro che ripercorre l’intera storia di una famiglia dagli anni ’50 fino al 2009, e che rende onore alla vita di un bambino “che iniziò, come qualsiasi altro, con un sogno impossibile”. Un sogno che riuscì a realizzare con determinazione e tenacia, nonostante le difficoltà, i problemi fisici (era affetto da vitiligine, lupus e soffriva di forti mal di testa a seguito di un incidente durante lo spot della Pepsi), le accuse di molestie sessuali nei confronti di alcuni dei bambini che frequentavano Neverland, l’immensa residenza di Michael, un vero parco divertimenti che molti però ormai percepiscono come un inquietante teatro di abusi su minori. “I giornali hanno sempre ignorato i genitori preferendo costruire l’immagine del rapporto esclusivo che Michael aveva con i bambini invece della sua relazione a tutto tondo con le famiglie. Nessuno ha mai accennato al fatto che le famiglie di Marlon Brando, Tommy Hilfiger, Chris Tucker, Kirk Douglas […] erano visitatrici abituali, ma immagino il pensiero di bambini non accompagnati come unici ospiti solleticasse di più la fantasia”. Michael tentava di ricreare l’infanzia, quell’infanzia che gli era stata negata in cambio di un futuro unico e ineguagliabile. Jermaine ha dato risposta a tutti i dubbi che ruotavano intorno al fratello e che riguardavano lo sbiancamento della pelle, il timore di contrarre qualche malattia attraverso l’aria che respirava, la dipendenza dal Demerol, il rapporto con Lisa Marie Presley, il processo in cui fu assolto, la morte avvenuta in circostanze poco chiare. Tanti piccoli pezzi di un puzzle per comprendere la storia, le manie e l’immensa solitudine di una grande star. Leggendo il libro, che contiene anche una serie di fotografie, vi verrà voglia di andare su Youtube e cercare i video dei primi concerti con i fratelli, delle performance dal vivo e dell’intervista che rilasciò a Oprah Winfrey nel 1993, dopo 14 anni di silenzio, in cui dichiarò: “Ci sono momenti nei quali vorresti essere uno sconosciuto e fare le cose che fanno le persone normali”. Ma le persone normali, caro Michael, non diventano leggenda.


  3. Mala Suerte – Marilù Oliva

    ottobre 16, 2012 by La Vyrtuosa

    mala-suerte

    L’unico modo per accettare l’umanità sarebbe digerirne la miseria, eppure non ce la faccio, mi abbandono alla condizione cui siamo sottoposti e soccombo.

    ***

    Io, Elisa Guerra detta La Guerrera, giornalista pubblicista, a breve laureata in criminologia, lottatrice per definizione, capoerista vincitrice degli ultimi campionati ma, dentro, sconfitta per destinazione, devota alla musica salsa e a pochi altri piaceri effimeri figli morganatici del corpo, nichilista, siciliana per natali ma bolognese di adozione e per ora senza patria, misantropa e refrattaria all’amore, dovrei andare a lavorare nel luogo più strampalato che esista, un’agenzia matrimoniale?

    Eccola, La Guerrera, che invece di diventare l’assistente della sua amica Catalina nell’agenzia per incontri, si mette sulle tracce dell’assassino che ha ucciso, con una dose eccessiva di cloroformio, una vecchia signora, rubandole tutti i soldi. Omicidio al quale poi si aggiungerà quello delle bellissima ballerina di salsa, Alyssia Romer, uccisa e poi deturpata proprio nell’agenzia di Catalina.

    I ritmi caraibici si faranno sempre più forti, in quella Bologna vissuta da giovani gang di latinos che trascorrono le notti a picchiare, rubare soldi e lettori mp3 e divertirsi con orrendi riti di sangue. Elisa conosce bene l’ambiente, frequenta le salsere e sa che con i delinquenti sudamericani non si scherza. Mentre cerca di mettere ordine nella sua vita, trovare un lavoro dignitoso (che non preveda scrivere articoli per una rivista che si occupa di wc, né vendere un aspirapolvere con il metodo imbroglia-allocchi) e terminare la tesi, La Guerrera aiuta l’ispettore Basilica nelle indagini, scoprendo un mondo fatto di abusi e violenze.

    Mala Suerte è un noir. Ma un noir che non tralascia l’umorismo e i temi d’attualità. Un noir che mostra la debolezza di alcune donne e la forza di tante altre. C’è spazio per le autopsie, per i balli a ritmo di merengue, per il sesso fatto con il cuore e con la mente, per i ricordi e per le speranze. E per discutere di mala suerte, di sfortuna, di accidenti che ci capitano solo per una mescolanza di casualità e volontà. «Non possiamo fregarcene con l’alibi che tanto è sempre colpa del Destino», dice La Guerrera, atea convinta e massima esperta di Divina Commedia. “Quando La Guerrera è in difficoltà è solita appellarsi a Dante Alighieri e ai cento canti che è stata costretta, da ragazza, a imparare a memoria”.

    Come si fa a non amare una tale forza della natura, una donna che cade tante volte, ma che riesce sempre ad alzarsi senza neanche troppi graffi? Amando La Guerrera, amerete Marilù Oliva, che con la sua scrittura vivace vi terrà incollati fino all’ultima pagina di questa avventura con la quale termina la trilogia (i libri precedenti sono ¡Tú la pagarás e Fuego).

    Da leggere sorseggiando un bicchiere di rum e ascoltando in sottofondo Mi chiquitita di El Medico & Rigo De Topaz Sound*

    *Nel romanzo sono presenti numerosi riferimenti musicali della scena latina, scegliete la vostra canzone preferita e buona lettura! (Anche solo per curiosità, cercate i brani su youtube: parola di non una non-appassionata di musica latino-americana ;) )


  4. Con la velocità dell’estate – Julia Schoch

    ottobre 8, 2012 by La Vyrtuosa

    Con la velocità dell'estate

    La mia recensione su Mangialibri:

    “Prima che mia sorella si togliesse la vita a New York o, come dicono gli ignari, fosse morta lì per caso, avevo in testa sempre la stessa immagine di lei”. Una donna inflessibile e orgogliosa, una moglie e una madre sempre presente quasi fosse una legge. E, come una legge, accettava e rispettava quella condizione senza discutere. Ma nel cuore di quella donna c’era posto per un altro uomo, il soldato, come lo ha chiamato per tutta la vita. Andava ancora a scuola quando lo conobbe: in una sala da ballo i loro occhi si erano incrociati e in un campo umido e fangoso i loro corpi si erano amati. Non erano tempi facili in quella base militare dismessa dell’ex Germania Est, sulla baia di Stettino, una lingua di terra scarsamente abitata in cui per anni si sono visti soldati tra le vie e guerre simulate. Per lo stato socialista era un vantaggio strategico: sotto il verde della fitta boscaglia era possibile nascondere carri armati, pezzi d’artiglieria pesante e gli spari delle esercitazioni. Quei luoghi hanno visto scatenarsi la passione tra una donna quasi senza destino e un soldato ancora impetuoso. Fino all’ultima volta, fino all’ultimo bacio. La calma apparente verrà spezzata da una tragica decisione presa con la velocità dell’estate, una decisione che non ammetterà ripensamenti.

    Ricordi d’infanzia e riflessioni sul tempo. Julia Schoch ci racconta la storia della sorella attraverso i momenti più importanti della sua vita, momenti che – forse – l’hanno costretta a suicidarsi lontano da casa. Come si viveva in un paese all’interno di quel socialismo reale che, con la caduta del comunismo, ha visto sgretolarsi un progetto pieno di aspettative? “Il mondo del socialismo aveva ridimensionato i sogni. Un appartamento ben arredato, un po’ di distrazione nella routine quotidiana, qualche lacuna in una vita preconfezionata”. I rapporti tra la gente erano sempre vincolati dalla situazione politica, che uniformava persino i più piccoli gesti durante la giornata. Come molti, anche la sorella dell’autrice aveva avuto fiducia in un futuro diverso, bastava aspettare e infilarsi al momento opportuno nell’ordine del mondo. Julia Schoch riporta in vita le – presunte – emozioni della sorella, le sue scelte, il suo amore per il soldato, senza commettere l’errore di giudicare e rendere vano il tentativo di scoprire un mondo a lei così vicino, ma nello stesso tempo così lontano. La potenza della scrittura e la rievocazione delle immagini sono i punti di forza di questo romanzo, di questo flusso di coscienza che si pone su quella linea sottile tra la vita e la morte.

    L’autrice ha ricevuto numerosi riconoscimenti per le sue opere di narrativa e Con la velocità dell’estate ha fatto parte della short list del Premio della Fiera del Libro di Lipsia.


  5. Chi è morto alzi la mano – Fred Vargas

    settembre 5, 2012 by La Vyrtuosa

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    «Nella merda come siamo tutti e tre, riusciremo senz’altro a coronare la nostra rovina».

    ***

    Tre studiosi di storia alle prese con la scomparsa della vicina di casa. Un paleoarcheologo, un medievista e un contemporaneista alla ricerca della verità. Mathias, Marc e Lucien si ritrovano a dover fare i conti con il passato e il presente di Sophia Siméonidis, ex cantante lirica, che scompare improvvisamente senza lasciare traccia. Una mattina Sophia si sveglia e nota qualcosa di diverso nel suo giardino: un albero. Da dove è spuntato? Chi è stato a piantarlo? Perché nel suo giardino? Decide di chiedere aiuto ai nuovi vicini di casa, a quei tre giovani che non fanno altro che stare sui libri tutto il giorno e che – si vede da lontano – sono del tutto nella merda economicamente. Partono le indagini sull’albero misterioso. I tre evangelisti, come vengono chiamati dal vecchio Vandoosler, zio di Marc ed ex commissario di polizia, dovranno scoprire chi ha piantato quell’albero e, soprattutto, sperare che proprio là sotto non sia finita la stessa Sophia.

    Il libro perfetto per un week end di pioggia. Impossibile non restare affascinati dai tre evangelisti, dalla loro arguzia e dai loro dialoghi che sono una combinazione perfetta di ironia e intelligenza. Fred Vargas è un’eccellente maestra nel presentarci con eleganza personaggi unici, dalle carateristiche indimenticabili. E infatti io non dimenticherò mai Lucien, lo storico della Grande Guerra, che esprime le proprie opinioni senza mezzi termini, a volte anche bruscamente. Ma è il personaggio che mi ha conquistata con la sua determinazione e il suo umorismo. Lucien crede di essere sempre in guerra e non fa altro che stringere alleanze e osservare il nemico: «Prevedere le mosse dell’avversario, amico mio, il segreto della guerra è tutto qui».

    Chi è morto alzi la mano è il primo libro di una trilogia che ha per protagonisti i tre evangelisti. Aspetto il prossimo week end di pioggia per leggere il secondo e ritrovare il mio adorato Lucien.

    ***

    Lo ammetto, ho un serio problema che può essere riassunto solo così:

    Problema


  6. I grandi reporter. Piccola conferenza sul giornalismo – Florence Aubenas

    settembre 3, 2012 by La Vyrtuosa

    i_grandi_reporter

    La mia recensione pubblicata su Mangialibri:

    «Quando partii per Baghdad, nel dicembre 2005, sapevo bene di correre un rischio. Due giornalisti francesi erano già stati presi in ostaggio in quel periodo, un italiano e un inglese erano stati catturati a loro volta e uccisi. Io difendo la posizione secondo la quale i giornalisti devono continuare ad andare in questi paesi malgrado il pericolo». Florence Aubenas, giornalista de Le Nouvel Observateur, racconta i suoi reportage e le sue esperienze nel mondo del giornalismo davanti a una platea di ragazzi. Spiega cosa significa essere un inviato di guerra, sempre con lo zaino pronto per la partenza, la paura e la perdita di speranza quando capita di essere rapiti e rinchiusi in celle strettissime con una temperatura che sfiora i 50 gradi, l’amore per un mestiere che – nonostante i rischi – si continua a praticare con lo stesso entusiasmo del primo giorno. Florence Aubenas ha fatto una scelta tanti anni fa: scrivere. Raccontare le guerre e i massacri avvenuti in Ruanda, in Kosovo, in Afghanistan. E mettere da parte tutto il resto, la famiglia, i figli, gli affetti. «Questo mestiere era diventato più forte di me, aveva invaso tutta la mia vita».

    Proprio come si legge nel sottotitolo di questo libro, ci troviamo di fronte a una piccola conferenza sul giornalismo. Florence Aubenas, classe 1961, possiede un forte carisma che le ha permesso di rispondere alle domande di alcuni giovani studenti e aprire così un interessante dibattito sul futuro del giornalismo. Ci tiene a precisare che tutti i reporter sono giornalisti, ma non tutti i giornalisti sono reporter. Questi ultimi sono “specialisti dell’inatteso”, che conducono sicuramente una vita più avvincente. Ma nello stesso tempo, devono fare i conti con le pressioni politiche e le questioni economiche. La giornalista risponde con schiettezza e senza giri di parole ai ragazzi sempre più incuriositi da questo lavoro, che da sempre è in grado di affascinare i più giovani. Interessante, poi, la postfazione di Paolo Barbieri, in cui viene affrontata la crisi del giornalismo che deve fare i conti con i social network, con il villaggio globale nel quale ormai tutti sanno tutto di tutti, e con gli alti poteri politici, sindacali ed economici. I giornali hanno davvero i giorni contati? «Fino a quando ci saranno giornaliste e giornalisti come l’inviata di Libération e Le Nouvel Observateur, rimasta oltre 157 giorni ostaggio dei suoi rapitori in Iraq, c’è speranza che il cronista resti il watchdog, il cane da guardia del potere e non quello di compagnia come troppo spesso accade».