1. Datemi uno Zenfone, una playlist anni 90, e mi farete felice

    aprile 24, 2015 by La Vyrtuosa

    musica

    A volte mi domando come facciate a camminare per strada senza musica nelle orecchie. O a lavorare senza il supporto di un paio di auricolari che vi sparino giri di chitarra a tutto volume. Per non parlare di quando correte ascoltando solo il suono del vostro affanno respiro e dei vostri passi sull’asfalto. E i clacson delle auto. E i discorsi delle due sciure davanti che fanno 3 minuti di corsa e 20 di chiacchierata. Ok, ammetto di essere famosa per un utilizzo sfrenato di auricolari, ma non sempre ci faccio passare la musica: volume a zero e ricezione massima dei discorsi degli adolescenti sono il mio pane quotidiano, nonché grandissima fonte d’ispirazione per il lavoro e per la vita, in generale. Io mi sento sempre una di loro: 30 anni fuori e 16 dentro.

    Nonostante ciò, dopo aver ascoltato per 15 minuti quanto è stronza quella di matematica, quale sia l’ultimo oggetto leccato da Miley Cyrus e quante sfumature di suono possa avere un limone duro all’interno di un tram (c’è una bella acustica nei tram, io ci farei dei concerti), rimetto il volume al massimo e addio. Perché è tutto bellissimo, i rumori della città, le risate dei bambini, lo zampettare di qua e di là per raggiungere almeno quota 10 km, ché se no Runtastic ti manda la notifica “Questa settimana hai fatto solo 2 attività, non meriti di stare al mondo”,  i litigi tra innamorati, gli uccellini che cinguettano nel parco, ma io preferisco i No Fun At All nelle orecchie. Sempre. Evidentemente sono una brutta persona, ma almeno ascolto della musica fichissima. E con lo Zenfone 2 di Asus , non solo ascolto musica fichissima, ma la ascolto anche meglio, perché c’è il sistema SonicMaster che rende i suoni super puliti e definiti. Anche quando mi sparo i bassi di Night (Cut the crap) di Etienne de Crécy. Ve l’avevo detto che ascoltavo musica fichissima, no?

    Tra l’altro, la riproduzione dei brani è pazzesca anche senza auricolari: io amo ascoltare la musica con le cuffiette, però mentre sto facendo la doccia o mettendo il fard non sono proprio il massimo della comodità. Quindi, vado di altoparlanti integrati e di balsamo per capelli. Sì, sono di quelle che si portano il cellulare anche in bagno. Tipo che mi faccio la doccia e metto la playlist Capodanno anni 90 a tutto volume. L’acqua scorre, e le note tamarre pure. Una cosa che mi rende molto felice è poter capire subito che brano ci sia nell’aria, senza dubitare tra King of my castle e Let a boy cry. È inutile fare le facce schifate, le ascoltavate anche voi nella vostra cameretta piena di poster.

    E, comunque, quando mi porto lo Zenfone in bagno, appoggiandolo sulla superficie più stabile di tutte come il barattolo di crema corpo idratante-vellutante-riducente-assorbituttoilgrassodelmondoamen, riconosco tutti i 208 brani della playlist a primo colpo, perché il suono arriva forte e chiaro, non si sente nessun fruscio e il volume messo al massimo mi rende pienamente soddisfatta della mia ineccepibile cultura musicale. Immaginatemi così, con i capelli pieni di schiuma a cantare la dance più bella della storia della dance e a non scivolare nella doccia del mio mini-monolocale.

    Inoltre, a meno che il cellulare non sia già ai minimi storici in fatto di batteria, come già detto qui, potete stare tranquilli e prepararvi senza il rischio di non avere il giusto sottofondo musicale. La batteria dello Zenfone non si scarica neanche dopo aver ascoltato l’intera discografia di Marilyn Manson. Una vera gioia per la mia vicina di casa.

    Giulia De Filippo zenfone asus

     


  2. La mia batteria è più lunga della tua. Grazie ad Asus Zenfone 2

    aprile 17, 2015 by La Vyrtuosa

    Asus Zenfone 2 batteria

    Se c’è una cosa che mi mette più ansia dell’aver finito l’acqua in casa e di non essermi depilata prima di andare in piscina, è la batteria del cellulare scarica. Sono consapevole di avere un problema con le percentuali indicate dalla piccola pila sullo schermo: per me la morte inizia ad arrivare già verso il 65%. Faccio un rapido calcolo mentale: un paio di telefonate, 124 messaggi su WhatsApp ancora da leggere e ai quali rispondere, le notifiche di Facebook sulla sagra della salsiccia, un selfie da pubblicare con almeno 25 hashtag, la corsa dopo il lavoro con tanto di musica nelle orecchie e Runtastic pronto a monitorare chilometri, ritmo medio e pendenza della strada. E se il telefono si spegne proprio mentre sto facendo gli ultimi due chilometri a 5’40’’, senza che possa dimostrarlo all’internet e ai futuri nipotini? Io solo a scrivere una cosa del genere ho un calo di pressione, ve lo dico.

    Adesso però posso finalmente scongiurare svenimenti e attacchi di panico, perché con lo Zenfone 2 di Asus posso fare e pubblicare sempre tutto ovunque. Un’altra vita, davvero. Negli ultimi mesi sono stata capace di uscire con ben tre carica batteria esterne, pur di stare tranquilla. Non uno, TRE. Ho dovuto addirittura fare spazio nella borsa, togliendo la piccola pochette con i trucchi di emergenza, ché non si sa mai, metti che non torni a casa a dormire, devi andare a una cena all’ultimo momento, vuoi passare da Mercoledì Addams a Rihanna con un paio di spennellate di fard. Tutto può succedere. E a me è successo di uscire senza neanche un rossetto, pur di avere un posticino in più in borsa e qualche tacca in più sul cellulare. La batteria dello Zenfone 2 mi garantisce “oltre 28 ore di conversazione e 13 giorni di stand by”. Tutto vero, raga, tutto vero. Da quando lo uso, l’ho ricaricato pochissime volte, pur tenendolo quasi sempre connesso, soprattutto con il wifi sia al lavoro, sia in casa.

    Al di là della vita sui social che mi prende buona parte della giornata e – come già detto – della batteria, avere un cellulare sempre carico è una sicurezza. Anche solo per chiamare un taxi la sera tardi o vedere su Google Maps la strada da fare per il California Bakery più vicino.

    Quando siete proprio nella disperazione più totale, Zenfone 2 viene in vostro soccorso con un’altra pozione magica, ovvero il risparmio di energia. Avete ben tre opzioni:

    1. Risparmio energia massimo

    Per ottimizzare la durata della batteria limitando le prestazioni del dispositivo e i dati di background. Alcune app potrebbero non aggiornarsi, ma ce ne faremo una ragione.

    2. Ottimizzato

    Per ottimizzare le prestazioni del dispositivo e la durata della batteria. È quello che utilizzo di più ed è già un fedele alleato.

     3. Personalizzato

    Per personalizzare il risparmio energetico per scenario. Da qui è possibile controllare le applicazioni che usano notifiche di tipo push come Email, Facebook, WhatsApp, Messenger e Skype. Una cosa molto importante: se volete davvero evitare inutili sprechi di batteria, provate a ridurre la luminosità. Funziona.

    Inoltre, c’è questa tecnologia BoostMaster che permette di ricaricare subito il 60% della batteria in soli 39 minuti: una bomba! Io in 39 minuti non riesco neanche a farmi la doccia e ad asciugarmi tutti i capelli.

    Quindi, se devo dire la caratteristica più importante di un telefono, per me è la batteria. Forse è questa l’età adulta, avere la possibilità di stare tranquilla con un cellulare sempre pronto ad aiutarti, a supportarti e a non farti annoiare in quei 3 minuti e mezzo di attesa per la prossima metro.

     

     


  3. Regalone di Asus: il nuovo Zenfone 2

    aprile 11, 2015 by La Vyrtuosa

    Sapete qual è la cosa più bella che possa accadervi mentre state lavorando intensamente, insieme a un coro di parolacce e a un altro di sbuffi intensi e frequenti? Ricevere un pacco. Anzi, ricevere un pacco con un regalo figo. Bisogna smetterla con questa storia che basta il pensiero. No, il pensiero deve essere figo, appropriato, entusiasmante. Per quanto mi riguarda, tutto questo può essere benissimo incarnato da un anello con il tastino del caps lock. Io uso  frequentemente il caps lock, almeno due parole su cinque sono in maiuscolo: l’intenzione non è quella di urlare, bensì ribadire meglio il concetto. Comunque, due giorni fa ho ricevuto un regalo ancora più ommioddiostasuccedendoveramente: Asus mi ha portato in dono il nuovo Zenfone 2. Non proprio il Signor Asus in persona, ma l’omino delle consegne metta due firme, una qui e una qui. Tra l’altro era un pacco gigante (potrebbe essere una cit., vedete voi), che conteneva uno scatolino piccolo quanto basta per farmi lanciare urla di gioia, oltre al quaderno degli appunti e ai fogli sulla scrivania.

    Asus Zenfone 2

    Ho notato subito le dimensioni: è un telefono più grande e leggermente più pesante rispetto ai soliti noti, ma allo stesso tempo è comodo e maneggevole, non vieni assalito dall’ansia che ti possa scivolare e cadere a terra. È semplice: ha pochi tasti da usare. È grande, ma sobrio: tutto nero come i veri dress code, 5,5 pollici di schermo, lucido e brillante davanti e soffice e gommato dietro. È funzionale: al centro della cover posteriore ha un tasto per regolare il volume, oppure per scattare una foto, che il più delle volte è un selfie, lo sappiamo tutti. È molto resistente, comodo (ha uno spessore di soli 3,9 millimetri) ed ergonomico: fondamentale per chi come me cammina sempre con il cellulare in mano, ma poi deve tirare fuori il burro di cacao o prendere le chiavi di casa con la sola forza dell’altra mano libera. Grandi giochi di prestigio con lo Zenfone 2, amici! Tutto questo perché nel momento in cui metto il telefono in borsa, mi arrivano nell’ordine: 12 notifiche di fb, 20 cuoricini su Instagram, un paio di retweet di foto pubblicate nel 2009 su Twitter, 5 telefonate della mamma che “Ma perché non rispondi mai? Il computer si è bloccato, che devo fare?”. Come tutti i figli smanettoni, anch’io nasco tecnico di pc per amici e parenti.

    Asus Zenfone 2 retro

    Avevo già provato il primo Zenfone e mi ero trovata bene, mi piace il design dalle linee pulite ed eleganti e lo schermo bello lucido, che resta tale e quale anche se lo tocchi con le dita unte di cibo che hai dimenticato di instagrammare.

    Insomma, adesso ho in mio possesso un altro piccolo strumento del demonio tutto da scoprire. Se avete bisogno di altre informazioni sullo Zenfone, chiedete pure. Se vi si impalla il pc, chiamate un tecnico. Quello vero.


  4. Aperitivo da #cityrunners smaltito con le nuove adidas Ultra Boost

    marzo 5, 2015 by La Vyrtuosa

    cityrunners

    In genere, quando la sera finisco di lavorare ho voglia di fare solo due cose:

    1. Andare a correre.

    2. Caricare una nuova playlist nel lettore mp3. E poi andare a correre.

    Qualcuno penserà che sia meglio restare a lavorare, ok, ma è inutile fare i passivo-aggressivi con me, CHIARO?! Tanto non attacca. E comunque, c’è una un’altra cosa che mi piace fare dopo il lavoro: gli aperitivi. Mercoledì 18 febbraio tutti i #cityrunners sono stati convocati all’Happy Hour di SanVittore, che non è il carcere dal quale sapremmo come scappare con uno scatto a 4’30″, ma un lounge bar in viale Papiniano con tantissimi divanetti super comodi per chi ha il ginocchio in fiamme o la sciatalgia come +1 in lista. Un locale che, oltre al normale aperitivo, il mercoledì prepara anche diversi piatti vegetariani a base di verdure, cereali, legumi. Credo sia stato scelto da adidas per farci sentire meno in colpa per l’allenamento serale saltato. Certo.

    Sento già il rumore dei vostri pensieri: “Eh, ma siete stati lì a parlare tutto il tempo di corse e gare”. Sì, ma dovreste vederci parlare di corse e gare davanti a uno spritz e a un vodka lemon, e poi anche dell’ultimo concerto visto e del nuovo colore di capelli che vorremmo farci. Il tutto mentre eravamo impegnati a chiederci se cinque focaccine ricoprissero il fabbisogno giornaliero di carboidrati, o se fosse necessario aumentare la dose nel piatto. La corsa vi sta già piacendo, vero? State pensando a che scarpe prendere per iniziare a saltellare e smaltire l’all you can eat dell’altra sera, lo so.

    Ho qui la risposta per voi: adidas Ultra Boost. Sono le nuove scarpe ricevute in dono per far contenti i piedi e gli occhi dei #cityrunners. Perché, oltre a essere leggere (268 grammi) e ammortizzanti, sono delle scarpe fighe. E soprattutto noi donnine sappiamo bene che è molto raro trovare scarpe comode e fighe. Queste hanno una forma affusolata e dei colori che stanno bene con tutto: Ultra Boost is the new black, tanto per capirci. Non ho fatto passare neanche 24 ore per provarle, le mie Ultra Boost dovevano toccare il suolo di Porta Genova e dei Navigli, sentire l’asfalto che sarà l’altra metà del loro cuore carico di energia. L’intenzione era quella di fare non più di 8 km, visto l’orario e la caviglia malconcia. Alla fine ne ho fatti 16 perché era impossibile fermarsi, perché non avevo voglia di tornare a casa e, soprattutto, perché mi stava piacendo sentire i miei piedi abituarsi alle nuove scarpe da running.

    Se doveste decidere di provarle, poi fatemi sapere come vi siete trovati. Davanti a uno spritz, ovviamente.

    adidas ultra boost

    [Questo post fatto di focaccine e Ultra Boost è stato pubblicato nel sito ufficiale dei #cityrunners]  


  5. #Cityrunners in prima linea alla Blood Runner di Roma

    ottobre 2, 2014 by La Vyrtuosa

    Venerdì 19 settembre, mentre tornavo a casa a un orario molto gggiovane ma non troppo come le 2 di notte, ho incontrato un’amica che non vedevo da tempo. Dopo un giro di squittii vari, che solo noi femmine sappiamo fare quando cerchiamo di raccontarci le news degli ultimi cinque mesi in tre minuti e mezzo, abbiamo avuto il seguente scambio di battute:

    - Cosa fai nel weekend?

    - Eh, domani mattina vado a Roma.

    - Scommetto che vai a correre.

    Ecco, io qui vorrei chiudere il sipario immaginario, girarmi e andare via. Perché ormai la gente sa tutto di me. Sono consapevole di pubblicare tanto sui social, e che in una settimana tipo il mio piano editoriale su Facebook si compone di 12 foto di quando corro sul Naviglio, 5 attività di Runtastic e 3 post di lagne per qualche dolore dovuto all’anzianità. Però questa cosa che tutti, ma proprio tutti, anche quelli che non conosco, sanno quanti chilometri ho macinato il giorno prima (true story alla Festa della Rete), un po’ mi stupisce e un po’ mi fa ridere. Inizio a sentire una certa responsabilità nei vostri confronti.

    Comunque. Sì, sabato mattina ho preso il treno per raggiungere la Capitale e partecipare domenica 21 settembre alla Blood Runner, la manifestazione sportiva che ha l’obiettivo di dare un contributo al raggiungimento dell’autosufficienza di sangue nel Lazio, promuovendo così la cultura della donazione. Ho condiviso questa avventura con tre super sportivoni: Danilo Goffi, numero uno del running, Rossana Cuoccio, tra le migliori #cityrunners in circolazione, e Pietro Zarlenga, runner e guida spirituale in maglia adidas.

    Il nostro weekend romano è iniziato sabato pomeriggio nel punto vendita LBM Sport (via Tuscolana, 187), specializzato in running e in accoglienza calorosa all’ennesima potenza. In occasione del Boost Experience Tour 2014, Rossana ed io ci siamo ritrovate nei panni delle Signorine adidas, con tanto di tenuta ufficiale che ha fatto letteralmente impazzire le quote rosa presenti nel negozio. Il pomeriggio è passato tra foto di rito, selfie, chiacchiere con i runners de Roma, consigli su quale tipo di adidas acquistare in base agli allenamenti e alle performance, elenco di tutte le gare alle quali sarebbe bello partecipare da qui al 2020. Fortunatamente avevamo a disposizione un vassoio pieni di biscotti per i cali di zucchero. Parlare di corsa, sport e gare fa bruciare calorie, ve lo assicuro.

    Cityrunners LBM Sport Roma

    Cityrunners LBM Sport Roma

    Fa bruciare così tante calorie che alle 20.30 ci siamo ritrovati tutti da Er Podista a mangiare pizza, baccalà, fiori di zucca fritti, supplì, la frutta no perché gonfia. Sono arrivata all’età di 28 anni senza sapere che sapore avesse il baccalà fritto. Adesso lo so, e vorrei mangiarlo ogni santo giorno. Abbiamo conosciuto Mimmo, il proprietario, che con tutta la sua pacatezza ha raccontato: “Non è facile conciliare lavoro e allenamenti, però quando decido di andare a correre, punto la sveglia alle sette, e non c’è nulla che mi fermi. Adesso sto preparando tre-quattro mezze“. Mimmo ha 65 anni. E si allena per fare gare di 21  km. Signori, questa è la corsa. Come si fa a non stimare una persona così tenace, che continua a seguire la sua più grande passione con quell’entusiasmo che solo gli sportivi – e i runners pazzi – dimostrano al primo sguardo? Io dove penso di andare con i miei 10 km? Forse farei meglio a ritirarmi dalla vita sportiva e dalla vita in generale.

    Pizzeria Er Podista Roma

    Cityrunnera da Er Podista

    Ecco che arriva il giorno della gara, io ho ancora in testa le parole di Mimmo, e sono carica come una molla, nonostante l’umidità e il caldo già alle 7 di mattina. Si parte dal Gianicolo, uno dei tanti posti meravigliosi di Roma. Prima di iniziare a correre, io Rossana e Danilo ci spariamo una quindicina di selfie, veniamo intervistati e facciamo conoscere il mondo dei #cityrunners anche nella Capitale. Perché tutti devono sapere quanto ci piace correre nella squadra di adidas e quanto ci piace correre per sostenere una manifestazione così importante.

    Cityrunners alla Blood Runner

    Cityrunners intervista Blood Runner

    Vittime di un’intervista pre-gara. L’ANSIA.

    Blood Runner a Roma

    Cityrunners Boost Experience Tour 2014

    Cityrunners e Danilo Goffi alla Blood Runner Roma

    Carichi prima di spararci 8 km.

    Siamo pronti per affrontare questi 8 km di gara (competitiva e non). Io, però, non sono pronta per affrontare un percorso che mi lascia a bocca aperta: Villa Pamphilj non è un parco, è un sogno. E lo dico con tutta la consapevolezza di chi ha affrontato correndo salite killer sotto il sole e schivato buche di ogni dimensione. Una versione di Giochi senza frontiere per runners, circondati da chilometri di verde e alberi secolari. Avrei voluto fare duecento foto, ma purtroppo sono riuscita a farne solo centoventi. La prossima volta mi impegnerò di più (a fare foto, non a correre).

    I vincitori della Blood Runner ce li abbiamo solo noi: Danilo, primo classificato per la gara competitiva, e Pietro, per quella non competitiva. Io e Rossana abbiamo avuto l’onore di consegnare i premi ad alcuni vincitori. È stato il nostro momento di gloria: sul palco eravamo noi, i campioni e Miss Simpatia con tanto di fascia. La prossima volta voglio anch’io una fascia, una roba che ispiri fiducia nel prossimo, qualcosa tipo “Miss Runner domani”.

    Cityrunners e Danilo Goffi alla Blood Runner Roma

    I campioni della Blood Runner.

    Cityrunners e Danilo Goffi alla Blood Runner

    Adesso passiamo al commento tecnico della gara:

    1. Percorso meraviglioso. E abbiamo visto solo 1/4 del parco.

    2. Organizzazione perfetta dall’inizio alla fine. Nei punti più “a rischio” erano presenti dei ragazzi che tutelavano la nostra carriera di runners. Non finirò mai di ringraziarvi.

    3. Verde, tantissimo verde. Così tanto che è diventato il mio colore preferito.

    4. Ho corso tutto il tempo con il naso all’insù, senza ascoltare musica e senza controllare il ritmo medio. Ogni tanto ci vuole, e questa è stata l’occasione giusta per concentrarmi solo sul panorama e ascoltare i commenti dei vicini in puro romanesco style.

    5. Umidità da Sud Est asiatico. Ma in fondo Milano e Parma mi hanno abituata bene.

    6. Ristoro a base di crostatine all’albicocca e brioche. Perché il recovery meal è il pasto più importante della giornata, come sostiene una ricerca condotta dall’Università di Harvard.

    7. Fighi pazzeschi a ogni chilometro. Questo è un dettaglio fondamentale per chi, come me, ha degli obiettivi da raggiungere (Roma 1 – Milano 0).

    Conclusione: a quando la prossima corsa a Roma? 

    Sono passati dieci giorni, io sono ancora in piena saudade, tanto da organizzare un weekend romano il prima possibile. E nel mio percorso ci saranno sicuramente LBM Sport per un saluto agli amici runners, una tappa (anche più di una) da Er Podista per fare il pieno di energia e calorie, e una volata sulla terrazza del Gianicolo per riempire gli occhi di gioia e le gambe di acido lattico. Poi per riprendermi, andrò a fare un giro a Trastevere, come mi ha insegnato Pietro. E magari ci resto, perché come disse Gilbert Keith Chesterton:

    È insensato andare a Roma, se non si possiede la convinzione di tornare a Roma.

    Cityrunners a Trastevere

     


  6. Piccoli grandi amori alla Milano Fashion Week

    luglio 4, 2014 by La Vyrtuosa

    Immaginate i giorni della Milano Fashion Week. Immaginate che sia la settimana della Moda Uomo. Immaginate di vivere e lavorare in via Tortona. Anche se non vi è mai importato nulla di stili e tendenze e non sapete pronunciare la parola “clutch”, sappiate che trovarsi nella via degli showroom per eccellenza, vi farà cambiare idea molto velocemente. Premetto subito che in fatto di moda sono credente, ma non praticante. O, comunque, praticante a modo mio, grazie al supporto di Mrs. Zara e Mr. H&M. Quando si parla di vestiti, scarpe, borse, accessori, io non capisco più niente, vado in trance, quella vera, che Paul van Dyk non riuscirebbe a farmi raggiungere neanche con un raddoppio dei bpm. Vivere da vicino la Fashion Week mi ha permesso di conoscere più approfonditamente alcuni brand, i loro lavori, le scelte artistiche, perché in fondo di questo si tratta, di arte. Ed è stato bello scoprire nuovi stilisti e designer con un’impronta originale e riconoscibile già dalla prima sfilata.

    Ho avuto la fortuna di godermi questa Fashion Week già qualche giorno prima dello start ufficiale, quando ho iniziato a notare lungo la via un certo movimento di giovani alti, belli e dalle sopracciglia depilate meglio delle mie. Tutti con la sigaretta tra i denti e i book sotto il braccio, alla ricerca della felicità. Tutti provenienti da ogni parte del mondo, Stati Uniti, Germania, Francia, Grecia, per poi approdare su quella spiaggia fatta di passerelle e giochi di luci, che probabilmente i filtri di instagram non sarebbero in grado di riprodurre. Sono stati giorni di sfilate, party e metro piene di modelli. Ho visto l’uomo classico, l’uomo sportivo, l’uomo intellettuale, poi ho visto semplicemente l’uomo figo passare proprio sotto casa mia, con la sua maglietta sdrucita e i jeans vissuti di una vita pari a tre giorni, grazie ai lavaggi chimici.

    In una settimana mi sarò innamorata almeno 70 volte, lasciando soprattutto un pezzo di cuore alla sfilata di LAIFEI (minuto 2). Anzi, ne approfitto per chiedere la lista dei nomi dei modelli e gli eventuali profili sui social, perché anche le mie doti di stalker hanno un limite. Oppure organizzate una Fashion Week per le mezze stagioni – che esistono ancora, basta creare inutili allarmismi di mutamenti climatici, guarda il set di maglioncini di cotone e giacche di pelle sempre pronti a salvarti -, così non devo aspettare mesi e mesi prima di rivedere il mio Principe Azzurro Pantone 0821 U.

    Laifei_Milano Fashion Week

    Sfilata di LAIFEI: prendete e godetene tutti.

    Per l’occasione, il mio futuro marito si è messo nei panni del macadam hippy, di quell’uomo che «ama farsi notare, che gira il mondo, ma che non vuole per questo rinunciare ai suoi look», come spiega lo stilista Mario Dice. A parte che ho dovuto googlare macadam, ma occhei, ci tengo a tranquillizzare Principe Azzurro, dicendogli che può girare il mondo quanto vuole e ricordandogli che le coordinate del mondo sono esattamente tra Porta Genova e via Tortona. La geografia prima di tutto.

    I colpi di fulmini non sono finiti qui, perché non è bene porsi limiti quando si ha una certa predisposizione d’animo del tipo Ella si va, sentendosi laudare, benignamente d’umiltà vestuta. Insomma, quando una è presa bene, senza scomodare troppo Dante. Io mi sono presa una sbandata per l’intero fashion show di Philipp Plein, fatto di fuochi d’artificio, di Theophilus London che fa il cattivo del Bronx sospeso per aria, del djset di Marcelo Burlon con musica un po’ elettronica e un po’ tanto hip hop, di pioggia di squali gonfiabili, palloni e coriandoli. Un party a metà tra la festa delle medie (di quello ricco e figo) e il Capodanno più divertente degli ultimi cinque anni.

    Philipp Plein_Milano Fashion Show

    Philipp Plein voleva augurarvi buon anno in anticipo. E io con lui.

    Mi sono innamorata della nuova collezione di The Bridge, che insieme a Pininfarina ha realizzato una linea di accessori ispirata all’idea di viaggio, poi presentata a Palazzo Cusani. Un viaggio che unisce la passione per la tradizione e gli elementi classici alla praticità dello stile contemporaneo. E poi, diciamocelo, chi non si farebbe una gita fuori porta su un’auto Pininfarina rossa fiammante, con un paio di borse Legacy e un’immensa voglia di avventura? Il Principe Azzurro di cui sopra è invitato al weekend in collina. E so già che le Legacy saranno quattro.

    The Bridge e Pininfarina_Milano Fashion Week

    The Bridge e Pininfarina: viaggiare sicuri, viaggiare fighi.

    Ma, si sa, gli amori di vecchia data tornano sempre alla ribalta. Proprio come al party di Stella McCartney, una delle mie stiliste preferite dai tempi di Chloè. L’ho vista per la prima volta dal vivo, dopo anni e anni di foto sulle riviste e di video su youtube. Sempre più amore per lei e per la collezione primavera 2015 presentata all’Orto Botanico di Brera, nel quale, oltre a servire ottimi spritz, c’era il carretto dei gelati con i gusti nocciola, caramello e ricotta con arancia. Passeggiare in mezzo a scarpe e fiori fa venire fame, Stella non è una sprovveduta e ha pensato a tutto. Ha pensato anche di invitare una guest star come Steven Tyler, perché l’evento non poteva essere troppo bucolico, avevamo bisogno di una sferzata di energia. Sferzata di energia che ho anche deciso di immortalare in una foto, come la peggiore delle bimbeminkia.

    Stella McCartney_Milano Fashion Show

    Grandi amori nati sotto una Stella (McCartney)

    Steven Tyler_Milano Fashion Week

    Steven Tyler mi ha chiesto di fare una foto insieme. Mi dispiaceva dirgli di no.

    Così è finita pure questa settimana della moda, via Tortona è tornata alla sua normalità con un numero più accettabile di modelli per strada, e io mi ritrovo ancora coriandoli in casa e nelle scarpe, un vaso di rose gentilmente offerto da Stella all’Orto Botanico e la speranza di incontrare presto il mio Principe Azzurro. Anche con una maglietta sdrucita e i jeans di una vita fa.